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Siracusa, Bosco delle Troiane: cosa non ha funzionato?

Il Bosco delle Troiane a Siracusa nasce dal volontariato ma resta incompiuto. L’agronomo Nino Attardo spiega perché

Bosco delle Troiane

Il Bosco delle Troiane, nato come progetto di forestazione e partecipazione civica, oggi non gode di buona salute. A spiegarne le ragioni è l’agronomo Nino Attardo, che individua nel mancato impegno strutturale dell’amministrazione pubblica il principale limite di un’iniziativa rimasta, di fatto, solo sulla carta.

Il progetto nasceva da un’esigenza chiara: riforestare un’area pubblica, restituendola alla città attraverso l’impegno diretto dei cittadini. Un’azione dal basso, portata avanti da un gruppo di volontari animati da spirito civico e attenzione all’ambiente. Tuttavia, come sottolinea Attardo, interventi di questo tipo non possono reggersi esclusivamente sul volontariato.

“Le sistemazioni a verde – spiega l’agronomo – hanno bisogno di cure nel tempo. A Siracusa, come altrove, è indispensabile che l’amministrazione pubblica si assuma la responsabilità della gestione”. Nel caso del Bosco delle Troiane, invece, il peso della manutenzione era stato affidato quasi interamente ai volontari, senza una reale presa in carico istituzionale.

Un primo segnale positivo arrivò grazie all’intervento dell’allora assessore Gradenigo, che riuscì a reperire risorse economiche per realizzare un impianto di irrigazione parziale. Un’azione definita “oculata” da Attardo, che permise di salvare temporaneamente il bosco e dimostrò quanto il coinvolgimento diretto dell’amministrazione possa fare la differenza.

Ma episodi isolati non bastano. Attardo parla per esperienza diretta, maturata nella forestazione di ampie aree dei Monti Iblei e nei demani forestali siracusani: “Con un bosco servono tempi lunghi. Le amministrazioni devono assumersi responsabilità nel lungo periodo, non nel breve”

Ed è qui che emerge il nodo principale. I cicli amministrativi durano in media quattro o cinque anni, mentre un bosco ha bisogno di almeno trent’anni per attecchire davvero. Una distanza temporale che rende difficile pianificare e garantire continuità agli interventi, soprattutto se manca una visione condivisa e strutturata.

Per Attardo, la lezione è chiara: senza una responsabilità pubblica di lungo periodo, la forestazione urbana rischia di restare un’utopia.


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