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Pscicologia In Rete: Il Sé A Nudo, Alle Origini Della Vergogna

Le guance che si arrossano, il cuore che accelera follemente i battiti, la sensazione di voler sprofondare e scomparire… Tutti noi conosciamo i segni tipici della vergogna, anche se non è una emozione che, rispetto al passato, sperimentiamo in modo frequente. Oggi assume altre forme a volte più attenuate (imbarazzo, timidezza, senso di inadegutezza). Oppure può strutturarsi in un vero e proprio disturbo psicologico-relazionale (fobia sociale).

Raramente si trova allo stato puro, anche perchè sono mutate le condizioni che un tempo la suscitavano, e persino il nostro senso del pudore e del ridicolo si è fortificato tanto da darle poco spazio.
La vergogna rimane l’emozione più connaturata all’essere umano. Le cosiddette emozioni primarie (rabbia, paura, gioia, tristezza) sono infatti condivise con gli animali più evoluti. La vergogna è, invece, esclusiva prerogativa dell’uomo, perchè richiede auto-consapevolezza. Consiste, cioè, nell’esprimere un giudizio negativo su se stessi. E quindi presuppone che il soggetto che prova vergogna sia capace di riflettere sul proprio comportamento, e di criticarlo.

Il sentimento della vergogna ha un’altra caratteristica relativa alla sua origine: nasce dal contatto con gli altri (infatti fa parte di quella categoria che gli psicologi definiscono emozioni sociali). Compiere una gaffe, che possa suscitare negli spettatori aggressività o sarcasmo; offrire un’immagine di sè negativa o ridicola; sentirsi umiliati dal confronto con altre persone e riceverne critiche e rimproveri… La sofferenza che la vergogna ci infligge nasce sempre dal fatto di essere sottoposti al giudizio del prossimo.

Qual è la differenza tra vergogna e timidezza? Ci si vergogna per qualcosa che si possiede in eccesso o in difetto, e che si presume susciti negli altri riprovazione e biasimo. La timidezza, invece, è la paura di non essere accettati dall’altro, in tutto o in parte, per un istante o per tutta la vita. E’ la paura della diversità. Al di là dell’aspetto relazionale, quindi, esiste una differenza data dal senso di colpa che, nel caso della vergogna, è schiacciante. Per quanto riguarda la timidezza non c’è colpa quanto, piuttosto, paura di non essere all’altezza delle aspettative altrui.
Altra importante distinzione: a differenza della timidezza, la vergogna è un’emozione episodica, si prova in determinate circostanze e spinge la persona a “riparare” all’infrazione commessa. Se ci si vergogna del proprio aspetto fisico, ad esempio, si cercherà di migliorarlo. Se ci si rende conto di aver tenuto un comportamento scorretto nei confronti di qualcuno, l’unico modo per ritrovare la serenità sarà quello di chiedere e ottenere il suo perdono.

Qual è l’origine della vergogna?
Le teorie più accreditate – secondo Ronald e Patricia Potter-Efron , autori del saggio Vincere la vergogna (Ed. Franco Angeli) – sono due. La prima ipotizza una predisposizione genetica: come tutte le emozioni, anche questa affonda le radici nella struttura biologica dell’essere umano. Siamo “programmati” a sviluppare vergogna e a provare senso di colpa e di imbarazzo come spinta interiore per adattarci alle regole sociali e morali, che ci consentono di vivere in comunità. La seconda ipotesi identifica nell’ umiliazione il fattore decisivo: anche se la vergogna è innata, durante la crescita individuale è favorita dall’atteggiamento dei genitori che, umiliando i figli e generando in loro un senso di frustrazione, li rendono particolarmente “sensibili” a sviluppare il senso di colpa.

La capacità di controllare i propri impulsi si acquisisce verso i 2-3 anni di età, quando il bambino è ormai avviato verso una rudimentale autonomia:
sa camminare, sa esprimere ciò che vuole e ciò che gli è sgradito. In questa fase impara anche a controllare gli sfinteri: un passaggio fondamentale verso un’autonomia più piena. Ma paradossalmente questo apprendimento sembra limitare ancor di più la sua libertà: gli è vietato sporcare, deve imparare a trattenersi, e a sottostare a regole sociali precise.

Ecco il conflitto: se il bambino afferma la sua personalità e risponde “No!” alle imposizioni dei genitori, ritarderà l’acquisizione di un pieno autocontrollo, ma si plasmerà un carattere estroverso, esuberante e ribelle. Se, invece, prevarrà la paura che disubbidire possa fargli perdere l’affetto e le cure dei genitori, l’autocontrollo sarà presto interiorizzato; la personalità vira verso un adattamento rigido, verso l’inibizione dei propri desideri di autonomia.
Ma inibire gli impulsi non vuol dire annientarli: il bambino autocontrollato continua a provare dentro di sè il conflitto tra desiderio e obbligo. Così, per non cadere in tentazione, imparerà a evitare le occasioni in cui potrebbe avvertire la spinta all’autonomia e alla disinibizione.

Nella nostra cultura, sembra che la vergogna sia una emozione più diffusa tra la popolazione femminile, a causa dell’educazione morale particolarmente severa nei confronti delle bambine. Anche oggi, in un’era di emancipazione e di disinibizione rispetto al sesso o ai tabù in genere, le donne ammettono più degli uomini di provare vergogna, e la loro risposta a questo sentimento è per lo più depressiva piuttosto che aggressiva (cosa che avviene, invece, nella popolazione maschile).

Il disagio cronico di chi si vergogna si trasforma in fobia sociale quando l’individuo non riesce a contenere l’ansia che scaturisce dal confronto con gli altri; per cui tende a chiudersi in se stesso e a evitare le situazioni di contatto interpersonale.
La fobia sociale richiede, ovviamente, un trattamento psicoterapeutico. L’obiettivo intermedio di una terapia psicologica deve essere centrato sull’accoglienza della persona che ha così gravi problemi di inadeguatezza, e sul contenimento affettivo delle sue paure. Il terapeuta si pone come “genitore buono”, capace di riparare alla durezza o alle critiche del genitore autentico, per consentire alla persona in difficoltà di sperimentare, finalmente, la possibilità di lasciarsi andare, senza irrigidimenti o finzioni.

GIUSEPPE SAMPOGNAROLEGGI LE ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE

(Didatta presso la Scuola di Specializzazione dell’Istituto di Gestalt HCC Italy di Siracusa e Palermo)


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