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Siracusa, Agenzie Per Stabilizzazione Precari Liquidate: Foti Replica A Nome Del PD

“Nella seduta del Consiglio Comunale del 16 marzo 2009, il Sindaco attribuì chiare responsabilità politiche al Partito Democratico, al sottoscritto e al segretario provinciale Giovanni Cafeo per il mancato avvio delle agenzie, adducendo come motivazione il ricorso pendente presso il Tar avverso la delibera di C.C. del 26 maggio 2008”. Sono le parole di Alfredo Foti, consigliere comunale del PD, che a distanza di oltre sei mesi tira le somme in merito alla messa in liquidazione delle agenzie per la stabilizzazione dei precari.

“Oggi il tempo, che è sempre galantuomo – continua Foti – ci ha dato ragione in pieno, e noi aspettiamo che il signor Sindaco riconosca le nostre ragioni, le agenzie saranno messe in liquidazione e il capitale sociale utilizzato per pagare giustamente a norma di legge compensi ad amministratori e revisori.
Avevamo dunque purtroppo visto giusto, restiamo fortemente preoccupati per il futuro lavorativo di centinaia di lavoratori, cui va la nostra solidarietà e la nostra assicurazione di un impegno certo per la tutela dei loro posti di lavoro, nel rispetto delle leggi dello stato e del diritto”.

Il consigliere non si limita a rivendicare la propria immagine ed il proprio ruolo su una vicenda che l’ha visto tra gli attori principali della stessa, ma tiene a spiegare che le agenzie non sono partite perché le casse comunali sono al collasso, e non in grado di garantire da sole senza forti aggiustamenti, adeguate coperture economiche nel tempo, e un lavoro stabile e adeguatamente remunerato ai lavoratori; perché, indipendentemente dalle competenze in materia legislativa della Regione Sicilia, la finanziaria del 2008, da noi più volte citata, e provvedimenti normativi successivi parlavano, chiaramente della impossibilità di istituzione delle predette agenzie, e che i servizi pubblici locali – come si evince dalla prassi consolidata giuridica europea e nazionale, dalle circolari e dai trattati dell’U.E., dalle leggi di mercato e dalle disposizioni dell’Autorità Garante per la libera Concorrenza e per il Mercato – non potevano che essere affidate per il tramite di gare pubbliche fatte salve pochissime eccezioni, senza ledere i diritti dei privati e distorcere le leggi di mercato in materia di appalti pubblici, e le conseguenti assunzioni dovevano avvenire attraverso pubblici concorsi e nel rispetto del patto di stabilità”.


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