“La pianificazione urbanistica non può rappresentare un elemento rigido e immodificabile, al contrario deve plasmarsi sui bisogni del territorio”. E’ la premessa da cui Confcooperative Siracusa parte per spiegare le proposte avanzate al tavolo tecnico sul Prg nel corso delle audizioni di venerdì scorso a cui il presidente Salvo Leone ha partecipato insieme al presidente provinciale di Federabitazione Sebastiano Cortese.
“Nei prossimi tre anni – annuncia il presidente dell’associazione nella relazione presentata – le cooperative aderenti a Confcooperative, prevedono investimenti costruttivi di oltre 150 milioni di euro, in buona parte già finanziati con interventi regionali. L’esigenza di disporre di aree immediatamente edificabili è essenziale per evitare la perdita di tali somme. Privare oggi le cooperative di adeguate aree di insediamento significherebbe quindi privare circa 700 famiglie della possibilità di costruire la loro casa e privare oltre 2000 persone di un lavoro. E’ quindi importante conoscere le reali ed attuali esigenze, tenere conto delle novità come il riconoscimento UNESCO, ma anche delle nuove tecniche di costruzione, le nuove politiche energetiche ed ecosostenibili delle case in cooperativa, tutto ciò per definire ipotesi di revisione degli strumenti pianificatori”.
Confcooperative pone l’accento su alcuni elementi, messi in luce nella seguente nota:
“1) La dinamica demografica a Siracusa è statica, non registrandosi né fenomeni di crescita né fenomeni di decrescita significativi, anche se variano le caratteristiche della popolazione con la parziale sostituzione della decrescita della popolazione originaria con i nuovi flussi migratori e la scissione dei nuclei familiari.
2) Esistono ampie aree nel contesto del centro urbano dove è concepibile ed è senz’altro da incentivare un processo di ristrutturazione e di riqualificazione del tessuto urbano esistente (aree di Ortigia e della Borgata) ed altre aree dove è possibile, anche se difficile e molto ambizioso, pensare ad un processo di progressiva sostituzione dei vecchi organismi edilizi con nuovi edifici da attuarsi mediante il processo della demolizione e ricostruzione.
3)La densità di popolazione nel contesto urbano allo stato attuale è oltremodo elevata e non è tale da rendere possibile una riqualificazione del contesto urbano senza modificarne i confini.
In parole più povere se si mantengono all’interno delle stesse attuali aree di Akradina, Neapolis e Grotta Santa tutti gli abitanti che oggi vi risiedono, non è possibile pensare ad una corretta ed equilibrata urbanizzazione. Alcune aree sono oggettivamente congestionate e carenti di adeguati servizi a causa della eccessiva concentrazione della popolazione.
Per quanto riguarda il verde, non si può pensare di relegarlo ai margini del contesto urbano tanto per fare quadrare gli indici urbanistici. Deve integrarsi nel contesto urbano e deve essere effettivamente fruibile dai cittadini. Inoltre le nuove frontiere dell’energia che vede andare verso la generazione diffusa ed il più possibile collegata territorialmente ai luoghi di consumo, meglio si sposano con una densità di popolazione non eccessiva e certamente minore di quella di una ampia parte della fascia urbana attuale.
Emerge che non c’è bisogno di molte aree di espansione edilizia. Ma è anche ovvio che asserire che non sia necessario destinare nessuna area a nuova urbanizzazione è pura follia. Significherebbe dire che quella di oggi è la migliore città possibile. Non è così.
Certamente bisogna, a nostro avviso, evitare di creare diversi piccoli poli di espansione tra loro scollegati e non inquadrati in una organica idea di sviluppo urbano, evitare impatti in aree di interesse archeologico o di particolare pregio paesaggistico, privilegiando invece l’integrazione delle nuove aree con il tessuto urbano attuale, creando virtuosi fenomeni di riqualificazione di alcune aree periferiche che nei passati decenni sono state oggetto di scoordinate e non regolate situazioni di urbanizzazione. L’area di Tremilia e la zona interna della Penisola della Maddalena a nostro avviso presentano queste caratteristiche.
In dette aree bisogna realizzare opere di mitigazione del rischio idraulico e di urbanizzazione a prescindere dai nuovi insediamenti. Tanto vale ricavare in quella zona, ottimizzando i costi infrastrutturali, lo spazio necessario per le nuove urbanizzazioni. Inoltre una regolata e controllata urbanizzazione di queste aree, che si prestano ad una edilizia residenziale qualificata ed eco-sostenibile, oltre a decongestionare gli attuali quartieri Siracusani, faciliterebbe l’applicazione di piani di evacuazioni in caso di eventi drammatici”.
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