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Sbarcadero Santa Lucia di Siracusa, il giorno più amaro dopo il ciclone: “Qui non è rimasto nulla”

Mareggiate violentissime distruggono due approdi: affondate almeno 4-5 imbarcazioni. Operatori sotto shock: “Una cosa così non si era mai vista

I danni allo Sbarcadero visti dall'alto

Conclusa l’emergenza maltempo causata dal ciclone Harry, che si è abbattuto con particolare violenza su Siracusa e sull’intera Sicilia orientale, oggi è il giorno più amaro: quello della conta dei danni. E il bilancio, allo Sbarcadero di Santa Lucia, appare drammatico.

Le violente mareggiate, che stanno proseguendo anche nella giornata di oggi, hanno trasformato l’area in uno scenario irriconoscibile. I pontili di due approdi sono stati completamente travolti dalla furia del mare: strutture distrutte, imbarcazioni danneggiate e almeno quattro o cinque barche affondate. Decine di persone si sono recate sul posto per verificare lo stato dei luoghi, accomunate da una constatazione unanime: “Una cosa così non si era mai vista“.

Tra i più colpiti c’è Antonino Rio, titolare di alcuni dei pontili dello Sbarcadero (Tecnomare), che parla di una ferita profonda non solo economica ma anche morale. “Quello che ci ha lasciato in eredità il ciclone è tanta amarezza e tanta delusione – racconta –. Purtroppo sono catastrofi annunciate: non avendo bracci di protezione né adeguate opere di sicurezza, basta una mareggiata importante perché succeda questo. È stato un evento eccezionale, ma i danni sono catastrofici”.

Ora lo sguardo è rivolto alle istituzioni, nella speranza che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale e che possano arrivare ristori in tempi rapidi. “Me lo auguro davvero – prosegue Rio – perché è dura. Rimettere in piedi un’attività in così poco tempo è pesantissimo, anche perché la stagione è alle porte e noi abbiamo perso tutto. Non è solo un nostro problema, ma di tutti quelli che lavorano qui“.

Alle sue spalle, i resti dei pontili parlano da soli. Alla domanda se ci sia qualcosa da recuperare, la risposta è netta: “No, non c’è nulla. Bisogna solo fare la conta dei danni, buttare tutto e rifare da capo“.

Sconforto e incredulità anche nelle parole di Marco Idato, uno dei proprietari dell’approdo Santa Lucia. “È una giornata pesantissima – spiega –. Non abbiamo più nulla. La mareggiata fortissima ha spazzato via tutto. In più, un pontile ci è venuto addosso: i nostri sono in plastica, quello che li ha colpiti era in calcestruzzo. Ha devastato e sfondato tutto, buttando anche diverse barche a fondo”.

Nel bacino si contano imbarcazioni affondate, tra piccole barche e natanti di dimensioni maggiori. “Per fortuna – aggiunge Idato – avevamo già tolto molte barche. Ne erano rimaste 24, quelle che pensavamo potessero resistere. E avrebbero resistito, se non fosse arrivato quel pontile addosso. Adesso vediamo cosa si può fare. Questa è la natura: ogni anno i cicloni sono sempre più forti e non ci si può fare nulla”.

Lo Sbarcadero di Santa Lucia, uno dei luoghi simbolo del rapporto tra la città e il mare, oggi mostra tutte le fragilità. Mentre le onde continuano a battere sulla costa, per operatori e lavoratori del settore è il momento più difficile: quello in cui, passata l’emergenza, restano solo macerie, domande e l’attesa di risposte concrete.


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