fbpx

Ricostruiti vent’anni di sangue: 23 arresti. C’è anche un triplice omicidio commesso a Lentini

Il provvedimento è scaturito da un'indagine su 23 omicidi commessi dalla fine degli anni ’80 al 2007

Su delega della Procura Distrettuale, i Carabinieri del Ros hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 23 appartenenti alla famiglia Santapaola – Ercolano.

Il provvedimento è scaturito da un’articolata attività d’indagine avente a oggetto 23 omicidi (tra cui un triplice omicidio, due duplici omicidi e complessivi 3 casi di Lupara bianca), commessi tra la fine degli anni ‘80 e il settembre 2007.

L’indagine, denominata Thor, è stata avviata nell’aprile del 2018, all’indomani della collaborazione con la giustizia di Francesco Squillaci, già uomo d’onore della famiglia Santapaola – Ercolano, le cui propalazioni hanno consentito di riscontrare quelle rese nel tempo da Avola Maurizio, Di Fazio Umberto, Di Raimondo Natale, Indelicato Fortunato, La Causa Santo, Maccarrone Ferdinando, Nizza Fabrizio, Raffa Giuseppe e Samperi Claudio Severino, fino a quel momento rimaste prive di riscontri.

I soggetti colpiti da provvedimento sono:

  1. Alfio Adornetto, nato a Misterbianco il 30 ottobre 1971;
  2. Santo Battaglia, nato a Catania il 4 marzo 1961, detenuto per altra causa;
  3. Filippo Branciforte, nato a Catania il 20 gennaio 1964, detenuto per altra causa;
  4. Enrico Caruso, nato a Venezia il 29 aprile 1955;
  5. Giovanni Cavallaro, nato a Catania il 9 settembre 1972, detenuto per altra causa;
  6. Giuseppe Cocuzza, nato a Leonforte (EN) il 19 febbraio 1963, detenuto per altra causa;
  7. Nunzio Cocuzza, nato a Leonforte (EN) il 30 ottobre 1966, detenuto per altra causa;
  8. Orazio Benedetto Cocimano, nato a Catania il 10 gennaio 1964, detenuto per altra causa;
  9. Francesco Di Grazia, nato a Catania il 12 dicembre 1966, detenuto per altra causa;
  10. Aldo Ercolano, nato a Catania il 14 novembre 1960, detenuto per altra causa;
  11. Natale Salvatore Fascetto, nato a Catania il 25 dicembre 1970, detenuto per altra causa;
  12. Natale Ivan Filloramo, nato a Catania il 7 settembre 1974, detenuto per altra causa;
  13. Francesco Maccarrone, nato a Catania il 9 settembre 1961, detenuto per altra causa;
  14. Angelo Marcello Magrì, nato a Catania il 20 gennaio 1970, detenuto per altra causa;
  15. Orazio Magrì, nato a Catania il 15 maggio 1971, detenuto per altra causa;
  16. Sebastiano Nardo, nato a Lentini (SR) 27 marzo 1948, detenuto per altra causa;
  17. Cesare Natale Patti, nato a Catania 24 dicembre 1958, detenuto per altra causa;
  18. Aurelio Quattroluni, nato a Catania il 7 febbraio 1960;
  19. Vincenzo Santapaola (fu Salvatore), nato a Catania il 30 agosto 1956, detenuto per altra causa;
  20. Vincenzo Salvatore Santapaola (di Benedetto), nato a Catania il 2 giugno 1969, detenuto per altra causa;
  21. Giuseppe Squillaci, nato a Catania il 26 agosto 1946, detenuto per altra causa;
  22. Nicolò Roberto Natale Squillaci, nato a Catania il 25 dicembre 1970, detenuto per altra causa;
  23. Nunzio Zuccaro, nato a Catania il 27 ottobre 1962.

Le vicende omicidiarie oggetto del provvedimento cautelare sono le seguenti:

  • omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, commessi a Catania il 26 settembre 2007: sono chiamati a risponderne Vincenzo Salvatore Santapaola, Orazio Magrì e Natale Ivan Filloramo. Il fatto è stato oggetto di giudizio nell’ambito del procedimento Iblis, limitatamente alle posizioni di Vincenzo Maria Aiello e Salvatore Di Bennardo, il primo direttamente coinvolto nella vicenda omicidiaria e condannato in via definitiva all’ergastolo ed il secondo responsabile di favoreggiamento personale. Nell’ambito del presente procedimento, invece, sono stati acquisiti elementi certi sulla riconducibilità del delitto in capo a Vincenzo Salvatore Santapaola, figlio di Nitto, in quel periodo a capo della famiglia (preoccupato dall’ingombrante presenza di Angelo Santapaola, della sua autonoma operatività e dei rapporti diretti e privilegiati con cosa nostra palermitana), e nei confronti di Orazio Magrì, quale esecutore materiale del duplice delitto e di Natale Filloramo quale coautore;
  • omicidio di Roberto Pistone, commesso a Catania l’8 maggio 1992: sono chiamati a risponderne Aurelio Quattroluni e Francesco Di Grazia. L’omicidio va ascritto al conflitto tra iMazzei, detti carcagnusi, e i cursoti. In questa vicenda, i Santapaola – Ercolano agirono nell’interesse dei primi, essendo Pistone un cursoto;
  • omicidio di Santo Nunzio Tomaselli, commesso a Catania il 2 marzo 1992: sono chiamati a risponderne Natale Salvatore Fascetto, Francesco Maccarrone e Filippo Branciforte. La vittima era affiliata ai cursoti e l’omicidio va ascritto al conflitto tra questi ultimi e i Mazzei, detti carcagnusi, con i primi appoggiati dai Santapaola – Ercolano;
  • omicidio di Sebastiano Villa, commesso a Catania il 12 febbraio 1992: sono chiamati a risponderne Francesco Maccarrone e Filippo Branciforte. Non sono emerse le ragioni dei contrasti tra la vittima e Filippo Branciforte, che volle l’omicidio;
  • omicidio di Carmelo Bonanno, commesso a Catania il 30 dicembre 1991: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci e Francesco Maccarrone. La vittima, appartenente ai cursoti, aveva frizioni con i fratelli Maccarrone i quali ne chiesero l’omicidio che, dunque, passò per fatto ascrivibile allo scontro in atto tra i cursoti e iMazzei, benché maturato in ambiti privati;
  • omicidio di Rosario La Spina, commesso a Ragalna il 23 giugno 1992: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci e Santo Battaglia. Si tratta di un caso di lupara bianca. L’omicidio fu voluto da Battaglia che riteneva la vittima inaffidabile, sospettandola di essere autore di confidenze alle forze di polizia;
  • omicidio di Francesco Lo Moro, di 20 anni, commesso a Motta Sant’Anastasia il 7 giugno 1994: è chiamato a risponderne Francesco Di Grazia. Le ragioni dell’omicidio vanno ricercate nel fatto che la vittima era considerata responsabile di una rapina ad un distributore dell’uomo d’onore Marcello D’Agata. Peraltro suo padre era ritenuto affiliato al clan Cappello, assetto in contrasto con la famiglia Santapaola – Ercolano;
  • omicidio di Angelo Bertolo, commesso a Catania l’1 luglio 1994: sono chiamati a risponderne Nunzio Cocuzza e Nunzio Zuccaro. L’omicidio ha una duplice causale: il fratello della vittima aveva avuto una lite con Giuseppe Di Giacomo, reggente del clan Laudani, ed era ritenuto legato al clan Cappello che la vittima, dal canto suo, aveva pubblicamente indicato come più importante della famiglia Santapaola – Ercolano;
  • omicidio di Antonio Maugeri, commesso a Belpasso il 19 settembre 1996: è chiamato a risponderne Angelo Marcello Magrì. La vittima, forte del rapporto con il gruppo dei Tuppi di Misterbianco, era in disaccordo con gli Squillaci di Piano Tavola, a richiesta dei quali Magrì consumò materialmente il delitto;
  • omicidio di Cirino Catalano, Salvatore Motta e Salvatore Sambasile, commesso a Lentini il 10 aprile 1991: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci, Francesco Maccarrone, Nunzio Cocuzza e Sebastiano Nardo. Si tratta di delitto commesso nell’interesse e a richiesta del gruppo Nardo di Lentini. Motta, però, risultò estraneo agli assetti mafiosi e, dunque, rimase accidentalmente vittima del delitto. Dagli atti di indagine emerge che né Catalano, né il Motta erano tra gli obiettivi dei killer e che furono attinti per errore di persona, essendo entrambi estranei ad ambienti mafiosi.
  • omicidio di Nicola Cirincione, commesso in Camporotondo Etneo il 4 ottobre 1990: sono chiamati a risponderne Aldo Ercolano, Giuseppe Squillaci, Francesco Di Grazia, Enrico Caruso e Francesco Maccarrone. La vittima apparteneva alla famiglia Santapaola – Ercolano e venne uccisa perché ritenuta inaffidabile in quanto tossicodipendente;
  • omicidio di Salvatore Montauro, a Belpasso il 10 luglio 1991: è chiamato a risponderne Francesco Di Grazoa. È un caso di lupara bianca ascrivibile al timore che la vittima, vicino aiCappello, potesse compiere omicidi in pregiudizio dei Santapaola;
  • omicidio di Antonino Paratore, commesso a Catania il 24 maggio 1991: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci e Francesco Maccarrone. Paratore, affiliato alla famiglia Santapaola – Ercolano, venne ucciso perché accusato di trattene per sé i proventi delle attività estorsive e di gestire in modo autonomo il traffico di stupefacenti;
  • omicidio di Giovanni Tomaselli, commesso Catania il 24 maggio 1995: sono chiamati a risponderne Giuseppe Cocuzza e Cesare Natale Patti. La vittima, affiliata al clan Cappello, aveva ostacolato l’attività estorsiva dei Santapaola – Ercolano;
  • omicidio di Agatino Zammataro, commesso a Catania il 20 novembre 1996: sono chiamati a rispondere Filippo Branciforte, Angelo Marcello Magrì e Giovanni Cavallaro. Agatino Zammataro, suocero di Magrì, venne ucciso per volontà di quest’ultimo e per dissidi di carattere familiare;
  • omicidio di Salvatore Calabrese e Gabriele Prestifilippo Cirimbolo, commesso a Catania il 3 dicembre 1992: sono chiamati a risponderne Filippo Branciforte e Natale Salvatore Fascetto. L’omicidio venne eseguito a richiesta delle famiglie mafiose dell’ennese che mal sopportavano l’autonomia criminale dei due giovani;
  • omicidio di Vito Bonanno, commesso a Catania il 19 ottobre 1995: sono chiamati a risponderne Vincenzo Santapaola (nipote di Nitto) e Orazio Benedetto. L’omicidio avvenne nell’ambito dello scontro tra la famiglia Santapaola- Ercolano ed elementi del disciolto clan del malpassoto, con la prima decisa a eliminare coloro che non ne riconoscevano la supremazia;
  • omicidio di Pietro Grasso, commesso a Belpasso il 22 luglio 1989: sono chiamati a risponderne Nicolò Roberto Natale Squillaci e Francesco Maccarrone. La vittima apparteneva al clan dei Tuppi di Misterbianco e l’omicidio si inquadra nei contrasti tra detta associazione mafiosa ed il clan retto, all’epoca, da Giuseppe Pulvirenti, detto u malpassoto;
  • omicidio di Giuseppe Torre, di 20 anni, commesso a Misterbianco il 16 febbraio 1992: è chiamato a risponderne Alfio Adornetto. L’omicidio avvenne a opera del clan del malpassoto perché tramite il ragazzo, figlio della compagna di Gaetano Nicotra del clan dei Tuppi di Misterbianco, contrapposto al primo, si voleva rintracciare Nicotra che si era reso irreperibile e ucciderlo. Il ragazzo che non era a conoscenza di alcuna informazione utile fu interrogato, torturato e ucciso per poi bruciare il cadavere con il metodo dei “copertoni”;
  • omicidio di Luigi Abate, commesso a Catania il 2 gennaio 1992: sono chiamati a risponderne Aurelio Quattroluni e Francesco Di Grazia. La vittima era ritenuta responsabile di furti di mezzi d’opera in relazione ai quali cosa nostra fu richiesta di intervenire;
  • omicidio di Antonio Furnò, commesso a Valcorrente il 13 settembre 1990: sono chiamati a risponderne Aldo Ercolano e Francesco Di Grazia. Si tratta di un caso di Lupara bianca verificatosi perché la vittima fu ritenuta responsabile di una rapina in danno di un supermercato di Aldo Ercolano;
  • omicidio di Domenico La Rosa, commesso a Catania il 24 settembre 1992: è chiamato a risponderne Aldo Ercolano. La vittima era specializzata in rapine e, nel corso di una di esse, perpetrata nel 1983, venne ucciso il fratello di Francesco Arcidiacono, detto u salaru, che pertanto chiese e ottenne vendetta;
  • omicidio di Maurizio Colombrita, commesso a Catania il 28 gennaio 1991: è chiamato a risponderne Aldo Ercolano. La vittima era estranea ai contesti mafiosi e fu uccisa per errore in luogo del fratello, destinatario dell’attentato perché appartenente al clan Cappello.

 


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo