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Siracusa Calcio: Sottil non ha dubbi. Il Siracusa vuole la serie B

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“Siamo in testa e non ci nascondiamo. I ragazzi hanno capito di poter stare al vertice”. Spazzate via modestia e formalità, Andrea Sottil lancia un guanto di sfida agli avversari: per la promozione in B c’è anche il Siracusa. Una piccola realtà calcistica, ripescata un paio di estati fa dalla Seconda Divisione. E capace, grazie al carisma del suo condottiero, di issarsi in vetta al girone B di Prima.

Già, Sottil: ex di Atalanta, Udinese e Catania, passato dal campo alla panchina in meno di un anno (ultima stagione agonistica ad Alessandria nel 2009-10). Giusto il tempo di alimentare la passione per il calcio e prendere il patentino a Coverciano: “E’ la prima cosa che ho fatto appena smesso di giocare – ha detto in esclusiva a Sportmediaset -. Ho sempre amato dedicarmi alla preparazione di schemi e giocate. Dopo gli allenamenti, mi fermavo con gli allenatori e provavo a capire cosa andava e cosa no, quali erano gli aspetti da migliorare. Penso sia il lavoro giusto per uno come me, è quello che sognavo di fare”.

Lei di allenatori ne ha avuti tanti. C’è qualcuno a cui si è ispirato maggiormente?

“Se intende sapere chi è il mio modello, le rispondo subito che non esiste. Ho cercato di estrapolare le cose che mi piacevano e aggiungerle alla mia idea di gioco. Ho avuto grandi tecnici come Spalletti, De Canio, Hodgson, Marino, Ventura. Ho preso qualcosina da ognuno di loro, cercando di costruire qualcosa di mio. Ma nella testa del Sottil allenatore ci sono un paio di cose da cui è impossibile prescindere…”.

Quali?

“La prima è che non si può imporre a una squadra un preciso stile di gioco. Sono le caratteristiche dei giocatori a farti propendere per una soluzione. Il secondo elemento è di natura mentale: io sono un combattente, quindi, sono molto partecipe durante partite e allenamenti. Mi spendo a livello vocale, lavoro sull’autostima dei ragazzi, provo a infondere sicurezza. Certo, nel calcio non vince chi grida di più: spesso lo fa chi gioca meglio”.

Pare che Sottil, in panchina, sia passato dallo status di ‘difensore’ a quello di ‘amante del bel gioco’.

“Aver fatto il difensore forse mi avvantaggia (ride, ndr). Ho sempre rincorso gli attaccanti e vissuto la difficoltà di certi movimenti. Ma, realisticamente, sono i giocatori trovati a Siracusa a imporre questa identità ‘offensiva’: il nostro è un gioco che si basa sul fraseggio rapido, sugli inserimenti fra i reparti, sulla ricerca immediata della profondità. L’azione parte dalla difesa: non perché amiamo specchiarci, ma perché ci sono dei difensori con grande personalità e bravi a far partire la manovra. Giochiamo palla al piede, ma, per intenderci, quando c’è da lanciare lungo lo facciamo. Sappiamo cogliere anche le alternative”.

E lei, al suo primo anno da allenatore professionista, è primo in classifica…

“Sì, ma ho trovato dei ragazzi straordinari. L’allenatore ci mette le idee, il condimento, ma gli interpreti devono essere all’altezza. Anche il mio staff ha dato prova di grande professionalità. Da luglio a fine agosto abbiamo lavorato come matti. Poi ci vuole anche quel pizzico di fortuna che stiamo avendo”.

Eppure Siracusa è una piazza particolare: punti di penalizzazione, difficoltà economiche, pubblico non sempre numeroso. Siete diventati ermetici di fronte alle situazioni ‘esterne’?

“Per forza, devi esserlo. La situazione è difficile ovunque, non solo nel mondo del calcio. Una società di Lega Pro deve sbattersi per trovare uno sponsor e mandare avanti un progetto. Il presidente Salvoldi e la dirigenza però ci hanno messo nelle condizioni migliori per andare in campo. All’inizio siamo stati penalizzati di tre punti (inadempienze Covisoc, ndr), ma è acqua passata. Non ci attacchiamo a queste cose e le prestazioni lo dimostrano. Sentiamo nostri i 38 punti, anche se la classifica dice 35”.

Il maggior rappresentante di questo Siracusa è Davide Baiocco.

“Direi quasi che è l’emblema di questa squadra, il trascinatore. Quello a cui i ragazzi si ispirano. Davide dà consigli a tutti, è l’esempio vivente di come si ama questa professione. Poi è anche un fratello, un amico di vita. Un uomo straordinario. Nel mio Siracusa ho un bel gruppo di vecchietti: oltre a Baiocco ci sono anche Lucenti, Ignoffo, Fernandez…”.

Esperienza che si fonde alla perfezione con il resto del gruppo: ci sono giovani di buona prospettiva?

“Sì, vedo ragazzi di ottima qualità, che possono ambire a categorie superiori. Anche perché, detto francamente, secondo me il tasso tecnico del nostro calcio si è un po’ abbassato. Quindi dico loro: curate quotidianamente i dettagli, dagli allenamenti all’alimentazione. Se si fa bene, si può conquistare un grande palcoscenico e mantenerlo”.

Parla di livellamento verso il basso. Pensa che il Siracusa potrebbe giocarsi le sue carte anche in B?

“E’ solo un mio modesto parere. Tolte le prime della classe – quelle che magari stanno cercando di vincere il campionato cadetto come Torino o Verona – credo una buona squadra di Prima Divisione possa starsene in B. Allo stesso tempo, sono rimasto sorpreso dalla Lega Pro: ho trovato un livello medio-alto, con ottimi giocatori e tecnici molto preparati che producono un buon calcio”.

Il Siracusa ha chiuso in testa al giro di boa: puntate a una storica promozione?

“Siamo davanti e non ci nascondiamo. Mancano 15 partite: se non ci proviamo noi, chi può farlo? Non siamo lì per caso, i ragazzi sono stati i primi a capirlo e proveranno a fare un campionato di vertice fino alla fine. Poi è chiaro che vincere non è facile: ci provano tutti, ma in pochi ci riescono per davvero”.

                                                                                                            (Fonte Sportmediaset.mediaset.it)