Siracusa, bar al Castello Maniace. Il Tar respinge il ricorso: troppo alto, revocata l’agibilità

La decisione è pure stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Siracusa per gli eventuali accertamenti ritenuti opportuni

Il bar della piazza d’Armi del Maniace è troppo alto, ma la pedana va bene. Per questo motivo il Tar condanna la società Senza confine Srl e dà in gran parte ragione a Soprintendenza e Comune, che aveva revocato l’agibilità imponendo la chiusura dell’attività (che in realtà al momento è già chiusa). La decisione è pure stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Siracusa per gli eventuali accertamenti ritenuti opportuni e a questo punto – a meno di eventuali ulteriori rilievi penali o amministrativi – la struttura dovrà essere modificata e dovrà ottenere nuovamente l’agibilità.

“Le altezze delle opere realizzate – si legge nella sentenza – sono affette da variazioni non autorizzate sugli intendimenti prospettati in fase progettuale e come tali, quindi, difformi a quanto autorizzato risultando, per altro, ingiustificate, le omesse rappresentazioni grafiche progettuali“. Insomma, troppo alto. Elemento comunque rilevato e confermate dalla stessa ditta altre variazioni di altezza e facilmente riscontrabile dalle quote riportate negli elaborati (parete sud realizzata in 3,40 metri contro i 2,88 autorizzati).

Sull’eventuale maggiore impatto visivo determinato dalla maggiore altezza, il collegio giudicante si pone piuttosto il dubbio se tale circostanza non disveli la necessità che sin dall’origine non vi fosse la necessità di non creare alcun impatto con il bene tutelato. E in questo caso non sarebbe dovuto nascere affatto alcuna struttura.

Per quanto riguarda la pedana, invece, accolta la versione della società: “il progetto autorizzato, del resto, comprendeva pur sempre una zavorra in cemento armato e l’averla posta in opera, potrebbe, al più, secondo lo stesso provvedimento impugnato, comportare solamente una diversa onerosità in fase di ripristino”.

Il gestore aveva chiesto al Tribunale amministrativo l’annullamento dell’ordinanza della Soprintendenza con cui rilevava le incongruenze dell’attività a seguito dei rilievi e dei sopralluoghi da cui emersero alcune difformità – le altezze del manufatto e il basamento in cemento armato su cui poggia la struttura -, del verbale di accertamento di violazione urbanistica e dell’ordinanza con cui il Comune dichiarava la revoca dell’agibilità, di fatto imponendo anch’esso la chiusura del bar.

I giudici amministrativi avevano disposto una “verificazione” volta ad accertare se vi fossero (e in quali termini) difformità tra quanto realizzato e il progetto approvato e autorizzato dagli enti, con specifico riferimento a quanto rilevato e contestato. Nel frattempo gli atti impugnati erano stati sospesi e il bar ha attesto, aperto, la decisione del Tribunale. Dopo innumerevoli ritardi e peripezie con il perito, si è quindi arrivati a conclusione delle vicenda. A meno di Cga.


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