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Siracusa, Casa del Pellegrino. La storia, le beghe politiche e una concessione da rivedere. O forse no

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Nel 1955, l’ingegnere capo del Comune, Rodolfo Santuccio, rilasciò un parere tecnico per il progetto di costruzione di un ricovero notturno per pellegrini indigenti. Nella sua relazione ammise la necessità di avere un edificio ad hoc soprattutto dopo la lacrimazione della Madonnina in via degli Orti per via dell’afflusso dei fedeli aumentati dopo il miracolo, che pur di venire in pellegrinaggio in città erano disposti anche a trascorrere la notte all’addiaccio. Una necessità riconosciuta anche dall’assessorato regionale agli Enti locali che per la realizzazione della casa del pellegrino dispose un finanziamento di 50 milioni di lire per il ricovero.

Una cifra ragguardevole per l’epoca (considerato il tasso di inflazione si parla di circa 2 milioni di euro). E il decreto di finanziamento venne approvato tre anni dopo, nel 1958, dopo che il Comune operò anche l’esproprio del terreno in cui si trova ora l’edificio. Il contributo venne elargito al Comune perché la Chiesa non era ancora riconosciuta come personalità giuridica (atto che avvenne dopo la costruzione della casa) e per giunta il Comune nel 1961 non destinò la casa allo scopo per il quale era stata costruita ma la occupò prima con l’ufficio Censimento, poi Anagrafe e quindi con l’assessorato al Turismo e Sport.

Sono nel 1972, dopo numerose sollecitazioni del Santuario e ben 4 anni dopo la realizzazione della cripta, il Comune liberava i locali consegnandoli alla Chiesa. Nel 1974 venne stipulata la concessione in essere a cui è seguita una convenzione durante la Giunta Fatuzzo per 99 anni a patto che il Santuario intervenisse economicamente per la ristrutturazione e ampliamento. Fin qui la storia.

Ma l’amministrazione comunale, con nota del 30 marzo 2015, ha inviato all’Ente Chiesa Santuario “Madonna delle Lacrime” la comunicazione di avvio del procedimento di revoca della concessione in comodato d’uso dell’immobile sito in Siracusa Via del Santuario, Casa del pellegrino.

“In tutta questa vicenda sfugge a chi ha letto la nota quali poteri di indirizzo sull’amministrazione hanno le commissioni – comunicano il deputato regionale Vincenzo Vinciullo, vicepresidente vicario della commissione ‘Bilancio e Programmazione’ all’Ars e il consigliere comunale Salvo Castagnino – che, com’è noto, non si dovrebbero occupare dell’amministrazione attiva, cioè di questioni spicciole, ma solo di problemi generali. Questa vicenda, comunque, dimostra il perché in questa città vi sono tante riunioni di Commissioni e perché, come direbbero i giuristi, si va “ultra petita”. Circa la firma della convenzione ricordo a tutti che è stata firmata da un’amministrazione che aveva lo stesso colore di quella attuale e di conseguenza sono destituite di fondamento le dichiarazioni secondo le quali è stato il Centrodestra a consegnare la casa del pellegrino all’Ente Chiesa Santuario “Madonna delle Lacrime”. Una cosa è certa, non si può pensare di governare una città se non si ha memoria storica del passato e se non si conoscono gli atti amministrativi che impegnano le Amministrazioni attuali, perché il rischio concreto, come in questo caso, è che dovranno fare l’ennesimo passo indietro, a dimostrazione della loro assoluta inadeguatezza nel gestire la cosa pubblica”.

Secondo Castagnino, il perdurare di questa situazione potrebbe anche portare un contenzioso per cui il Comune rischia di soccombere nell’eventuale giudizio e trovarsi davanti a un debito fuori bilancio.

Immediata la replica dell’assessore al Bilancio e al Patrimonio Gianluca Scrofani: “spiace il taglio speculativo che viene posto sulle questioni amministrative quasi come idea preconcetta; spiace a maggior ragione quando l’alterazione di una convenzione come nella fattispecie non sia essa stessa oggetto di scandalo, anzi – spiega – È legittimo che una buona amministrazione, a 18 anni di distanza, proceda ad una verifica delle condizioni dell’accordo che, lo ricordo, prevede per 50 anni il pagamento al Comune di un canone di soli 500 euro l’anno. A seguito dei legittimi rilievi posti in sede di commissione Patrimonio, l’ufficio Affari generali ha inviato una nota con la quale si contesta la diversa utilizzazione e gestione economica della Casa del pellegrino assegnando 30 giorni per le controdeduzioni”.

Nella nota, gli articoli 2, cioè l’utilizzo per scopi diversi dal ricovero notturno per pellegrini e l’articolo 7, secondo il quale il Comune qualora l’immobile non risultasse adibito all’uso di cui all’articolo 2, revocherà il comodato con apposito provvedimento motivato previa notifica dell’inadempienze almeno 60 giorni prima e ove le stesse non venissero eliminate, diventano quindi il perno della questione che spinge il Comune alle verifiche.

“L’amministrazione – conclude l’assessore Scrofani – non vuole certamente revocare la convenzione ma ristabilire tutte le condizioni d’uso concordate nel contratto o, in alternativa, adeguare il canone ai diversi usi cui l’immobile è di fatto adibito, malgrado non siano contemplati nell’accordo iniziale, apportando così le opportune modifiche al contratto”.

Luca Signorelli

Luca Signorelli

Luca Signorelli

Giornalista pubblicista dal 2008, laureato magistrale in Comunicazione all'Università di Catania. Segue politica, amministrazione e società con uno stile diretto e analitico: traduce il linguaggio delle istituzioni in notizie utili al lettore.

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