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Siracusa, Carnevale vietato. No alle maschere: a scuola in grembiule anche Giovedì grasso

Alla fine chi ci va di mezzo sono sempre loro, i bambini, che da un anno quasi sono chiusi in casa con genitori isterici che devono essere anche insegnanti, istruttori sportivi, animatori, compagni di gioco

A Siracusa il carnevale è vietato. Almeno nelle scuole. A causa del covid, certo, ma anche di mamme un po’ troppo apprensive o di presidi fin troppo zelanti. A causa dell’Asp e del ministero dell’Istruzione, ma anche del Governo e del Comitato tecnico scientifico. La colpa, insomma, se la scuola come la conoscevamo fino al 4 marzo 2020 non esiste più, è di tutti e di nessuno.

Gli istituti sono ormai caserme, con i bimbi in fila che marciano uno dietro l’altro, capaci, già a 6 anni – loro sì – di rispettare il distanziamento sociale e pure di tenere la mascherina sul naso per 5 o 6 ore al giorno. Tutti i giorni. In classe con le finestre aperte e igienizzante consumato a litri. E guai a scambiarsi una matita. Figuriamoci fare festa, che poi festa non sarebbe stata. Nemmeno se è Giovedì grasso.

E così a quei dirigenti scolastici (tra Siracusa e provincia) che era venuto in mente di spezzare la monotonia e consentire agli allievi di andare a scuola indossando maschere e travestimenti, invece dei soliti grembiuli, e mangiando chiacchiere a ricreazione, invece dei soliti panini, l’Asp, con l’aiuto di qualche genitore “spione”, ha placato ogni entusiasmo: tutto vietato, tutto annullato.

Una decisione che ha spaccato in due l’opinione pubblica, con orde di genitori che volevano questa finta normalità, supportate da insegnanti e presidi, e altrettanto numerosi gruppi di quanti sono contrari a ogni forma di divertimento, alcuni a prescindere, giusto per dire di no. E alla fine chi ci va di mezzo sono sempre loro, i bambini, che da un anno quasi sono chiusi in casa con genitori isterici che devono essere anche insegnanti, istruttori sportivi, animatori, compagni di gioco.

Gli unici che, finora, hanno dimostrato buon senso e senso del dovere e ai quali forse sarebbe bastato andare a scuola fingendo di essere supereroi o guerriere, o magari avrebbero preferito rinunciare anche a questa festa, pur di riavere indietro, il prima possibile, la normalità.


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