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Raffinazione, la Cisl in pressing su Musumeci: “dica se vuol far chiudere o sostenere l’ammodernamento”

Anche il sindacato regionale punta il dito sul piano di qualità dell'aria ritenendolo "un'anomalia tutta siciliana"

Non solo gli impianti industriali. Anche le sigle sindacali vanno in pressing sul governo nazionale per capire quali siano le intenzioni nel settore industriale. La Femca Cisl regionale per voce del segretario generale, Franco Parisi, chiede al governo Musumeci di fare chiarezza sul futuro delle aziende petrolchimiche in Sicilia, dicendo se intende far chiudere tutte le raffinerie dell’isola o sostenerne  l’ammodernamento.

Da tempo chiediamo all’esecutivo regionale di indicare il piano per l’industria nell’isola – afferma il segretario generale della Femca Cisl Sicilia, Franco Parisi –  mentre assistiamo a dibattiti sull’energia che non affrontano il tema del petrolchimico, nonostante la Sicilia sia polo nazionale per la raffinazione. Si abbia il coraggio di prendere una posizione chiara, dicendo a chiare lettere quali prospettive si immaginano per l’industria nell’isola”.

La Cisl sottolinea quella che ritiene un’anomalia tutta siciliana rispetto ai parametri per le emissioni fissati dal Governo Musumeci nel “Piano regionale per la qualità dell’aria”, che ha imposto un nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), rilasciata solo qualche mese fa e valida sino al 2030. Per il sindacato i nuovi valori emissivi indicati dalla Regione per tutte le aziende non sarebbero stati mai applicati da nessun’altra regione d’Italia perché avrebbero come conseguenza inevitabile l’immediato blocco di qualsiasi attività industriale. La federazione dei chimici della Cisl siciliana, insieme a Cgil e Uil di categoria, incontrerà il prossimo 23 luglio, l’assessore regionale al territorio e Ambiente, Toto Cordaro, “al quale ribadiremo che siamo da sempre in prima linea affinché si realizzi nell’isola uno sviluppo ecosostenibile”.

Il sistema industriale europeo – continua Parisi – dimostra che è possibile fare industria nel pieno rispetto dell’ambiente. È ovvio che occorre da un lato l’impegno della Regione a sostenere gli investimenti privati e dall’altro che le multinazionali definiscano il piano aziendale e le risorse stanziate. Qualora il governo Musumeci voglia invece voltare pagina sul settore petrolchimico in Sicilia, si esca dalle ambiguità. Ci sono in bilico decine di migliaia posti di lavoro fra diretto e indotto, non si può rimanere in un limbo”.

Il segretario generale della Cisl Sicilia, Sebastiano Cappuccio, sottolinea l’assenza di una precisa indicazione sul petrolchimico regionale anche nei documenti programmatici del governo Musumeci. “Nel Def varato dalla giunta – continua Cappuccio – non c’è traccia delle linee di sviluppo del sistema industriale siciliano, nonostante oggi sia uno di quelli che maggiormente risente della crisi causata dall’emergenza pandemica e dal conseguente rallentamento della produzione e dei consumi. Noi chiediamo da tempo al governo Musumeci di illustrare quale futuro immaginino per la Sicilia. Noi abbiamo presentato un nostro piano di rilancio per l’isola, ma a oggi ancora siamo in una fase di stallo e di incertezza”.

Per il leader della Cisl siciliana, “è ora di uscire da quest’impasse. Non possiamo assistere a un rimpallo di responsabilità fra le multinazionali e la Regione – chiosa Cappuccio – perché il rischio è che si realizzi una desertificazione del sistema produttivo dell’isola senza che vi sia un progetto alternativo a quello attuale. Delle due l’una: o si ammodernano le industrie, con risorse private e pubbliche e con il sostegno delle istituzioni regionali, oppure si chiudano le raffinerie, con evidenti problemi occupazionali e produttivi nei territori. L’industria green è possibile, come avviene in tutto il resto d’Europa. Non possono esserci ulteriori alibi”.

Per Nora Garofalo, segretaria generale Femca-Cisl nazionale: “Il vero problema in Sicilia è rappresentato dai progetti esecutivi: abbiamo il primato di fondi Fas non spesi che dobbiamo restituire, e fino a quando non ci sarà la capacità di tradurre i finanziamenti in progetti e opere saremo condannati al deserto industriale, alla mancanza di sviluppo e di un lavoro per centinaia di migliaia di siciliani disoccupati”.

Il presidente Musumeci – prosegue Garofalo – ha modificato la normativa sulla qualità dell’aria, già regolata dal ministero dell’Ambiente, in maniera talmente restrittiva dal renderla incompatibile con qualsiasi attività industriale al momento presente sull’isola. Si dedichi invece a mettere in campo tutte le soluzioni possibili per attrarre investimenti in Sicilia, per dare futuro e speranza ai siciliani, utilizzando i fondi europei per garantire la sostenibilità delle imprese, lo sviluppo delle infrastrutture e della logistica, nel rispetto dell’ambiente. Il governo siciliano ha una grande opportunità: rendere l’isola attrattiva per l’industria ambientalmente e socialmente sostenibile per assicurare un vero sviluppo al territorio siciliano e un futuro sull’isola ai tanti giovani costretti a lasciarla”.


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