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Relazione Dia. In provincia di Siracusa si conferma la coesistenza di operatività di diverse organizzazioni mafiose

Per quanto riguarda la provincia di Siracusa, si registra l’attivismo sia dei Bottaro-Attanasio, sia dei Santa Panagia

“Nel territorio siracusano si conferma la generale tendenza, tipica della Sicilia centro-orientale, alla coesistenza di operatività di diverse organizzazioni mafiose”. Questo quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia per il periodo gennaio-giugno 2019 e presentata recentemente in Parlamento. Per quanto riguarda la provincia di Siracusa, si registra l’attivismo sia dei Bottaro-Attanasio, sia dei Santa Panagia. I primi si rapportano stabilmente al clan etneo dei Cappello mentre i secondi rappresentano un’articolazione della compagine dei Nardo-Aparo-Trigila, a sua volta vicina a Cosa nostra catanese e in particolare alla famiglia dei Santapaola.

Nel primo semestre del 2019, tra le attività di contrasto effettuate dalle Forze di polizia, è necessario ricordare gli arresti di un elemento di spicco e di un latitante del clan Bottaro-Attanasio (i Carabinieri hanno eseguito l’Ordine di esecuzione per la carcerazione emesso il 19 settembre 2018 dalla Procura Generale di Catania a carico di un pregiudicato che doveva scontare 5 anni di reclusione e resosi irreperibile sin dalla data di provvedimento). Degno di menzione è anche il sequestro di beni riconducibili a un imprenditore siracusano che, nel tempo, aveva intessuto rapporti con esponenti dei Bottaro-Attanasio ed era risultato contiguo ai Santapaola-Ercolano. Il patrimonio sequestrato ha un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. Il territorio provinciale di Siracusa appare suddiviso in zone di influenza delle diverse consorterie secondo ripartizioni ormai consolidate.

La zona nord, in particolare i comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte ed Augusta, vede la presenza della famiglia Nardo, il cui boss è attualmente detenuto e che è stata raggiunta da un sequestro di beni a carico di un affiliato.

La zona sud, riferita agli abitati di Noto, Avola, Pachino, Rosolini ed altri, è da tempo sotto il controllo dei Trigila, il cui attuale reggente è stato colpito da un’indagine (operazione Vecchia maniera) che ne ha rivelato la forte caratura criminale “che gli permetteva di atteggiarsi ad assoluto boss del territorio, quantomeno con riferimento alla città di Noto”. Il potere intimidatorio dei Trigila è emerso anche da un’altra operazione (Eclipse) che ha evidenziato i rapporti di collaborazione con il gruppo dei Crapula e nel corso della quale sono state rinvenute armi.

La zona pedemontana della provincia, ove ricadono i comuni di Floridia, Solarino e Sortino, risente invece dell’influenza criminale degli Aparo. Nel territorio di Cassibile, frazione posta a sud della città di Siracusa, opera il sodalizio dei Linguanti, articolazione dei Trigila, mentre il territorio del comune di Pachino vede l’egemonia del clan Giuliano, del quale sono stati accertati, anche in seguito a un’indagine eseguita nel luglio 2018 (operazione Araba fenice), radicati legami con i Cappello di Catania. L’indagine aveva rivelato il condizionamento delle attività economiche del territorio da parte del sodalizio, con intimidazioni nei confronti di produttori e commercianti locali. Da segnalare inoltre l’omicidio di un esponente del gruppo dei “Marcuotti”, ritenuto organico ai Giuliano, raggiunto da colpi di arma da fuoco esplosi nei pressi della sua abitazione.

Si conferma, anche per la provincia di Siracusa, il forte interesse della criminalità organizzata per il traffico di stupefacenti e per le attività estorsive. Per quanto attiene al traffico di stupefacenti si segnala l’operazione “Stop and go”. Quest’ultima ha colpito un’organizzazione attiva in tutta la fascia orientale dell’Isola, dedita al traffico internazionale di stupefacenti importati dal sud America. La rilevante dimensione del traffico ha trovato poi conferma nelle attività di sequestro, soprattutto di hashish e marijuana (il 30 gennaio 2019 a Floridia la Polizia di Stato ha tratto in arresto in flagranza di reato un soggetto trovato in possesso di oltre 1 kg di hashish.

Il 30 maggio 2019 ad Augusta la Polizia di Stato ha arrestato un soggetto catanese ritenuto responsabile, in concorso con un cittadino albanese, di detenzione illegale di stupefacente. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati oltre 96 kg di marijuana). È in merito opportuno ricordare l’arresto effettuato, ad Augusta, di un soggetto latitante dal 2016 e trasferitosi in Svizzera, dove la sua permanenza era verosimilmente finalizzata anche alla gestione del traffico di droghe in collaborazione con consorterie estere (l’uomo è figlio di un collaboratore di giustizia attualmente detenuto).

L’operazione “Vecchia maniera” ha rivelato il coinvolgimento di esponenti della famiglia Trigila nel traffico degli stupefacenti e nelle estorsioni. Gli esiti dell’indagine, conclusa nel mese di febbraio, hanno consentito di individuare connessioni con un gruppo di marocchini attivi a Milano che si occupava “…di organizzare l’approvvigionamento e il trasporto della droga dal Marocco all’Italia e di prendere contatti con gli acquirenti italiani…”. L’indagine ha anche svelato episodi di estorsione ai danni di una ditta impegnata nella realizzazione di uno svincolo sull’autostrada Siracusa-Gela e ai danni di un imprenditore agricolo.

Il sodalizio dei Trigila è stato interessato da un’ulteriore indagine (sempre Eclipse), avviata a seguito di aggressioni con armi all’interno di un cantiere edile, che ha rivelato episodi di intimidazione a scopo estorsivo, commessi nei confronti di una ditta aggiudicataria di un appalto per la raccolta differenziata dei rifiuti in un Comune siracusano. Gli indagati, infatti, avevano danneggiato alcuni automezzi dell’impresa aggiudicataria ed imposto l’assunzione di personale vicino al sodalizio.

Per quanto riguarda la disponibilità di armi da parte delle organizzazioni criminali, nel corso dell’arresto di un elemento di spicco del clan Bottaro Attanasio, è stata rinvenuta una pistola a salve modificata e resa offensiva completa di munizionamento. Da citare anche il rintraccio di un soggetto che aveva modificato artigianalmente un ombrello, sostituendo all’asta una canna da fucile. Appare, poi, sempre vivo l’interesse all’indebita acquisizione di fondi erogati per lo sviluppo, così come a orientare la gestione della Pubblica Amministrazione a vantaggio di interessi privati. Tali condotte, tuttavia, non sono sempre ascrivibili a contesti mafiosi.

Forme di ingerenza della criminalità organizzata, tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’attività, sono però emerse nel corso delle verifiche eseguite, su disposizione del Prefetto, negli uffici dell’amministrazione comunale di Pachino, poi sciolta nel febbraio 2019. Si è rilevata, in particolare, “…l’attività di condizionamento esercitata…dal locale capocosca nei confronti dell’ente locale per favorire l’assunzione di alcuni parenti dell’esponente malavitoso, nonché per agevolare il pagamento di fatture fiscali e per ottenere indebiti contributi comunali in favore di una società riconducibile ad ambienti criminali”. Anche nelle procedure di assegnazione dei cosiddetti “buoni lavoro” è stata riscontrata un’ampia divergenza tra i nominativi presenti nell’elenco consegnato alla commissione di accesso e quelli ricompresi nelle liste allegate ai provvedimenti che avevano disposto le erogazioni.

A maggio 2019, il Prefetto di Siracusa ha disposto l’accesso anche per l’amministrazione comunale di Avola. Per quanto riguarda le misure patrimoniali eseguite dalla Dia nel semestre in esame, si evidenzia un sequestro di beni a carico di un soggetto contiguo alla famiglia Nardo e un analogo provvedimento nei confronti di un sodale del clan Bottaro Attanasio.

Infine, per la provincia di Siracusa, sono state emesse dal Prefetto sette Informazioni antimafia interdittive riguardanti esercizi di ristorazione situati nella provincia di Siracusa ed un allevamento zootecnico.


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