Due nuove aggressioni in un solo giorno ai danni della Polizia Penitenziaria in servizio alla Casa Circondariale di Siracusa. A denunciarle è il Vice Segretario Regionale del Con.Si.Pe., Massimo Angelico, in una nota inviata al Sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, ai referenti regionali di Lega e Forza Italia, al Garante dei diritti dei detenuti della Sicilia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Provveditore regionale, con conoscenza al Direttore dell’istituto siracusano.
Secondo quanto riportato, in mattinata un detenuto assegnato a un reparto a regime aperto, con patto trattamentale accettato, ha aggredito un Preposto, costretto a lasciare il servizio per il resto della giornata. In serata, durante le normali attività di tardo pomeriggio, un altro poliziotto penitenziario è stato colpito con una padella da un detenuto già protagonista in passato di episodi simili, senza un’apparente motivazione. Il collega è stato trasportato in ospedale: si teme per l’integrità dell’occhio colpito e sono state riscontrate contusioni in prossimità dell’area occipitale.
“La punta dell’iceberg”
Per il sindacato, quanto accaduto “rappresenta la punta dell’iceberg” e dimostra che “non è possibile più attendere” e che “il tempo dei proclami, per l’Istituto di Pena di Siracusa, è ormai passato”. Nella nota si sottolinea come, nonostante i tavoli già aperti con il Garante dei detenuti, la Prefettura di Siracusa, l’ASP e vari responsabili dell’Amministrazione Penitenziaria, la sequela di aggressioni non si sia arrestata.
Carenza di personale e “sacco bucato”
Il Con.Si.Pe. punta il dito contro la cronica carenza di personale e la mancata riorganizzazione del sistema di lavoro e delle regole interne dell’istituto aretuseo, che scaricano le proprie criticità su chi è in prima linea. L’istituto siracusano viene paragonato a “un sacco bucato, ove si inserisce poco personale, che si perde non appena inserito nell’ambito lavorativo”, a causa delle condizioni e del clima lavorativo e degli “incidenti sul lavoro” — al punto da spingere, in particolare i nuovi arruolati, ad abbandonare il Corpo.
La richiesta al DAP e alla politica
Il sindacato chiede risorse umane, economiche e di gestione in grado di riportare l’istituto “sui binari della normalità”, denunciando il rischio che i detenuti possano ritenere lecito, all’interno del carcere, ciò che sarebbe un reato all’esterno, “in danno dello Stato di Diritto” rappresentato in quel contesto dagli stessi agenti.
“La nostra domanda è quanto e cosa si deve aspettare, prima che gli Enti preposti prendano coscienza di quanto accade, e si attivino per mettere rimedio a questo”, si legge nella nota, che si chiude con un appello agli enti politici destinatari “per un loro fattivo e tangibile interessamento” e a tutti gli altri indirizzi “per quanto di propria competenza”.