Processo “mafia e politica”: la difesa chiede l’assoluzione per l’ex sindaco di Augusta

Secondo i due legali Favi e Floresta che ieri hanno tenuto l’arringa finale “c’è uno scollamento totale tra i capi di accusa e le risultanze dibattimentali”

Repertorio

Nessun contatto nè telefonico né di altra natura tra Carrubba ed esponenti del clal Nardo in tuti i mesi in cui è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamento. “È pensabile che se Carrubba fosse stato vicino alla consorteria mafiosa non si trova mai un contatto con nessuno dei suoi esponenti?” Parte da questa considerazione l’arringa della difesa dell’ ex sindaco Massimo Carrubba, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio insieme all’ex assessore al Cimitero, Antonio Giunta e all’ex consigliere comunale Carmelo Trovato nel processo ormai alle battute finali, la cui penultima udienza si è celebrata ieri mattina, al tribunale di Siracusa, dedicata agli avvocati della difesa Francesco Favi e Attilio Floresta, che hanno chiesto l’assoluzione per l’ex primo cittadino perché i fatti non sussistono affermando, in sostanza, che dalle accuse iniziali mosse dalla procura distrettuale Antimafia di Catania  al dibattimento non è emerso nulla.

Favi ha parlato per primo e per circa tre ore ricostruendo tutta la vicenda connotata, a suo dire, da una “differenza siderale tra i risultati delle intercettazioni di carabinieri e quelle della perizia del giudice”, che a trovare a casa Gimmy Blandino, condannato per mafia e oggi collaboratore di giustizia ci “andavano altri e aspettiamo 4 anni per sapere che non ci va Carrubba, mentre ci hanno ripetuto ossessivamente che Carrubba era andato a casa di Blandino e queste immagini non si trovavano  perché non c’erano”, poi  ricorda che già Gimmy Blandino aveva negato ogni coinvolgimento di Carrubba rispetto al contratto per l’affitto dell’ immobile Tabita, le cui procedure sono state eseguite dagli uffici comunali. È sempre lo stesso Blandino a spiegare, inoltre,  che Carcione non aveva alcun coinvolgimento politico con Carrubba e al ballottaggio lo appoggia per fare salire al secondo turno Daniela Pasqua, sua candidata che sarebbe stata eletta consigliere comunale solo se vinceva Carrubba.

E ancora. Renzo Vincenti viene scelto perchè è l’unico che si occupa di vetri, su Marcello Ferro l’accusa dice che il collegamento è dato dalla nomina ad assessore del suocero Gioacchino Aiello, ma è una “circostanza che cozza con la logica perché Aiello era un politico ben conosciuto e con un suo profilo politico ben autonomo”. Ferro, inoltre, dai carabinieri viene considerato un imprenditore che può influenzare, ma ha solo un rimessaggio di barche e ha rapporti sono con i proprietari di barche e un unico suo dipendente , che si candida e prende 42 voti. “L’appoggio politico di Ferro conta 42 voti?”- si chiede Favi.

Su Sergio Ortisi il collegamento è ipotizzato per il fatto che essendo un attacchino aveva 300 manifesti di Carrubba, “ma ne aveva anche 400 di Stella e tutti, candidati a sindaco e consiglieri vanno da lui a portare i manifesti tranne Carrubba. E allora tutti gli altri che ci sono andati a fare?”.

Per Favi ci sono, dunque, errori di trascrizione “grossolani e assolutamente ingiustificabili che il pm può provare a nascondere dietro la frase refusi, ma sono errori sostanziali”, tra questi senza dubbio  quello di “aver dato credito alle dichiarazioni di Pippo Amara. In alcune intercettazioni di Pippo Amara c’è già la storia di questo processo, Amara traccia già la linea del processo e alcuni investigatori lo inseriscono in un quadro di legalità– aggiunge- Improvvisamente Amara diventa l’elemento inziale di questa indagine per i carabinieri, che tirano fuori un volantino”.

Per l’altro legale Floresta, che ha parlato per circa un’ora nel primo pomeriggio,  nel dibattimento non solo non sono stati provati i capi di imputazione, ma è “emersa la prova positiva dell’estraneità dei fatti” contestati a Carrubba, che nel 2008 avrebbe dovuto immaginare che Carcione, all’epoca incensurato, nel 2012 sarebbe stato interessato da un processo. “C’è il deserto probatorio intorno e non esiste nulla che dimostri l’accordo con il clan”, – ha aggiunto il legale,  la voltura del chiosco di Carcione, che non può essere non concesso in assenza di elementi specifici, non può dunque essere spiegato con la vicinanza di Carrubba con la consorteria mafioso, né c’erano elementi ostativi per l’affitto del palazzo Tabita è stato dimostrato che erano atti amministravi e che non furono sollecitato da Carrubba. “Ma davvero si ritiene che un clan che ha in mano un sindaco si accontenta di un affidamento di 1000 euro o della voltura di una licenza di un chiosco o di un subappalto o una porta antipanico?. – si è chiesto- Non c’è nessuna prova dello scambio polito elettorale. C’ è uno scollamento totale tra i capi di accusa e le risultanze dibattimentali, una sorta di vuoto pneumatico. Per questo chiediamo l’assoluzione per Massimo Carrubba perché i fatti non sussistono.”

Ha chiesto anche l’assoluzione per Marcello Ferro l’avvocato Giambattista Rizza, che ha ricordato che il suocero Aiello “é uno stimato professionista e già vicesindaco con sindaco Gulino. Non c’e una conversazione telefonica tra Ferro e Carrubba e nel processo durato per anni e  il pm non ha rinvenuto indizi di rilevanza penale nei confronti di ferro”– ha detto.

Il tribunale collegiale, presieduto da Giuseppina Storaci e composto da Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri ha fissato per il 10 settembre l’ultima udienza per le repliche del Pm della Dda Andrea Ursino da lui richiesta e poi arriverà la sentenza.


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