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Siracusa, Bandiera contro la nuova piazza della Repubblica: “colori Lgbt, ma invertiti”. L’assessore Fontana: “è la bandiera della pace”

Bandiera: "È la bandiera Lgbt, a colori invertiti, simbolo delle comunità gay o comunità arcobaleno". Fontana: "è l'arcobaleno, disegno facilmente riconosciuto persino dai bambini". Italia Nostra: "era meglio il Tricolore"

La trasformazione di piazza della Repubblica sta creando dibattito in città, tra favorevoli e contrari, tra chi guarda con disinteresse e chi pensa di voler dire la propria. È questione di gusti, certo, ma anche una nuova viabilità che attendere di essere messa alla prova con l’inizio delle scuole. Intanto, l’ex assessore regionale Edy Bandiera di Forza Italia, vede dell’altro.

“È la bandiera Lgbt, a colori invertiti, simbolo delle comunità gay o comunità arcobaleno, insieme composito di organizzazioni lesbiche, gay, bisessuali, transgender, quella impressa dall’amministrazione comunale, davanti la scuola media “Paolo Orsi”. Se si voleva dare un messaggio o un insegnamento, nel segno del rispetto di ogni essere umano, della integrazione e della non discriminazione, principi che condivido e che difenderei a qualsiasi costo, ritengo che farlo davanti qualsiasi scuola che, tra l’altro, non ha nel proprio programma ministeriale l’educazione sessuale, sia un errore, se non una provocazione – scrive in un post su Facebook – E poi perché a colori invertiti? Per mettersi al riparo da polemiche che, quindi, dinnanzi a questa voluta forzatura si era certi sarebbero arrivate? Siracusa un colore ce l’ha. È il verde della terra, del coraggio e della speranza, che esponiamo per Santa Lucia o l’azzurro della nostra squadra di calcio. Mi dispiace, ma non condivido. Non condivido affatto. Principi e valori che vanno riconosciuti e osservati planetariamente, vanno trasmessi ai giovani da chi è deputato a farlo, da soggetti competenti e formati e non da un’amministrazione, a questo punto probabilmente subdola, e certamente lacunosa su tutto, e che è chiamata, per compiti e doveri istituzionali, a dovere fare altro. Molto altro. Conosco tante persone che hanno un orientamento sessuale diverso dal mio, anche se non sono solito chiedere, ed io ce l’ho diverso dal loro. Sono persone perbene, alle quali, ogni volta che ho potuto, non ho mai fatto mancare l’amicizia, l’affetto, la vicinanza, il rispetto e il sostegno. È con l’esempio vero e concreto di ogni giorno, con la testimonianza reale, che si costruisce una società migliore. Non con i cerchi o con la pittura, a colori invertiti”.

Un’uscita pubblica – seppur nel profilo privato – che non piace all’amministrazione comunale, che interviene co una nota dell’assessore alla Mobilità, Maura Fontana:“Lo sforzo immane che richiede dare una simile interpretazione lascia intendere tutto il disagio di chi, non potendo trovare motivi reali inerenti il progetto per seguire la via della contestazione, si voglia appigliare disperatamente a ragioni recondite che però nel caso specifico risultano non solo false illazioni ma un offensivo riferimento che non si riconosce e si rigetta con forza. E allora non volendo attribuire a Edy Bandiera la malizia di volere a tutti i costi dare una spiegazione che sia offensiva e ripugnante per dire che tale invece sia l’intento del progetto, non rimane che trovare e aggrapparsi alla migliore spiegazione che lo vede “ignorare” l’esatto significato del disegno esattamente nella sua successione cromatica: l’arcobaleno, ripreso poi anche nella simbolica bandiera della pace presente in tutte le scuole. Aggiungerei… non a caso, disegno facilmente riconosciuto persino dai bambini … Si traggano le dovute considerazioni. A me rimane solo da dire che trovo vergognoso che un esponente politico, che dovrebbe essere un esempio per la società civile, utilizzi tali mezzucci per avere visibilità”.

Replica il commissario di Forza Italia, Bruno Alicata: “In psicologia, senza voler scomodare l’ottimo Roberto Cafiso, l’essere permalosi è un handicap sulla strada verso la felicità, perché non consente di gestire serenamente i giudizi degli altri. L’assessore Fontana, le cui discutibili iniziative viarie in città hanno, a lei sì, conferito notevole e amplia “visibilità”, con le sue repliche, appunto permalose, dimostra di percorrere la strada della malinconia e del tormento, per essere allergica alle critiche, anche le più innocenti. Accusare un ex assessore regionale che dissente dal suo operato pubblico addirittura di “usare mezzucci per cercare visibilità”, riferita a una considerazione dell’on. Edy Bandiera, in ordine al Carnevale di colori realizzato in piazza della Repubblica, è quantomeno risibile, denotando viceversa insofferenza e incapacità di confronto che non appartengono a quell’assessore bonario e amabile che era la Fontana, allorquando militava nelle Giunte di centro destra. Ad ogni modo, la scelta di colorare piazza della Repubblica, seppur legittima  o condivisibile, potrebbe ingenerare,  col permesso dell’assessore suddetto, ragionevoli equivoci poiché, se è vero che vengono richiamati i colori della Pace, è anche vero che quei colori possano essere travisati e rappresentare, al tempo stesso, un messaggio subliminale poco condiviso. Inoltre, la bandiera della pace si distingue da quella arcobaleno del movimento Lgbt per la scritta, appunto, Pace. Pertanto, se da parte dell’amministrazione si volessero evitare legittimi equivoci, si provvedesse ad approntare la scritta suddetta. Per così  poco, ma così tanto, non crediamo possa esservi un aggravio dei costi”. 

Chiude la polemica, surreale, il sindaco Francesco Italia: “Non serve cultura politica, e nemmeno rispetto per le persone – scrive in un post – Non si tratta nemmeno di essere squallidamente omofobi e vedere minacce gay dove non esistono, strumentalizzando anche la bandiera presente in tutte le scuole e in migliaia di balconi durante la pandemia. A volte, basterebbe semplicemente fermarsi a contare fino a sette, i colori della bandiera della pace, quelli utilizzati in piazza della repubblica. Ecco perché la scuola, la scuola che insegna la pace, il rispetto, l’inclusione, l’uguaglianza, l’amore per il prossimo, valori di cui è intrisa la nostra Costituzione”.

Ma fuori dalle polemiche sessuali, anche Italia Nostra interviene con Liliana Gissara: “Piazza della Repubblica non è una piazza qualsiasi; è il cuore della “città nuova” edificata nel dopoguerra – dice – Su di essa affaccia anche l’Istituto Comprensivo Statale intitolato al grande archeologo “Paolo Orsi”. Il 26 agosto ci ritroviamo una piazza segnata da un anello multicolore dai toni squillanti, colorazione ripresa anche nello scivolo d’ingresso all’Istituto. Quanto meno la toponomastica, che ha una sua ragion d’essere, avrebbe suggerito altro. L’emblema della Repubblica è il Tricolore. Si sarebbe potuta ampliare un po’ l’aiuola circolare e predisporvi una corona fiorita con i colori della bandiera. In asse con via Oglio, come ulteriore elemento d’arredo si sarebbe potuto riprodurre, sempre in modalità vegetale, lo stemma della Repubblica, a cui è dedicata la piazza. Il verde, più che i colori accesi, dà il tono giusto aa una piazza centrale dal nome importante. In assonanza con la toponomastica, i segni che andrebbero proposti ai frequentatori di ogni età della Piazza sono quelli della nostra Repubblica”.

“Il dibattito che si è scatenato sul cosiddetto urbanismo tattico di Piazza della Repubblica può essere una opportunità per riflettere sul futuro di questa città che ha bisogno di investimenti e di una capacità di spesa delle risorse a disposizione diversa dal passato”. Inizia così la nota Salvo Carnevale, segretario provinciale della Fillea-Cgil di Siracusa che interviene sulla polemica scatenata dall’isola pedonale colorata di una delle piazze più famose della città.

Inutile stare dietro ai pro o ai contro quella piazza colorata che tenta di sottrarre metri quadrati alle auto per consegnarle ai bambini. “È bellissima”, dicono i sostenitori. “Sono risorse sprecate che potevano essere usate per qualcosa di più importante”, rispondono i detrattori. “È una polemica inutile e senza soluzione di continuità, tipica del complesso di inferiorità che inquina il dibattito pubblico e che non permette di ragionare sui temi fondamentali per rilanciare la città. Il sindaco, arroccato con la sua anomala oligarchia, dentro il palazzo, non può pensare di fare un bilancio positivo della sua amministrazione con quattro sverniciate, tra l’altro già sbiadite in lunghi tratti, e dichiarazioni avveniristiche che ogni anno le statistiche, sulla qualità della vita, smentiscono puntualmente e clamorosamente. Serviva aprirsi alla città, oggi più che mai visto lo scioglimento del Consiglio comunale, e tentare di pianificare un futuro più ambizioso, anche se per niente facile. E su questo parliamo al passato perché abbiamo l’evidenza del fallimento totale nonostante le buone intenzioni di qualche assessore. Basti pensare alla totale chiusura sulla discussione legata alla partecipazione al bando sulla qualità dell’abitare di qualche mese fa – aggiunge – L’ennesima sverniciata, nonostante sia tutto sommata piacevole, è stata edulcorata da imbarazzanti ‘tagli’ a favore di telecamera del pezzo squalificante di quella stessa piazza. Facciamoci caso, nelle foto consegnate alla stampa non compare mai quello spaventoso mostro che risponde al nome di ex tribunale, teatro di degrado, abbandono e insicurezza. Si poteva fare lo spazio pedonale colorato da consegnare ai bambini presentando uno straccio di idea su quell’area abbandonata in pieno centro? Ma i bambini che giocheranno dentro l’area pedonale non si domanderanno, forse, perché a un palazzo possa essere permesso di ridursi in un tale stato d’abbandono? Sarebbe stata una buona occasione per lanciare un cantiere di idee per la riqualificazione. Ma niente, ci si trincera sempre dietro l’attribuzione di competenza ad altri. Eppure nel 2019 le organizzazione sindacali consegnarono idealmente alla città un elenco di mostri da riqualificare dove figurava anche l’ex tribunale ma “l’oligarchia Italia” era troppo occupata a fare altro. La realtà della città è, purtroppo, atrocemente diversa. Non basta qualche fotografo compiacente per far dimenticare la situazione imbarazzante che invade la città. Basti pensare ai dati sulle opere pubbliche in provincia nel settore edile. Sul triennio 2018/2020 la media provinciale di lavori pubblici è del 15% , mentre nella sola città rimaniamo ancorati a un misero 10%. Sicuri che le responsabilità siano solo da ricercare nelle ristrettezze economiche degli enti locali o non siano, anche, addebitabili a un eccesso di autoreferenzialità e a una immaginazione nemmeno troppo spiccata nella pianificazione degli investimenti in questa città?”.


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