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Riapertura di nidi e materne: approvate le linee guida per la ripresa delle attività

Siracusa, bocciatura del Piano di qualità dell’aria. Coppa fuori dal coro: “una sconfitta della Regione, può essere impugnata”

L'assessore alla Tutela del suolo, dell'aria e dell'acqua: "speravo e immaginavo che almeno una parte del piano potesse reggere alle censure delle imprese. Così non è stato. Ne prendo atto"

Al “coro” dei commenti dopo la sentenza del Tar di Palermo che annulla il piano regionale di qualità dell’aria mancava all’appello solo il Comune di Siracusa. Ma la voce che arriva da Palazzo Vermexio sembra “fuori dal coro”. Pierpaolo Coppa, assessore alla Tutela del suolo, dell’aria e dell’acqua e riduzione dell’inquinamento non è certo soddisfatto dell’esito del ricorso, sperava che almeno una parte del Piano redatto dalla Regione potesse “tenere” alle evidenze mosse dalle società del polo petrolchimico ed è certo che una tematica complessa come quella dell’inquinamento industriale debba andare oltre a una semplice discussione su una – seppur importante- sentenza amministrativa. Oggi teme anche per le Aia, all’interno delle quali solo recentemente è rientrato il Comune di Siracusa, e si appella alla Regione: servono risorse umane e volontà tecnica e politica

Assessore Coppa, quella del Tar di Palermo sembra essere una bocciatura su tutto il fronte. Si sperava di fare passi in avanti con il Piano di qualità dell’aria e invece si è tornati all’anno 0?

“Non vi è dubbio che la sentenza del Tar di Palermo boccia per intero il piano regionale della qualità dell’aria delle aree industriali. Sul piano della pianificazione ambientale è una sconfitta per la Regione. Non credo che questo possa essere messo in discussione. I passi in avanti sono stati fatti nel 2016 e nel 2018 con le nuove Aia rilasciate dal Ministero dell’Ambiente e il contributo dell’amministrazione comunale è stato rilevante. Ad ogni modo si tratta di una sentenza di primo grado che può essere impugnata dalla Regione se riterrà che sussistano i presupposti”.

Eppure dai sindacati alle forze politiche da, ovviamente, le imprese alle associazioni datoriali le reazioni non sono state negative. Anzi, sembrano tutti soddisfatti. O quasi.

Le posizioni delle parti sociali, delle associazioni datoriale e di alcune forze politiche erano chiare e oggi possono sostenere che un Tribunale ha ritenuto legittime le posizioni contrarie e illegittimo il Piano. C’è però un piano politico e un piano tecnico amministrativo. La Regione ha il diritto/dovere di attuare politiche ambientali sostenibili sul territorio e il Tar riconosce questo diritto/dovere. Tuttavia l’esercizio di un potere politico amministrativo deve essere esercitato previa adeguata istruttoria. Secondo il Tar ciò non è avvenuto”.

Nella sentenza si legge tra l’altro che “molte delle stazioni di misurazione non raggiungano i valori di efficienza previsti”. E anche “il ministero dell’Ambiente nelle osservazioni al piano ha rilevato l’inadeguatezza della rete di monitoraggio”. E qui si ripete l’annoso problema della manutenzione e della gestione delle centraline che dal Libero Consorzio dovrebbero passare ad Arpa?

Le motivazioni del Tar sono più complesse e le semplificazioni non rendono giustizia a una sentenza ampiamente articolata. Il tema vero riguarda il mancato adeguamento delle centraline al D.lgs. 155/2010 e obiettivamente c’è un grave ritardo nell’attuazione da parte degli enti competenti delle azioni programmate ma a oggi non ancora concluse e ciò mi auguro che avvenga al più presto”.

Nella sentenza si è parlato anche di dati vecchi, di un Piano redatto male e di un lavoro certamente perfettibile, per essere buoni. Cosa chiede quindi l’amministrazione comunale, entrata per la prima volta di recente nelle Aia, alla Regione: ricorso al Cga o nuovo piano?

La Regione soffre di un problema comune a tutte le amministrazioni. L’inadeguatezza, quanto meno, sul piano quantitativo di risorse umane. Contrastare i legittimi interessi e le aspettative di imprese ben attrezzate sotto il profilo tecnico e giuridico è oggettivamente difficile. Accade spesso che la politica programma una serie di azioni che poi non sono attuate perché mancano le risorse umane. La politica nazionale e regionale devono prendere atto che occorre attingere nuove professionalità e competenze per istruire procedimenti e politiche complesse e certamente il tema del risanamento delle diverse matrici ambientali necessità di qualificate professionalità. È stato annullato un atto della regione e credo che spetti alla stessa la scelta sull’impugnare o meno la sentenza del Tar Palermo. Mi auguro che la decisione venga presa sulla base di valutazioni innanzitutto giuridiche e poi politiche. Speravo e immaginavo che almeno una parte del piano potesse reggere alle censure delle imprese. Così non è stato. Ne prendo atto”.

Pensa che la sonora bocciatura del Piano possa incidere sulla rivisitazione delle Autorizzazioni integrate ambientali?

“Sì. È scritto nella sentenza. Astrattamente è possibile il riesame dell’Aia del 2018 in ragione del Piano regionale della qualità dell’aria è possibile. Tuttavia il Tar di Palermo ha bocciato il Piano e pertanto il riesame motivato dall’approvazione del piano deve fermarsi”.

Dopo una prima fase di grande attività che vi ha portato a entrare per la prima volta nei tavoli ministeriali sembra che l’attenzione sull’argomento sia scemata. Non c’è più un esperto, non c’è più l’Airsense e l’amministrazione dal canto proprio sembra “parlare” sempre meno della tematica. Ci sbagliamo? E poi, nella migliore delle ipotesi, mancano ancora 3 anni di amministrazione. Quali sono i vostri obiettivi in merito?

L’attività amministrativa più rilevante del Comune sulla questione “Aria” si è conclusa con l’Aia del 2018 che autorizza gli impianti ISab Nord e Sud. Adesso i temi e la programmazione dell’amministrazione riguardano la verifica delle prescrizioni Aia del 2018. Ricordo che il controllo delle Aia spetta all’Ispra e come amministrazione abbiamo individuato tra gli obiettivi del Comune di verificare se i tempi e le modalità vengono rispettate. Forse molti hanno dimenticato o non sanno che siamo intervenuti nel procedimento penale che ha condotto la Procura della Repubblica di Siracusa a chiedere ed ottenere l’esecuzione di prescrizioni alle imprese dell’area industriale (Operazione No Fly, ndr) . Sul piano della programmazione ambientale non credo che sia corretto volgere lo sguardo solo alle industrie. Anche le amministrazioni comunali devono realizzare politiche ambientali attive e non di mero controllo. L’obiettivo strategico dell’amministrazione comunale sulle questioni ambientali è trasversale e riguarda diverse rubriche ed è orientato soprattutto sulle politiche attive. Ben 4.500.000,00 di Agenda Urbana sono destinate all’efficientamento energetico. Abbiamo pubblicato un avviso sull’efficientamento energetico degli edifici pubblici. Nel 2022 scade il servizio di pubblica illuminazione e sarà un altro momento importante di politiche attive ambientali. Nel Piano regionale della qualità dell’aria sono contenute misure programmatiche che riguardano anche il comune di Siracusa e tra queste una particolarmente importante: il decremento del 40 % del traffico veicolare ed in prossimità dei plessi scolastici. È una misura importante sulla quale l’intera amministrazione sta programmando e attuando le azioni necessarie: nuovo parco mezzi di trasporto; nuovo servizio di trasporto pubblico locale; piste ciclabili; servizio di trasporto pubblico locale; trasporto scolastico in città e nelle frazioni. Le politiche attive in materia ambientale sono la vera sfida sino al 2022 e oltre, fermo restando che non appena la regione avrà valutato se impugnare o meno la sentenza assumeremo le nostre decisioni”.

Luca Signorelli e Giulio Perotti


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