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Priolo Gargallo, amianto nella zona industriale: una sentenza annulla il prepensionamento. Sciopero della fame

I lavoratori chiedono che vengano riconosciuti diritti e benefici previdenziali

Due giorni fa la sentenza, che ha spezzato le gambe ai lavoratori: la Corte d’Appello di Catania ha annullato i benefici previdenziali stabiliti in primo grado. E oltre al danno, la beffa per i tanti esposti all’amianto in zona industriale: bisogna restituire all’Inps anche la pensione riconosciuta in precedenza. È per questo motivo che questa mattina una delegazione ha dato vita a un sit-in con sciopero della fame davanti al municipio di Priolo Gargallo, ottenendo il sostegno del sindaco Pippo Gianni.

Un’intera carriera lavorativa accanto all’amianto, braccio a braccio con lui, il nemico invisibile che s’infiltra nei polmoni e poi, dopo anni, può portare al tumore. Per colpa della fibra killer in tanti ex lavoratori della zona industriale hanno perso la vita. Tantissime le storie di vita raccontate in questi anni dalla cronaca locale, storie di chi oggi non ha più una voce. Forse, sotto i riflettori c’è stato poco spazio per coloro che ogni giorno lottano per avere riconosciuti i propri diritti. Sono uomini, ex operai, o lavoratori che convivono con l’idea che quella fibra killer è dentro di loro. Uomini che ogni giorno, ogni mese, ogni Natale si siedono a tavola con la propria famiglia sapendo che tutto potrebbe cambiare da un momento all’altro.

Sono i lavoratori ai quali il Ctu ha accertato la presenza di amianto nei polmoni. Una sentenza di primo grado aveva riconosciuto loro diritti e benefici previdenziali (tra cui il prepensionamento). Una consolazione, seppure misera, annullata da una sentenza, di due giorni fa, in Corte d’Appello a Catania, che fa marcia indietro dando ragione all’Inps (ente che presentò ricorso dopo la sentenza di primo grado). Anzi, la sentenza chiede il risarcimento di quella pensiona riconosciuta in precedenza.

“Ancorchè le sentenze non vadano criticate – ha commentato il sindaco Pippo Gianni –  ritengo sia opportuno che i giudici riflettano e possano rivedere la sentenza. Anche se lo Stato è in difficoltà economica non può non tener conto di persone che per una vita hanno lavorato, mettendo a repentaglio la propria salute e che adesso vanno incontro a mesotelioma”.

“Non riusciamo a capire – ha detto Calogero Vicario, coordinatore regionale Ona – i motivi per cui a Siracusa i giudici abbiano sostenuto che il ricorso andava bene e in Corte d’Appello a Catania, esclusivamente per motivi di bilancio, con la scusa di una mancata domanda nel 2005, ci ribaltino la sentenza, che è una condanna a morte, un’istigazione al suicidio. Da anni chiediamo un atto di indirizzo ministeriale per riconoscere in via amministrativa i diritti dei lavoratori”.

Attraverso il sit-in di oggi l’Ona auspica un intervento del ministro della Giustizia Bonafede, chiede che la politica, assente da anni, si adoperi per bloccare immediatamente gli effetti della sentenza.

“Nelle nostre battaglie – dicono i lavoratori – al nostro fianco solo il sindaco Gianni, estensore e promotore della legge regionale 10 del 2014, che prevedeva l’istituzione del Centro Regionale Amianto, inaugurato nel novembre dello scorso anno all’Ospedale Muscatello di Augusta”.

“Senza l’impegno di Pippo Gianni – ricorda Calogero Vicario – il centro non avrebbe mai visto la luce, impegno che ha portato anche all’istituzione, nel Comune di Priolo Gargallo, di uno sportello amianto”.

“E’ inammissibile – dicono i lavoratori – guardare solo il lato economico quando c’è gente malata che per anni ha respirato veleni e ha tracce di fibre di amianto nei polmoni. Gli effetti della sentenza sono devastanti in quanto alcuni di noi sono già in pensione e nel momento in cui l’Inps attuerà gli effetti della sentenza non solo bloccherà il diritto pensionistico ma chiederà indietro anche le somme percepite. Altri  lavoratori sono invalidi, alcuni invece lavoravano ed essendo prossimi alla pensione con i diritti riconosciuti si sono licenziati”.


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