Siracusa, caso Scieri. Sul “Fatto Quotidiano” il capitano della Folgore: “accanimento per riaprire le indagini”. Replica Amoddio: “dovrebbe essere contento di scoprire la verità”

L'allora capitano del corpo militare si mostra critico sulla riapertura delle indagini da parte della Procura di Pisa, mentre il deputato nazionale del Pd afferma con forza l'esistenza di nuove prove che potrebbero portare a un'altra verità

O il capitano Biondi afferma certe cose, senza conoscere le carte delle indagini, oppure le ha viste senza averne diritto“. Sofia Amoddio, deputato nazionale del Pd e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare è su tutte le furie dopo l’intervista riportata ieri mattina sul “Fatto Quotidiano” a Vittorio Lino Biondi, capitano dei paracadutisti della Brigata Folgore della caserma di Pisa nel 1999, anno in cui perse la vita Emanuele Scieri. Nell’articolo a firma di Ilaria Lonigro, il capitano dei Paracadutisti senza mezzi termini parla di “accanimento per riaprire il caso, senza alcuna prova provata“.

Biondi dà una propria versione dei fatti, affermando che per quanto riguarda la morte di Scieri non vi sarebbe alcun caso di nonnismo. “Non è dimostrabile – si legge nelle pagine del Fatto -, però la mia valutazione è che lui abbia cercato di raggiungere un punto più elevato per telefonare. Ci sono tracce di chiamate in uscita che non agganciano il ponte in quei momenti prima della morte. Nel ’99, il ponte radio che in questo momento è funzionante, non era attivo perché era in costruzione. Nel piazzale non c’era campo. Quindi, un’ipotesi, ed è plausibile, è che lui possa essere salito su un punto alto per cercare di avere più campo e telefonare. Ripeto, questa è una mia personale ipotesi.”

Ma il corpo di Scieri è rimasto per tre giorni ai piedi della torretta prima di essere rinvenuto. Biondi ritiene che Scieri risultava semplicemente “assente” al contrappello e che in quel periodo la sorveglianza in caserma veniva fatta in aree più sensibili e non lì dove è morto il ventiseienne, un vecchio deposito di materiale ferroso. Il capitano della Folgore ha sostenuto che tutti i telefoni dei militari furono intercettati è che “sono state fatte, giustamente – si legge ancora -, le indagini più severe, intense e accurate che potessero essere fatte. Sono stati infiltrati due carabinieri giovanissimi nelle camerate per sentire i discorsi e le confidenze. La mia idea, condivisa da molti colleghi, è che c’è uno sgradevole, inaccettabile, veramente molto brutto accanimento per riaprire a tutti i costi questo caso perché non si è fatta giustizia“.

Di avviso diametralmente opposto Sofia Amoddio, secondo cui Biondi dovrebbe essere felice della riapertura dopo 18 anni delle indagini da parte della Procura di Pisa, perchè allontanerebbe qualsiasi ombra dal corpo militare. “Quella delle intercettazioni – afferma la Amoddio – è una fesseria. Non spetta al capitano Biondi affermare che non esistono prove, ma al potere giudiziario e se oggi un Procuratore e un Gip hanno stabilito la riapertura delle indagini, vuol dire che esistono presupposti affinchè ciò avvenga.” Il deputato nazionale e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare, tiene poi a precisare di non aver nulla contro il corpo militare della Folgore, anzi.

Il deputato nazionale replica anche all’ipotesi che Scieri sia salito sulla torretta per una telefonata, affermando che nella perizia svolta dalla Polizia scientifica di Roma e da un consulente di cui si è avvalsa la Commissione “é stato accertato che nel corpo di Scieri vi erano tracce di vernice verde e che erano presenti ferite precedenti alla sua salita sulla torretta. Ci sono due ferite incompatibili con la caduta, una al polpaccio destro e una nel piede sinistro. Il calzino sinistro si presentava con tre fori, ma la scarpa non aveva tracce ematiche, il che vuol dire che Scieri è salito senza scarpe. Comunque adesso il compito di far luce sull’accaduto non spetta più alla commissione ma alla Procura, su cui abbiamo piena fiducia, qualsiasi sia la soluzione cui arriverà.”


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