La raffineria Isab di Priolo torna al centro del dibattito nazionale dopo l’inchiesta andata in onda nella trasmissione Report e realizzata insieme a Greenpeace Italia. Secondo quanto emerso, tra il 2024 e il 2026 sarebbero partiti almeno dieci carichi di carburante diretti in Israele dal polo petrolchimico siracusano, di cui almeno cinque destinati al gruppo energetico israeliano ORL Bazan (Clicca qui per vedere il servizio).
Al centro dell’inchiesta anche il ruolo di Michael Bobrov, manager israeliano e amministratore delegato di ISAB, che – secondo quanto riportato da Report – avrebbe partecipazioni nel gruppo ORL Bazan attraverso un proprio fondo. Una circostanza che ha acceso interrogativi sul rapporto commerciale tra la raffineria di Priolo e il mercato energetico israeliano.
Secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, il carburante raffinato a Priolo verrebbe venduto al trader internazionale Trafigura, che successivamente deciderebbe la destinazione finale dei prodotti. Isab, interpellata dalla trasmissione, avrebbe infatti precisato di non vendere direttamente a Israele ma al gruppo aziendale.
L’inchiesta si concentra anche sulle cosiddette operazioni “ship to ship”, pratica del trasporto marittimo in cui il carico viene trasferito da una nave all’altra in mare aperto o in aree portuali, rendendo più articolata la tracciabilità commerciale delle forniture energetiche.
Sul tema è intervenuto durante la trasmissione anche l’ex manager Eni Salvatore Carollo, secondo cui la questione centrale riguarda soprattutto l’impatto sul mercato interno italiano. “Il problema – ha spiegato – è che perdiamo i rifornimenti sul mercato italiano che provenivano dalla principale raffineria italiana”. Secondo quanto emerso durante la puntata andata in onda il 10 maggio, soltanto il 10% del carburante raffinato a Priolo resterebbe oggi in Italia, mentre la restante parte verrebbe destinata ai mercati esteri.
Report ha inoltre chiesto chiarimenti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul motivo per cui queste operazioni non siano state fermate. Nella risposta riportata dalla trasmissione si legge che “l’attuale assetto delle prescrizioni non estende la propria efficacia – e il conseguente controllo – ai canali di distribuzione esteri dei prodotti lavorati dalla raffineria”.
L’inchiesta riaccende così il dibattito sul ruolo strategico del polo industriale siracusano negli equilibri energetici internazionali, sulla governance della raffineria e sulle conseguenze economiche e geopolitiche delle esportazioni di carburante prodotte in Sicilia.
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