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Ribaltone sulla gestione dei siti culturali del Comune di Noto (che restano chiusi): “la gara non andava annullata”

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Nuovo ribaltone nella vicenda della gestione dei beni culturali del Comune di Noto, che restano chiusi ormai da quasi un anno. Il Tar ha infatti imposto all’amministrazione comunale di riassegnare il servizio di gestione alla seconda (e ultima) ditta in graduatoria, dopo che lo stesso Comune aveva revocato l’assegnazione (avvenuta in seguito all’esclusione della prima ditta in graduatoria da parte del Tar, su ricorso della seconda). La revoca in autotutela era stata motivata da una serie di verifiche sui requisiti minimi della seconda ditta e da un possibile errore nel calcolo dell’importo totale dell’appalto.

Si tratta di una vicenda complessa e articolata, con ricorsi al Tar e al Cga, richieste di sospensive, determine annullate e nuove determine. L’ultimo capitolo si è scritto con il provvedimento del settore Turismo (n. 14 del 28 gennaio 2025), che ha dato seguito alla sentenza del Tar di Catania (n. 114 del 2025). Questa sentenza ha ristabilito l’efficacia della determina di affidamento del servizio alla seconda ditta in graduatoria, annullando la delibera di Giunta e le determine di settore dello scorso agosto, con cui il Comune aveva revocato l’affidamento, annullato la gara d’appalto per l’esclusione dell’ultima ditta rimasta e dichiarato esaurita la graduatoria, manifestando l’intenzione di ricalcolare il valore dell’appalto.

L’origine della vicenda risale al 2023, quando il Comune di Noto pubblicò la gara d’appalto per la gestione delle visite nella Sala degli Specchi di Palazzo Ducezio, a Palazzo Nicolaci e al Teatro Tina Di Lorenzo. Due ditte parteciparono alla gara: la seconda in graduatoria presentò ricorso e il Tar le diede ragione, escludendo la prima. Quest’ultima, che nel frattempo aveva già avviato il servizio, fu costretta a interromperlo e i siti rimasero chiusi dal 4 giugno 2024. La stessa ditta tentò di ottenere una sospensiva con un nuovo ricorso, ma senza successo.

A maggio 2024, con ricorsi ancora pendenti, il Comune affida il servizio alla seconda ditta in graduatoria, riservandosi però la facoltà di richiedere alcuni chiarimenti che riguardano la gestione economica dei rapporti con i dipendenti e il monte ore. Chiarimenti che non convincono il Comune, che di fatto ad agosto esclude anche la seconda ditta, chiude la gara d’appalto e la ritira anche in autotutela visto che da un’analisi più approfondita si scopre che la base d’asta da 720mila euro per 5 anni di gestione potrebbe essere una cifra poco adatta al reale valore dell’appalto, considerando che i dati degli introiti dall’11 marzo al 4 giugno 2024 parlano di circa 110 mila euro di incassi pochi mesi. Dati che proietterebbero a circa 450mila euro gli incassi annuali, cifra non proprio in linea con i 720mila euro calcolati per 5 anni. Una “evidente discrasia tra gli incassi ipotizzati dalla stazione appaltante e posti a base d’asta (720mila euro per 5 anni) con quelli realmente introitati nel trimestre..con condizioni decisamente sfavorevoli per il Comune”.

A inizio anno la sentenza del Tar che ribalta praticamente tutto. Tar che intanto ha unificato i due ricorsi, quello della prima ditta in graduatoria e quello della seconda ditta in graduatoria. Rigettato quello della prima, accolto quello della seconda ritenendo che il Comune “deve imputare innanzitutto a sé medesimo una istruttoria evidentemente manchevole nella individuazione degli incassi ipotizzati e posti a base d’asta“, con l’annullamento in autotutela che avrebbe richiesto motivazione più solida. Anche sulle verifiche predisposte sui requisiti minimi mancanti, il Tar ha ritenuto che ci siano state delle interpretazioni sbagliate sul monte ore.