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Siracusa, attentato contro il tabacchi di via Piave: Bruno Piazzese pubblica un fotogramma con il presunto autore

Piazzese in un lungo post sui social oltre alla solidarietà ai proprietari del tabacchi ricorda quando lui stesso nei primi anni 2000 fu vittima del racket

Ci sarebbe una pista o meglio un’immagine del presunto autore della bomba carta di due notti fa al tabacchi di via Piave a Siracusa. Nella notte di lunedì, verso le 23 circa, infatti, ignoti hanno posto fuori dall’attività commerciale un ordigno esplosivo che ha causato danni alle vetrate del tabacchi. Sin da subito sono state avviate le indagini, affidate alla squadra Mobile della Questura di Siracusa.

Oggi però il presunto autore potrebbe avere un volto o almeno una fisionomia. Un fermo immagine ripreso da una delle telecamere di videosorveglianza private della zona, infatti, è stato pubblicato sui social da Bruno Piazzese, noto imprenditore siracusano già noto per la sua lotta al racket.

Questo è un fotogramma del delinquente che ieri sera alle 22:53 ha piazzato un ordigno esplosivo davanti alla tabaccheria dei fratelli Alessandro e Ciccio Cassarino – dice Piazzese -. Oggi (ieri per chi legge, ndr) sono andato ad abbracciarli, ho fatto un terribile balzo indietro di vent’anni, vedere gli occhi di Alessandro rigonfi di lacrime, mentre mi raccontava della reazione delle sue figlie mi ha tolto il respiro; il volto scuro e preoccupato di Ciccio mi ha fatto tornare tanta rabbia dentro. L’attentato in questione non può e non deve essere archiviato con i soliti, logori, attestati di solidarietà da parte delle Istituzioni, non possono e non devono bastare i messaggi di vicinanza della gente. I fratelli Cassarino sono entrambi dirigenti storici dell’associazione Antiracket di Siracusa, non si sono mai piegati alle becere logiche dei malavitosi; chi ha deciso di lanciare un messaggio così forte ha obiettivi ben più alti di una richiesta estorsiva.”

Piazzese poi ricorda quando nel 2002, lui stesso ha subìto il primo attentato all’Irish Pub di Ortigia. “L’allora questore Roca – ricorda sui social – mi chiamò alle sette del mattino, si mise un paio di scarpe da ginnastica, mi fece salire con lui sui tetti del pub perché voleva capire bene la dinamica del devastante attentato. Nel 2004, dopo il quarto attentato, Titti Bufardeci, allora sindaco di Siracusa, stanziò, assieme alla sua giunta, diecimila euro e me li donó, con quei soldi pagai gli stipendi ai ragazzi che lavoravano con me durante il periodo di chiusura; altri tempi? Altre persone? Non lo voglio pensare ma non posso neanche rassegnarmi.”

Dopo le sue continue denunce Piazzese venne anche nominato presidente delle associazioni antiracket della provincia di Siracusa. “Vivo scortato da vent’anni – ha concluso – ma sono orgoglioso di aver contribuito a scrivere e far approvare una legge dello Stato che ha l’obiettivo di non fare accadere mai più ciò che è successo a me; oggi gli imprenditori sono ancora più tutelati e loro sanno molto bene che la denuncia è l’unica via da percorrere ma, per piacere, stiamo vicini a Alessandro e Ciccio Cassarino. “La mafia è una montagna di merda”.


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