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Siracusa, 4 cornicioni sul ponte Umbertino: ne sono rimasti tre dopo il crollo. Ecco come stanno

Il Pd auspica che il torrione venga immediatamente restaurato e che questo incidente offra l’occasione per innescare una riflessione sul futuro di Siracusa. Adorno: "L’auspicio è che amministrazione e soprintendenza intervengano in modo celere e determinato"

Quattro cornicioni sul ponte Umbertino, ne sono rimasti tre dopo il crollo dello scorso sabato e stamattina siamo andati a verificare quali sono le condizioni. Del ponte e di cornicioni “sopravvissuti”. Che magari, come affermato ieri dai dirigenti del Comune, non sono nelle stesse condizioni di quello colpito e sotto i riflettori, ma sono evidenti crepe e infiltrazioni d’acqua.

Spaccature, infiltrazioni e vegetazione spontanea si ripresentano in maniera analoga in più punti: sia nella zona adiacente l’ingresso di Ortigia, sia in quella più lontana dall’Isolotto. Poi c’è la questione, già affrontata sulle pagine di Siracusanews, della “maldestra messa in sicurezza”, così come l’ha definita il Soprintendente Salvatore Martinez, commentando le immagini del secondo crollo, quando il personale del Comune tentava di staccare un pezzo di cornicione pericolante utilizzando un carroattrezzi.

Operazione che invece di mettere una toppa, ha danneggiato il corrimano in pietra. Un ulteriore danno che si aggiunge a un quadro di evidente incuria. Il tutto al netto dei cambiamenti climatici.

“Il ponte Umbertino rappresenta il simbolo di una città che esce da Ortigia per arrivare alla terraferma – le parole di Salvatore Adorno, segretario provinciale del Pd – Rievoca la prima modernità di inizi Novecento quando Siracusa dopo aver abbattuto le mura aveva iniziato a costruire i nuovi quartieri ambiva a diventare grande città portuale, si immaginava come città turistica, ed evocava la sua centralità mediterranea. Ci ricorda una fase di sviluppo in cui ceto politico, imprenditoria e intellettuali ragionavano intensamente sul futuro della città. Il ponte era il simbolo di questo futuro. Era destinato a sostituire un primo ponte in muratura costruito negli anni Sessanta dell’Ottocento e che era stato oggetto di un lungo contenzioso tra stato a comune per la ripartizione della spesa. Successivamente il primo piano regolatore della città del 1889 individuò la necessità di edificare un nuovo grande ponte monumentale che doveva rappresentare la prima sezione di un lungo rettifilo che univa Ortigia alla terraferma e che sarebbe dovuto diventare l’arteria fondamentale della città. Nel 1901 si completò l’iter di approvazione del progetto e iniziò subito la costruzione, mentre si colmavano due dei tre canali che attraversavano l’istmo. Le foto e le piante di quel progetto, che allego, raccontano questa storia. Raccontano di una città ambiziosa che costruiva il suo futuro e lo progettava con il piano regolatore e con scelte amministrative forti come il colmamento dei canali. Quella stessa ambizione, quella stessa capacità di costruire il futuro, si vorrebbe oggi in città. Il Partito Democratico si muove in questa direzione e auspica che il torrione venga immediatamente restaurato, che il simbolo di inizi novecento della città proiettata verso la conquista della terraferma venga ripristinato, e che questo incidente offra l’occasione per innescare una riflessione sul futuro di Siracusa. L’auspicio è che amministrazione e soprintendenza intervengano in modo celere e determinato. Le foto e le carte ci ricordano come era, ma noi ci pensiamo come costruttori di futuro”.


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