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Siracusa, Autogol di Garozzo su Lo Giudice. Il peso della vecchia politica schiaccia la rottamazione

Il “licenziamento” dell’assessore Alessio Lo Giudice, avvenuto in questo modo, appare un autogol dell’amministrazione Garozzo. Il primo vero autogol da un anno a questa parte. Perché è vero che il consigliere Simona Princiotta appartiene alla maggioranza solo in termini teorici (qualcuno l’accusa di essere entrata per distruggere la parte renziana del Pd) e che una conferenza stampa d’accusa svolta nel periodo in cui si pensa al rimpasto serve solo per distruggere gli equilibri.

È altrettanto vero, però, che Alessio Lo Giudice – come Maria Grazia Cavarra e Francesco Italia – sono il simbolo della rottamazione, peraltro apprezzata dalla gente. Per l’assessore Cavarra le società sportive si sono sperticate di complimenti chiedendone la conferma; l’assessore Lo Giudice ha ricevuto apprezzamenti per l’attività svolta sui Beni culturali e su alcuni cantieri sbloccati. Pur avendo vissuto parecchi scontri nella dialettica politica, nell’ultimo incontro pubblico di qualche giorno fa si è sorpreso lui stesso dei numerosi intervenuti.

Francesco Italia invece si è guadagnato la stima dei siracusani con gli eventi organizzati quest’anno, tra Ferrari, Festa della Musica, Infiorata, presentazione dello spot D&G in pompa magna e due mesi e mezzo di riprese cinematografiche gli aretusei si sono sentiti nuovamente importanti. Tre ragazzi che, agli occhi della gente, si sono impegnati di più quest’anno.

Eppure sembra che la politica, la vecchia politica, resti ancora parte integrante di questa amministrazione. Vendette trasversali (il tuo consigliere mi insulta, io ti licenzio) dimostrano che i “giochi” politici sono ancora più importanti del bene della città. Lo scontro ormai atavico con l’onorevole Bruno Marziano fatto in questa maniera è controproducente e, anzi, presta il fianco a polemiche in cui il vincitore non sarà nessuno dei due e a perdere sarà solo la città.

Il sindaco avrebbe fatto meglio a chiedere al suo assessore di dissociarsi pubblicamente dalle accuse del consigliere di riferimento. Se l’ha chiesto davvero (e invano) non è dato saperlo con certezza, ma il fatto di non averlo scritto nel comunicato in cui Garozzo conferma di non aver nulla di personale nei confronti del suo ex assessore non depone a suo favore. Anzi, forse sarebbe stato più comprensibile rispetto a una vendetta trasversale. Appare dunque un errore, quanto meno dal punto di vista mediatico. Un errore atipico per la parte renziana.

La lotta è tutta interna al Partito democratico ma ora in Consiglio appaiono scenari diversi, con un Pd spaccato a metà e i consiglieri portati a scegliere dove dovranno stare.

Luca Signorelli
 


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