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Siracusa: Cinquantenario Della Scomparsa Di Don Sturzo, Cittadino Onorario

8 Agosto 1959 muore a Roma Don Luigi Sturzo.
A voler ricordare il cinquantenario della scomparsa del grande statista siciliano è Salvo Sorbello Consigliere Comunale.

Anche Siracusa deve ricordare questo straordinario Siciliano. Non molti lo sanno, ma al grande sacerdote calatino, che tanto si impegnò per il riscatto del Meridione e della nostra regione in particolare e che pagò con lunghi anni di esilio il suo incrollabile amore per la libertà, fu conferita la cittadinanza onoraria della nostra città. Non solo, ma fatto straordinario per quei tempi (siamo nel 1951, in piena guerra fredda), la deliberazione del consiglio comunale venne adottata all’unanimità e quindi anche con il consenso dei consiglieri di sinistra”.

Nomi eccellenti della politica siracusana, votarono all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria.

“La proposta, presentata dall’avv. Corrado Piccione, allora giovane consigliere comunale (discepolo di un altro grande calatino, Mario Scelba, che di Sturzo era stato segretario), trovò l’approvazione di un consiglio di cui facevano parte personaggi della statura di Bozzanca, Corso, Gianformaggio, Cannizzo, Bufardeci, Caracciolo, Gargallo ed altre prestigiose figure della Siracusa del secondo dopoguerra. In Luigi Sturzo onoriamo l’alfiere della libertà ed il pioniere della lotta democratica – affermò, nella seduta consiliare del 17 dicembre 1951, Piccione – colui che, nelle più procellose vicissitudini politiche, ha mantenuto ferma e dignitosa coerenza ai suoi ideali”.

In una fase in cui si torna a parlare di riscatto del Mezzogiorno, non possiamo non tornare all’insegnamento sturziano, fondato sulle Autonomie e sulla convinzione che la Sicilia debba essere protagonista del suo sviluppo, uscendo così dalla soggezione assistita. “I siciliani salvino la Sicilia!” affermava Sturzo.

“Dobbiamo quindi, senza perdere tempo, valorizzare una tradizione popolare ed autonomista troppo a lungo svenduta per promesse di uno sviluppo importato e mai ottenuto – ha concluso Sorbello -. In particolar modo nella nostra regione, dove è opportuno ritrovare le ragioni di un’autonomia molto spesso sacrificata agli interessi dei partiti e dei potentati romani”.


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