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Riflessioni di un turista a Siracusa: “impressionante il museo Paolo Orsi, ma è un’occasione mancata”

"Questo museo ha uno spazio espositivo ampio, ma è – ancora una volta – un museo fatto da specialisti, in questo caso dell’archeologia, per altri specialisti. Evidentemente, la trasformazione iniziata dal ministro Franceschini con la scelta di direttori di musei che abbiano anche capacità manageriali non è ancora arrivata a Siracusa"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di un turista, Fabio Colasanti, dopo una recente visita al museo Paolo Orsi a Siracusa.

“Il 9 dicembre 2023 mia moglie ed io abbiamo visitato il museo archeologico di Siracusa che porta il nome di Paolo Orsi. Ne siamo usciti impressionati dalla quantità di materiale in mostra e irritati dal costatare che eravamo di fronte ad una occasione mancata.

Questo museo ha uno spazio espositivo ampio, ma è – ancora una volta – un museo fatto da specialisti, in questo caso dell’archeologia, per altri specialisti. Evidentemente, la trasformazione iniziata dal ministro Franceschini con la scelta di direttori di musei che abbiano anche capacità manageriali non è ancora arrivata a Siracusa.

Mia moglie e io abbiamo fatto studi post-universitari fino al dottorato di ricerca in economia, ma non riusciamo a situare bene nel tempo il periodo del “neolitico” o quello del “bronzo antico”. Non sappiamo nemmeno cosa siano i “Dolli” ai quali fa riferimento un cartello nel giardino attorno al museo. E, francamente, non ce ne vergogniamo.

In tutto il mondo i musei negli ultimi decenni hanno fatto passi avanti molto importanti. Oggi un museo è soprattutto un’occasione per imparare in un paio d’ore qualcosa su di un certo tema o un certo periodo grazie agli oggetti che vengono esposti. Questo avviene attraverso una selezione di quello che viene esposto e della sua messa in valore attraverso tabelle esplicative, indicazioni sul ruolo e sulla natura degli oggetti esposti e, spesso, brevi video di qualche minuto (utili anche come occasione di riposo quando sono presentati in luoghi con qualche panca). Nel museo Paolo Orsi ci sono alcune spiegazioni, ma non abbastanza e spesso con un abuso di terminologia specialistica.

Un esempio fra tanti. Se un museo dispone di, mettiamo, 120 statuette di un certo tipo, non ci sembra il caso di esporle tutte in quattro vetrine (si vuole forse rimettere al suo posto quell’altro museo che ne ha solo 30?). Forse sarebbe più utile sceglierne una manciata che mostrino le variazioni che queste statuette possono assumere e spiegarle.

È vero che dicembre deve essere un periodo di bassa affluenza, ma le tante vetrine vuote, oscurate o in allestimento fanno una brutta impressione. Cosi come i video introduttivi (quelli con la scelta di Archia o Aretusa per le introduzioni dei settori in italiano o inglese) senza audio.

E poi nella città non ci sono indicazioni che permettano di trovare facilmente il museo, nemmeno nelle vicinanze del museo stesso. A Piazza della Vittoria, a meno di trecento/quattrocento metri dal museo, abbiamo chiesto in un bar dove fosse il museo: ci siamo sentiti dire che era in una parte diversa della città, molto lontana da dove eravamo. Nell’ora circa che abbiamo passato nel museo non abbiamo incontrato un solo altro visitatore. Che peccato”.


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