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Siracusa calcio, ferita aperta: servono chiarezza e verità

A cinque giorni di distanza dalle poche parole affidate a una nota dal presidente Ricci e dall’incontro avvenuto venerdì scorso con una delegazione della squadra, non è ancora chiaro se il momento di difficoltà sia stato realmente superato

Il rumore del silenzio, spettri del passato che riaffiorano e una ferita che continua a sanguinare. Sono questi gli umori che attraversano la piazza siracusana dal 16 dicembre a oggi, giorni vissuti tra incertezza, fiato sospeso e un sentimento che, per molti, ha ormai assunto i contorni di un tradimento.

I fatti sono noti. La società del presidente Alessandro Ricci non ha ottemperato alla prima vera scadenza federale della stagione, fissata per il 16 dicembre, non provvedendo al pagamento di stipendi e contributi dei calciatori. Un’inadempienza che, salvo colpi di scena, porterà a una penalizzazione in classifica: almeno quattro punti, più probabilmente sei. Ma il nodo centrale non è soltanto la sanzione sportiva. Il problema vero è l’assenza di certezze.

A cinque giorni di distanza dalle poche parole affidate a una nota dal presidente Ricci e dall’incontro avvenuto venerdì scorso con una delegazione della squadra, non è ancora chiaro se il momento di difficoltà sia stato realmente superato. In quella comunicazione Ricci aveva provato a rassicurare l’ambiente: “Non ho mai pensato di mollare perché non sono il tipo che si ritira. Ripartiamo adesso, tutti insieme, per il prosieguo della stagione. Restiamo compatti, crediamo nel lavoro quotidiano e sosteniamo la squadra”.

Parole che, però, a distanza di giorni rischiano di restare isolate. Anche dopo la splendida risposta del campo — il netto 3-0 al Trapani, una delle migliori prestazioni della stagione della squadra di Marco Turati — tutto è tornato a tacere. In città circolano soltanto voci, spesso contraddittorie, ma nessuna conferma ufficiale. Secondo indiscrezioni, la giornata di ieri avrebbe dovuto segnare il pagamento degli stipendi arretrati; sempre secondo le stesse voci, il versamento sarebbe avvenuto solo in maniera parziale. Dalla società, e soprattutto dal presidente, nessuna comunicazione, nessuna operazione verità capace di spegnere questo incontrollato chiacchiericcio.

Il Siracusa Calcio appare oggi come un paziente senza diagnosi: si sa che è malato, ma non si conoscono né l’entità della malattia né la possibile cura. Ed è anche per questo che la contestazione — dagli ultras storici fino a chi, proprio grazie a Ricci, era tornato ad appassionarsi ai colori azzurri — si è fatta dura. Non per mancanza d’amore, ma esattamente per il contrario: perché ci si sente, ancora una volta, feriti da un legame viscerale.

A questo si aggiunge un altro silenzio, altrettanto difficile da comprendere: quello della politica. Se è vero che l’amministrazione comunale ha investito risorse importanti per l’ammodernamento del “De Simone”, consentendo al Siracusa di affrontare il ritorno al professionismo in condizioni adeguate, è altrettanto vero che oggi quella stessa amministrazione dovrebbe chiedere pubblicamente chiarezza. Spiegare se questa società, questa squadra e questo progetto abbiano un futuro fondato su basi solide.

Perché il Siracusa è di Alessandro Ricci. Ma il Siracusa Calcio è un bene della città.


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