In tendenza

Se l’ospedale classifica i pazienti. La storia di un siracusano vittima di una disavventura sanitaria

Un paziente si è visto rinviare in intervento al cuore per ben due volte

“Papà ha saputo del rinvio dell’operazione sul lettino della sala operatoria, con tanto di flebo attaccata, per poi capire che non se ne sarebbe fatto niente”. Così la siracusana Stefania Bongiovanni racconta la storia di Giuseppe, il padre di 69 anni vittima di una disavventura sanitaria al Policlinico di Catania.
“L’operazione è stata annullata, mi hanno detto i medici. E in quel momento ho pensato al peggio”. Ha una voce tranquilla, ma un sorriso nervoso tradisce il suo vero stato d’animo.
Il motivo del rinvio dell’intervento è semplice: tutto pieno il reparto di Rianimazione, dove Giuseppe sarebbe stato trasferito dopo l’intervento in sala operatoria. Vi sarebbe dovuto rimanere per circa 4\5 giorni. Troppo, perché il reparto è occupato da pazienti Covid. L’intervento del papà di Stefania è molto delicato, motivo per il quale la figlia racconta di aver avuto il cuore in gola non appena l’infermiere è arrivato per dare la notizia del rinvio.
“Papà è un paziente già cardiopatico, ha già subito un intervento al cuore ed è anziano. Io, mia mamma e mio marito ci siamo spaventati tanto”, continua Stefania.
E se da un lato c’è la preoccupazione, più che legittima, della moglie e della figlia, dall’altro c’è un uomo che, per la seconda volta, si è visto rinviare l’intervento dopo essersi fatto coraggio per entrare in sala operatoria. Una difficoltà non solo fisica ma anche psicologica, messa alla prova dal fatto che questo fosse il secondo rinvio di un’operazione già prefissata. Il primo appuntamento, fissato il 5 novembre, era stato rinviato per un guasto a un macchinario. Il secondo, che si sarebbe dovuto tenere ieri, per sovraffollamento in ospedale.
“Mio padre poi si è sentito anche male” – dice Stefania. E certo, non è difficile immaginare la sensazione provata dal padre. Giuseppe non ha potuto fare altro che uscire dalla sala operatoria, provato mentalmente e indebolito fisicamente da quella preparazione fisica pre-operatoria.

“Adesso mi chiedo: come si fa a decidere quale paziente merita di essere operato e quale no?” – conclude Stefania.
Una domanda alla quale la famiglia del paziente non sa rispondere. Eppure, nonostante tutto, la vicenda potrebbe – il condizionale è d’obbligo – chiudersi lunedì prossimo, quando pare sia stato fissato un altro appuntamento. Forse decisivo. Nella speranza di non lasciare un uomo con la flebo attaccata dentro la sala operatoria con la paura dei ferri, della riabilitazione, del futuro, per poi dover affrontare lo shock di un altro rinvio che sarebbe devastante. Dal punto di vista psicologico, certamente devastante.
“Stefania, non ne posso più” – ha detto ieri Giuseppe alla figlia. Lui che adesso, per la terza volta, dovrà farsi forza per tornare dentro quella sala operatoria.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo