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Siracusa calcio, tra punti persi e rimonte: il doppio volto degli azzurri

Per centrare i play out agli azzurri serve un miracolo sportivo che deve passare obbligatoriamente dal commettere meno errori e avere più cinismo

Il tecnico del Siracusa Marco Turati a bordo campo

Mettere l’autobus davanti la porta non fa proprio parte della filosofia del Siracusa. Vuoi per la “mentalità” che fin dal primo giorno ha improntato ai suoi giocatori mister Marco Turati, vuoi anche per necessità visto che la rosa azzurra di certo non spicca per “peso” e “centimetri”. E forse c’è proprio questo fattore tra i tanti “se” che oggi fanno più male. Perché al netto degli 11 punti di penalizzazione che gravano come un macigno sul cammino degli azzurri, esiste un dato tecnico e psicologico che non può essere ignorato: l’estrema difficoltà della squadra nel “blindare” il vantaggio e non subire reti (in sole due occasioni la porta di Farroni è rimasta inviolata, in entrambi i casi al De Simone in occasione di altrettante rotonde vittorie contro Trapani e Casertana), il tutto bilanciato però da una straordinaria capacità di reazione quando la squadra si è trovata a inseguire.

I numeri nel calcio non dicono tutto, ma dicono molto. E nel caso del Siracusa per certi aspetti sono impietosi. In ben nove occasioni la squadra ha assaporato il profumo della vittoria o di un risultato positivo per poi vederselo sfuggire di mano. Il problema si è manifestato fin dalle prime battute del torneo, con le sconfitte subite contro Monopoli (1-2) e Audace Cerignola (3-1), dove i gol iniziali di Capanni e Pacciardi, complice anche una preparazione atletica iniziata con estremo ritardo, si sono rivelati semplici illusioni.

Questa tendenza è diventata però un vero e proprio tallone d’Achille nelle trasferte, come dimostrato dai ribaltoni subiti contro l’Atalanta U23 in trasferta (da 0-1 a 3-1), mentre è più digeribile quanto avvenuto contro la corazzata Benevento, capace di travolgere gli azzurri con tre reti in un solo tempo dopo il gol iniziale di Di Paolo.

Guardando l’attuale classifica, particolarmente dolorose sono state le beffe contro il Foggia: all’andata, un pareggio (2-2) subito all’ultima azione della partita, e al ritorno un altro 1-1 maturato dopo il vantaggio di Arditi. Anche il recente pirotecnico 3-3 interno contro l’Atalanta U23 ha confermato la regola: per due volte avanti nel punteggio, gli azzurri si sono fatti riagganciare, dimostrando una fragilità difensiva che durante tutto l’arco della stagione non ha mai promesso a Candiano e compagni di dormire sonni tranquilli.

Tuttavia descrivere il Siracusa come una squadra rinunciataria o priva di cuore e carattere sarebbe un errore. Questo perché esiste anche un’altra faccia della medaglia: quella di un gruppo capace di non arrendersi mai. Analizzando i risultati della stagione è possibile evidenziare tre momenti in cui il “Nicola De Simone” ha spinto i suoi ragazzi oltre l’ostacolo.

il primo certamente contro il Potenza, con gli azzurri sotto di un gol, ma capaci – complice anche un pizzico di fortuna – di ribaltare tutto grazie a un’autorete del portiere ospite e alla firma di Puzone. Gol fondamentali per centrare i primi punti del campionato.

Il secondo momento non può non essere la partita contro il Casarano, probabilmente la prova di forza più evidente. Dopo il vantaggio ospite siglato da Chiricò, il Siracusa ha dilagato con quattro reti (Molina, Di Paolo, Frisenna e Guadagni). Infine contro l’Altamura, una rimonta parziale, ma fondamentale, con Di Paolo che nel finale ha salvato un punto che sembrava ormai perso.

In mezzo tante altre prestazioni convincenti e alcune indimenticabili, come quelle a cavallo tra la fine del girone d’andata e la prima di ritorno contro Trapani e Salernitana, entrambe vinte con in modo netto per 3-0 e 3-1.

In sintesi, il Siracusa si presenta come una squadra “da gol”: prolifica e coraggiosa, ma spesso vittima dei propri cali di tensione. Se da un lato la capacità di ribaltare i risultati (3 occasioni chiave) testimonia la salute del gruppo, le 9 partite in cui il vantaggio non è stato gestito rappresentano un’emorragia di punti che, sommata alla penalizzazione federale, costringe oggi la città a vivere un finale di stagione che chiede agli azzurri un miracolo sportivo.

Per ottenere la salvezza nelle ultime sfide contro Cavese e Trapani, servirà meno “cuore folle”, più cinismo e diverse buone notizie dagli altri campi.


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