Non è la siccità, questa volta, a mettere in ginocchio il comparto agricolo, ma il costo del carburante. Sotto la pioggia, una delegazione di agricoltori provenienti da Siracusa e provincia, insieme ad alcuni colleghi del ragusano, si è riunita davanti ai cancelli dell’impianto Isab Sud per protestare contro il caro diesel.
Una scelta simbolica, considerando che dal polo industriale siracusano transita circa il 30% dei prodotti raffinati in Italia. Al centro della mobilitazione, l’impennata dei prezzi del carburante agricolo, che – denunciano i manifestanti – sarebbe quasi raddoppiato nel giro di poche ore all’indomani del conflitto in Iran.
“Fino a dicembre lo pagavamo circa 80 centesimi al litro, oggi siamo arrivati a oltre 1,50 euro e si teme possa toccare i 2,50 euro con la fine degli sconti sulle accise”, spiega l’agricoltore Carlo Leone. “Così è impossibile andare avanti. I costi di produzione aumentano e inevitabilmente si riverseranno sui prezzi al consumo”.
Secondo gli agricoltori, il problema non riguarda solo il settore primario, ma tutta la filiera. Il caro carburante incide infatti sui trasporti, con il rischio di un aumento generalizzato dei prezzi nei supermercati. “Le persone sono già in difficoltà – continua Leone – e con questi costi sarà sempre più difficile arrivare a fine mese. Noi, per avviare la campagna agraria, dovremmo passare da 10 mila a quasi 18 mila euro solo per il carburante”.
Una situazione aggravata da un’annata precedente segnata dalla siccità e da raccolti ridotti. “Pensavamo di recuperare, invece rischiamo di indebitarci ancora di più”, aggiunge.
La protesta di oggi rappresenta solo il primo segnale. Nei prossimi giorni, infatti, è prevista anche una mobilitazione degli autotrasportatori. “Se non arriveranno risposte – avverte Leone – siamo pronti a unirci a loro. È un problema che riguarda tutti”.
Presente alla manifestazione anche l’assessore comunale all’Agricoltura Edy Bandiera, che ha espresso vicinanza al comparto. “È una protesta giusta – ha dichiarato –. Il quasi raddoppio del costo del gasolio mette a rischio la sostenibilità delle aziende agricole, proprio nel momento cruciale della raccolta. Serve un intervento rapido da parte dei livelli regionali e nazionali”.
Duro anche il commento dell’agricoltore Mario Italia: “È una speculazione totale. I costi non sono giustificati dal prezzo del petrolio. Così si rischia di fermare l’agricoltura”. Il comparto, già colpito dalla siccità negli anni precedenti, si trova ora ad affrontare una nuova emergenza. “L’agricoltore non può fermarsi – conclude – ma andando avanti così si impoverirà sempre di più, fino al punto di non poter più continuare”.
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