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Priolo, Ciapi e riconversione del polo industriale. Biamonte: “riprendere il discorso lasciato nel 2020”

Il presidente del civico consesso confida nell'istituzione dell'area industriale complessa e spera che il Ciapi possa diventare un "incubatore" del nuovo sviluppo

Una priorità, quella di ripartire a settembre con la discussione della riconversione del polo industriale di Priolo Gagrallo, rilanciando al contempo l’azione del Ciapi per farlo tornare centro di eccellenza. Queste le priorità del presidente del Consiglio comunale di Priolo, Alessandro Biamonte.

Nel 2020 Biamonte ricorda come fosse stato intrapreso insieme con i colleghi della provincia il tour dei consigli comunali Priolo, Melilli e Augusta per discutere sul futuro della provincia. “Purtroppo la pandemia stravolse e blocco il tutto. La priorità per tutti deve essere il lavoro! La salvaguardia e la creazione di nuovi posti di lavoro. A settembre dobbiamo ritornare a parlare continuando quel lavoro iniziato nel 2020.”

Per il presidente del civico consesso di Priolo è necessario aprire un tavolo di confronto per la riconversione industriale del polo petrolchimico di Priolo Gargallo. “Bisogna prevenire, molto prima di trovarsi a curare un malato terminale – dice Biamonte-. L’atto propedeutico di una richiesta decisiva per salvare il Petrolchimico: l’istituzione della cosiddetta “area di crisi industriale complessa”, che dovrà riconoscere il ministero dello Sviluppo economico. Ed è proprio il Mise a definire le aree che riguardano specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. Bisogna attivare tutte le possibili misure di sostegno economico e finanziario, attivando risorse finanziarie comunitarie, nazionali e regionali e individuando le agevolazioni, gli incentivi e gli strumenti finanziari utili alla realizzazione della riconversione industriale.Bisogna portare il tema sui tavoli nazionali per evitare che le difficoltà incipienti possano portare ad una crisi vera e propria e irreversibile del polo petrolchimico di Siracusa che avrebbe anche serie ricadute anche sul sistema industriale nazionale.”

In ballo, come ricorda Biamonte,  ci sono le garanzie occupazionali di circa 7.500 posti a rischio lavoratori, oltre al futuro di un comparto che è strategico per l’economia locale e nazionale. Il Petrolchimico impegna decine di aziende, fra cui alcune multinazionali, 7.500 occupati fra diretto e indotto rappresenta il 37,5% dell’export regionale, pesando per 12 miliardi di fatturato sul Pil della Sicilia.

“Per questo -prosegue – chiediamo un intervento del Governo per convocare un tavolo nazionale che coinvolga i soggetti direttamente interessati e la Regione. Chiediamo di  attivare l’istituzione della cosiddetta “area di crisi industriale complessa”, per mettere in moto tutti quei meccanismi virtuosi al fine garantire la transazione energetica con i nuovi investimenti”

Ed ecco quali dovrebbero essere secondo Biamonte:

Decarbonizzazione ed efficienza energetica – “Ammodernamento del ciclo produttivo mirando alla significativa riduzione delle emissioni di CO2 e della lavorazione di petrolio grezzo per la produzione di combustibili e carburanti tradizionali, con la riduzione della produzione di combustibili e carburanti tradizionali”.

Economia circolare – “Avviamento di un programma di sostituzione delle fonti fossili con materie prime rinnovabili o circolari, che hanno un’impronta carbonica inferiore, permettendo al contempo di innalzare la quota di recupero del Paese. Implementazione di impianti di recupero per la produzione di prodotti chimici basilari per l’industria riducendo al contempo l’approvvigionamento di materie prime vergini, e quindi la dipendenza dei Paesi importatori”.

Idrogeno – “All’interno del progetto di decarbonizzazione ed economia circolare, l’idrogeno è parte fondamentale del piano per affrontare la transizione. Il gas di sintesi prodotto dagli impianti di recupero servirà anche alla produzione di idrogeno oltre che ad energia elettrica, a sua volta da utilizzare per ulteriore produzione di idrogeno green, così come il biogas prodotto dal processo di produzione biocarburanti. I nuovi investimenti sono da prevedere nuove assunzioni, ma anche specifici percorsi formativi tecnici allo scopo di «creare nuove figure professionali per accompagnare la transizione energetica”.

Inoltre, per il presidente del Consiglio comunale di Priolo, grazie ad accordi di programma tra Regione, comuni, parti sociali e aziende, si potrebbe trasformare il Centro Interaziendale Addestramento Professionale Integrato (Ciapi) in un incubatore di questo nuovo sviluppo che, soppiantando di fatto la formazione tradizionale, possa avviare processi formativi decisamente più innovativi.

Creare un centro di ricerca e di applicazione delle nuove tecnologie – dice ancora -, in particolar modo nel campo delle energie rinnovabili, che preveda la formazione di nuove figure e la riqualificazione delle tantissime persone che hanno perso il lavoro“. Questa deve essere  la nuova strada del Ciapi. Purtroppo ancora oggi il nulla di fatto. Sono passati circa tre anni da quando i comuni hanno approvato la proposta da me presentata  di rilancio del Ciapi e da quando si è tenuta la V Commissione regionale “Cultura, Formazione e Lavoro” , presieduta dell’onorevole Luca Sammartino. L’iniziativa fu accettata e valutata positivamente dai sindacati di categoria e dai deputati presenti. La commissione concluse i lavori con l’unico obiettivo di rilanciare il Ciapi e la sua offerta formativa legata alle richieste del mercato del lavoro“.


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