Si trovano nella camera mortuaria dell’ospedale Muscatello, a disposizione della magistratura di Siracusa che dovrà decidere se effettuare o meno l’autopsia, i dei corpi di migranti recuperati in mare nei giorni scorsi dalla “Life support”. La nave di Emergency è attraccata ieri, intorno alle 10,30, al porto megarese dove ha sbarcato le due salme che si trovavano senza vita e alla deriva nelle acque internazionali della zona Sar (Search and rescue) libica. Per mercoledì mattina, alle 10, è in programma una cerimonia funebre nella camera mortuaria con padre Giuseppe Mazzotta, parroco della chiesa di san Giuseppe Innografo.
L’allarme sui due corpi era stato dato giovedì 26 giugno da Sea-watch, dopo che il suo velivolo Seabird aveva filmato uno dei corpi individuandone anche altri 5 in acque internazionali della zona Sar libica, e ieri anche il Maritime rescue coordination centre (Mrcc) di Roma ha aperto a riguardo un caso Sar, fa sapere Emergency.
“Siamo in mare per salvare vite, è davvero doloroso dover invece recuperare cadaveri – ha commentato Anabel Montes Mier, capomissione della Life Support-. Non sappiamo cosa sia successo, ma possiamo supporre che ci sia stato un naufragio di una imbarcazione in pericolo di cui non si aveva notizia, o che invece il caso fosse stato segnalato ma sia rimasto per troppi giorni senza risposta, oppure ancora che ci sia stata un’intercettazione da parte della cosiddetta Guardia costiera libica o di altri libici e che alcune persone si siano buttate in mare per non essere riportate in Libia”.
“Quello che sappiamo per certo, invece, è che è disumano che Italia ed Europa appaltino la gestione dei flussi di migranti a paesi terzi che vìolano sistematicamente i diritti umani delle persone in movimento – prosegue Anabel Montes Mier, Capomissione della Life Support –. Così facendo contribuiscono ad aumentare le sofferenze delle persone in movimento e si rendono complici delle violazioni di diritti che quei paesi compiono. Come abbiamo scritto nel nostro report “Il confine disumano -Salvare vite nel Mediteranneo centrale”, torniamo a chiedere la tutela del diritto alla vita in mare e il potenziamento della capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale attraverso l’attivazione di una missione Sar europea.”
La Life Support ha concluso così il recupero di 2 dei 6 corpi ma considerato il loro avanzato stato di decomposizione non è stato immediatamente possibile determinare il sesso dei due corpi. “Viste le loro condizioni – ha aggiunto Umberto Marzi, medico a bordo della nave ong – possiamo presumere che siano rimasti in acqua non meno di una settimana”. “È la prima volta che la Life Support deve recuperare dei cadaveri ed è terribile per tutti, ma almeno si potrà provare a identificarli e le loro famiglie avranno certezza della loro sorte.” – ha concluso Jonathan Naní La Terra, sar team leader della Life support.
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