“Non me la sento di parlare al microfono, sono emotivamente troppo provata. Siamo esausti. Ci stiamo provando, ma..”, e qui la voce di quella donna davanti la macchinetta del caffè viene interrotta dalle lacrime.
Così Siracusa si sveglia all’indomani del Dpcm del premier Giuseppe Conte. Una voce rotta dal pianto e tante, tantissime, bocche cucite da una rabbia incontenibile, alimentata dalla tristezza e dallo sconforto di chi la notte non riesce a dormire per pensare che, in qualche modo, bisogna tirare a campare. Ma senza sapere come. Loro, piccoli grandi eroi della sopravvivenza che oggi non chiedono sussidi allo Stato ma, in primis, vogliono lavorare. Sono giovani, uomini maturi, mamme di bambini: sono l’esercito di lavoratori che oggi si vede tappate le ali da un decreto che li condanna alla chiusura.
In pochi si concedono ai nostri microfoni. Qualcuno teme di poter sbottare in maniera eccessiva, altri, la maggior parte oggi hanno alzato quella saracinesca con la consapevolezza che sarà l’ultimo giorno di scuola, mentre da domani quei tavolini saranno vuoti, quelle ore dentro l’attività saranno interminabili perché con l’asporto si lavora poco. E poi ci sono le tasse, le spese, le esigenze della famiglia e tutte le preoccupazioni che la notte non fanno dormire.
La famosa “economia della Sicilia basata sul bar”, così come ironizzavano Ficarra e Picone, è al collasso. Non solo l’economia, ma quella che rischia è la tenuta psicologica della categoria (ristoratori e baristi), ma anche dei cittadini che oggi, come gli altri giorni, occupano i tavolini. Se da un lato, infatti, ci sono le motivazioni degli esercenti, più che comprensibili, dall’altro ci sono anche i più anziani che si recano ogni giorno al bar vicino casa per scambiare quattro chiacchiere. Può essere la socialità nella terza età un’esigenza secondaria? Eppure neanche loro questa mattina avevano di che parlare. Sembra scattato un vero e proprio lockdown emotivo, fatto di silenzi e solitudine. Adesso dire che andrà tutto bene e che ne usciremo migliori è più complicato, perché si sa: i lucchetti emotivi non portano a nulla se non a rabbia su rabbia.
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