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Siracusa, a 18 mesi dalle nuove elezioni, ecco cos’è successo ai candidati a sindaco del 2018

Mancano poco meno di 18 mesi all’elezione del nuovo sindaco, 18 alla conclusione di questa amministrazione retta da Francesco Italia

Mancano poco meno di 18 mesi all’elezione del nuovo sindaco, 18 alla conclusione di questa amministrazione retta da Francesco Italia. Che nelle ipotesi iniziali doveva essere quella della continuità con la precedente (guidata da Giancarlo Garozzo e della quale era il vice) ma che invece ha rotto il filo che la collegava con l’ex. E ha rotto praticamente con tutti. O quasi. Tornando indietro per l’ultima volta (dalla prossima si comincerà a parlare del futuro e dei possibili nuovi candidati) diamo un’occhiata a tutti i protagonisti della precedente tornata elettorale. Una breve analisi politica, per comprendere cos’è accaduto ai candidati alla poltrona più ambita di palazzo Vermexio quasi quattro anni dopo. Anche se sembra passata un’era.

Francesco Italia: sindaco senza Consiglio comunale. Il primo da che se ne abbia memoria. E non per colpa sua, ma di un suicidio politico di cui si è ampiamente parlato. Era difficile fare il sindaco senza maggioranza in aula, i consiglieri gli hanno dato una mano sparendo dai radar e lui ha deciso di chiudersi e non ascoltare nessuno invece di aprirsi. Ha scelto di non comunicare più (ma la totale mancanza di capacità nel comunicare e spiegare il proprio operato e le proprie scelte lo accompagna fin dall’inizio). Il 2020 doveva essere l’anno della svolta, invece è stato quello dell’emergenza covid. E il sindaco si è mosso discretamente all’inizio, pur nella confusione iniziale dettata da una malattia ancora sconosciuta e spaventosa, cercando di essere presente e massivo nelle informazioni. Poi è tornato a rinchiudersi nella torre, a distinguere i “buoni” (chi gli dava ragione) dai “cattivi” (chi lo contestava), a rinsaldare il suo cerchio magico, a sfuggire ai confronti fino ad avere un atteggiamento acritico sul proprio operato. Tanto da portarlo, nell’ultima conferenza stampa di fine anno, a ritenere come unico errore quello di non aver comunicato abbastanza e di non aver reagito alle accuse: “la critica che mi faccio è che abbiamo spesso lasciato che si parlasse e si intervenisse senza rispondere. Probabilmente sarebbe stato più utile per una migliore comprensione del nostro lavoro intervenire su queste enormità”. Non è questo, certo, il suo unico errore, ma guai a dirglielo. Ci sono dubbi su piste ciclabili, strade rotte, gestione dei servizi pubblici essenziali (acqua, rifiuti, trasporti), talvolta non si comprende il tipo di programmazione e si immagina una navigazione a vista, gli si contesta il coraggio nelle scelte e l’assenza su quelle difficili. Nel frattempo ha rotto praticamente con tutti gli alleati ed è sempre – ovviamente – colpa degli altri. L’unico rimasto al suo fianco (al di fuori del cerchio magico) il fidato Granata. Tra 18 mesi ci sarà, ma è rimasto ben poco del sindaco affabile con la bicicletta. Rapunzel, ancora nella torre.

Giovanni Randazzo: fin dall’inizio è stato definito un brav’uomo, un professionista, un assessore attento e preciso, un candidato sindaco pieno di entusiasmo, con una visione ben precisa della città. Ma anche una persona distante dalla politica, e lo si è visto subito. Già dopo meno di un anno. Stanco, poco comunicativo (soprattutto lui), è apparso spesso fuori contesto e dispiaciuto per alcuni attacchi che lo pungevano sul personale. Poi si è dimesso ed è scomparso per un po’ dalla vita politica. Quindi è recentemente tornato lì dove tutto era iniziato, da leader di Lealtà e Condivisione. E ha deciso di dare un aut aut al sindaco Italia, salvo poi essere scaricato dallo stesso primo cittadino e uscirsene con il reintegro del Consiglio comunale tra le priorità per l’ultima parte di questa amministrazione. Richiesta che è sembrata incomprensibile ai più. Insomma, per fare il sindaco ci voleva altro, ma anche per fare l’assessore. E forse anche per fare il leader politico. Ma probabilmente una sua lista ci sarà ancora tra 18 mesi. Gentiluomo, non politico.

Fabio Granata: è il vero vincitore delle ultime elezioni. Senza voti, senza sfiorare il quorum e senza alcun consigliere comunale, è rimasto in Giunta per tutta la sindacatura e probabilmente vi resterà fino alla fine. La verità è che sa come stare in politica, la sua esperienza parla da sola, e col tempo sembra essere riuscito a fare ciò che gli viene meglio da assessore alla Cultura anche attraverso le proprie conoscenze del settore. Il carattere focoso lo ha messo in difficoltà più di una volta, ma sa stare al proprio posto. Un esempio eclatante: il sindaco invita tutti a vaccinarsi, fin dall’inizio, ma lui è stato l’ultimo a cedere e continua a essere particolarmente critico e per nulla pro vax. Ma al sindaco non importano certe uscite, che possono anche sembrare fuori luogo. Purché non siano in sua presenza. Probabilmente sarà al fianco di Italia tra 18 mesi. Highlander, furbo.

Fabio Moschella: Stufo di non essere considerato importante nonostante la propria esperienza nel settore delle Attività produttive, ha sbattuto la porta di palazzo Vermexio lamentando per primo la presenza di un “cerchio magico” nel prendere decisioni importanti per la città. Cerchio dal quale era rimasto escluso. La sua avventura politica è finita, alcuni non la ricordano nemmeno. E sembra non abbia alcun interesse a rifarla. Dimenticato.

Francesco Midolo: Francesco “Ciccio” Midolo è tornato. È il nuovo coordinatore cittadino di Cantiere Popolare – Noi con l’Italia. Negli anni è transitato dalla Lega Sud a Forza Italia (con ruoli amministrativi), quindi Italia dei Valori (nel 2013 candidato alle regionali) e dopo anni di silenzio – politico – è tornato alla Lega – Noi con Salvini ma alle ultime amministrative è stato bocciato alle urne racimolando appena l’1.32%. Andato via sbattendo la porta è passato a Lega Sud, quindi dai “Draghi people” ma adesso eccolo con Cp: ma manca più di un anno alle prossime elezioni. Potrebbe esserci. Confuso e felice.

Silvia Russoniello: era considerata una candidata debole per il Movimento 5 Stelle e destinata a non vincere. Così è stato. Si è fatta sopraffare nella leadership del M5S da Moena Scala, eletta presidente del Consiglio comunale. Con il suicidio del Civico consesso è scomparsa pure lei. E ha lasciato i 5 Stelle diventando una no vax accanita. Dai 5 Stelle si attende un futuro possibile leader provinciale, ma non se ne vedono. Silvia rimembri ancora…

Ezechia Paolo Reale: È quello che più di ogni altro ha pagato la bocciatura. La seconda in due tornate elettorali. È sembrato veramente disinteressato alle dinamiche del Consiglio comunale, ha cominciato a perdere uno dopo l’altro i consiglieri eletti con Progetto Siracusa e non è stato in grado di compattare attorno a sé l’opposizione se non durante i ricorsi al Tar e al Cga contro l’elezione del sindaco. Rispetto ad altri colleghi, per lui il suicidio del Consiglio comunale è stato “assistito”, ben consapevole ma anche dopo lo scioglimento non è riuscito a dimostrarsi un leader politico. C’è chi dice che adesso stia provando a ricompattare il centrodestra per ricandidarsi (e 3) ma qualcuno storce il naso. La mancanza di alternative a destra potrebbe aiutarlo. Il sindaco uscente pure. Individualista.


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