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Professione “Volontario”

È una nuova forma di lavoro, ma non è un lavoro vero e proprio.
Presuppone i doveri di un lavoratore, ma si tratta di volontariato.

Il Servizio Civile Nazionale costituisce oggi una possibilità di impiego temporaneo per coloro che non sanno come indirizzare la loro vita o per i molti che, finito un corso di studi, si ritrovano senza buone opportunità lavorative.

Un’esperienza unica, infatti, si può svolgere soltanto per un periodo di 12 mesi in tutto l’arco della vita e soltanto per la fascia di età compresa tra i 18 ed i 28 anni.

Ed è proprio in questa fascia d’età che le prospettive per il futuro “terrorizzano” anche i più determinati.

Nell’epoca della disoccupazione cronica, il Servizio Civile Nazionale si delinea come un comodo “parcheggio” in cui sostare per un anno, guadagnando una irrisoria “cifretta” mensile ed esercitando i sani valori della solidarietà e della responsabilità. Forse mai sperimentati prima.

I requisiti di accesso non sono troppo rigorosi: un diploma di maturità e una buona dose di disponibilità verso il prossimo. Insomma, dinamicità ed intraprendenza al servizio di chi ha bisogno.

Gli Enti che lanciano i bandi di concorso per Servizio Civile Nazionale sono, infatti, per la gran parte Associazioni Onlus, che operano nel sociale e che si “servono” di giovani volenterosi di mettersi al servizio della gente, magari dietro uno sportello informativo o al fianco di un disabile.

Ma come vanno definiti questi ragazzi, impegnati anche per 36 ore settimanali, che ricevono una “paghetta” pari a circa 430 euro mensili?

E’ l’ennesimo sussidio, se così si può definire, che lo Stato paga per “parcheggiare” i tanti disoccupati e quelli in cerca di prima occupazione o è un’opportunità per i giovanissimi che si affacciano al mondo del lavoro di fare la prima esperienza da inserire nel “Curriculum”?
 


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