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Siracusa, caso ong Sea Watch: archiviati ex prefetto Pizzi ed ex comandante D’Aniello

I parlamentari Pd Orfini e Martina si rivolsero in Procura. Per prefetto e comandante i magistrati aretusei ipotizzavano i reati di falso ideologico e calunnia ma al termine delle indagini hanno deciso di archiviare le accuse

Due anni dopo, una pagina di storia cittadina si è chiusa con un nulla di fatto in quella che era sembrata una battaglia prevalentemente politica. È stata archiviata la posizione dell’ex prefetto di Siracusa Luigi Pizzi e dell’ex comandante della Capitaneria di Porto Luigi D’Aniello.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo al 28 gennaio del 2019, una nave – la Sea Watch – stazionava da giorni a largo di Siracusa – più precisamente alla fonda nei pressi della baia di Santa Panagia – in attesa che le venisse comunicato un porto sicuro in cui poter effettuare lo sbarco.

L’imbarcazione – battente bandiera dei Paesi bassi e appartenente all’omonima Ong tedesca – aveva a bordo 47 migranti soccorsi in mare. L’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini predicava la politica dei “porti chiusi” (la Lega era al Governo con il M5S, premieri Conte, e il Pd all’opposizione) e a Siracusa c’era chi manifestava in Largo XXV luglio chiedendo di farli sbarcare. Del covid, ovviamente, non c’era ancora traccia. La parlamentare di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo, alla guida di un motoscafo salì a bordo della Sea Watch assieme a Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, Riccardo Magi di + Europa e al sindaco di Siracusa Francesco Italia.

Un’azione che costò ai parlamentari e al sindaco una multa di duemila euro da parte della Capitaneria di Porto, che aveva contestato loro di essere saliti a bordo della nave prima che fosse fatta la libera pratica e prima del medico, come prescrive la legge per le imbarcazioni che arrivano da paesi extraeuropei. Dopo il blitz pacifico interpartitico, toccò ai parlamentari del Partito democratico. Nel frattempo però la Capitaneria aveva emesso un’ordinanza vietava di avvicinarsi a più di mezzo miglio dalla Sea Watch e Matteo Orfini e Maurizio Martina, nella tarda mattinata del 28 gennaio 2019, chiesero al prefetto di allora di poter salire a bordo dell’imbarcazione sostenendo che rientrasse tra i propri compiti istituzionali.

Stando a quando dichiarato dai politici, al termine del summit sarebbe arrivato il nulla osta ma una volta rientrati dalla nave, toccata terra al porto rifugio di Santa Panagia, vennero multati e indagati per aver violato l’ordinanza della Capitaneria. E a fine giornata la Prefettura di Siracusa smentiva di aver autorizzato i due a salire a bordo, proprio in virtù dell’ordinanza della Capitaneria di Porto, ricordando di averli informati delle conseguenze. Il giorno successivo la Sea Watch ricevette l’ordine di far rotta verso Catania, porto scelto per lo sbarco dei migranti, cominciando un altro iter giudiziario con protagonista Salvini. Ma è un’altra storia.

I parlamentari democratici non presero bene tale “affronto” e si rivolsero in Procura. Per prefetto e comandante i magistrati aretusei ipotizzavano i reati di falso ideologico e calunnia ma al termine delle indagini decisero di archiviare le accuse e la decisione non piacque ai due parlamentari, che presentarono opposizione ritenendo di aver ragione: loro, su quella barca ancorata a largo con i migranti a bordo, salirono con il via libera di Prefetto e comandante e nel pieno rispetto dei doveri parlamentari. Altre indagini, altra richiesta di archiviazione, stavolta accolga dal giudice. Caso chiuso.


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