La riforma della giustizia proposta dal ministro Carlo Nordio è destinata a diventare uno dei temi centrali dei prossimi mesi. Il referendum costituzionale che la riguarda dovrebbe tenersi in primavera e, trattandosi di un referendum confermativo, non prevede quorum: basterà qualunque numero di votanti perché l’esito sia valido. Per fare chiarezza sui contenuti e sulle ricadute della riforma, SiracusaNews ha ospitato un confronto tra Antonio Randazzo, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa, e Marco Dragonetti, presidente della sottosezione Anm Siracusa. Due visioni opposte: il primo a sostegno del sì, il secondo del no.
Separazione delle carriere: il cuore del confronto
Il punto più discusso della riforma è la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente: giudici da una parte, pubblici ministeri dall’altra, ciascuno con il proprio Csm. Randazzo ritiene che questa distinzione sia “un passo necessario” per completare il processo accusatorio: “Il giudice deve essere terzo, realmente distinto dalle parti. PM e difesa devono avere pari diritti. Questa riforma dà coerenza all’articolo 111 della Costituzione e ai principi del giusto processo”.
Per l’avvocato, il sistema attuale mantiene residui della vecchia struttura inquisitoria e non garantisce un’effettiva separazione. Dragonetti ribatte definendo questo passaggio un falso problema: “Il pubblico ministero non è una parte in competizione. Non deve vincere nulla: indaga e, se emergono elementi favorevoli all’indagato, chiede archiviazioni o assoluzioni”.
Secondo il magistrato, separare le carriere rischia di creare un PM troppo vicino alla logica investigativa e meno alla cultura delle garanzie, indebolendo il suo ruolo di “controllore” della polizia giudiziaria.
Il nodo del CSM e del sorteggio
Altro punto caldo: il nuovo sistema di selezione dei membri dei due futuri CSM, basato in larga parte sul sorteggio. Per Randazzo, questa è una risposta necessaria agli scandali degli ultimi anni: “Il correntismo ha minato la credibilità della magistratura. Il sorteggio restituisce indipendenza e neutralità”.
Dragonetti avverte però un rischio opposto: “Un Csm sorteggiato indebolisce l’autogoverno della magistratura e aumenta il peso della politica. L’autonomia non è una parola scritta nella Carta: va tutelata nei fatti”.
Efficienza della giustizia: la riforma non la velocizzerà
Su un punto, i due contendenti si trovano d’accordo: i tempi della giustizia non cambieranno. Dragonetti ricorda che ritardi, lentezze e disservizi derivano da: organici insufficienti, uffici giudiziari sotto-dimensionati, carenza di personale amministrativo, mancati investimenti nell’informatizzazione. Randazzo conferma: “Questa riforma non incide sui tempi. Per migliorare davvero la giustizia servono risorse, nuovi magistrati, più funzionari, investimenti strutturali”.
Una riforma efficace o dannosa? Le due posizioni finali
Per Randazzo, il sì al referendum serve a completare il percorso verso un modello più equo: “Non accelera i tempi, ma rafforza la terzietà del giudice e la coerenza del sistema accusatorio”. Per Dragonetti, invece, il no difende le garanzie dei cittadini: “Il servizio giustizia resterà identico, ma con una magistratura meno autonoma e meno indipendente. Il prezzo lo pagherà chi subisce un procedimento”
Verso il referendum
Nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi del voto, il confronto si farà ancora più serrato. SiracusaNews tornerà sul tema con nuovi approfondimenti e ulteriori voci, per offrire ai cittadini gli strumenti necessari per un voto consapevole.
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