Siracusa, confermato il sequestro del centro commerciale cinese H&Y

La Suprema Corte ha convalidato il sequestro milionario dell’impero cinese di Z&H, che comprende il centro a Siracusa

La Corte di Cassazione conferma il sequestro, tra gli altri, del centro commerciale cinese H&Y di Siracusa. La Suprema Corte ha convalidato il sequestro milionario dell’impero cinese di Z&H srl, legittimando la decisione del tribunale di Termini Imerese.

I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria lo scorso giugno avevano sequestrato cinque società e sette centri commerciali tra Palermo, Bagheria, Carini e Siracusa, tutti gestiti da cinesi, per un valore dei beni pari a 8 milioni di euro disponendo anche il sequestro “per equivalente” per un importo complessivo di circa 2,5 milioni di euro. I rappresentanti legali delle società, tutti cinesi, sono accusati di reati di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e auto-riciclaggio per aver determinato il fallimento della Z&H distraendone il patrimonio attraverso la creazione di altre società (tra queste la H&Y) per dividere e investire i beni dell’azienda fallita, evitando i creditori. Gli indagati avrebbero accompagnato al fallimento la società originaria, riuscendo a sottrarsi al pagamento dei debiti nei confronti di fornitori, dell’Erario e di alcuni dipendenti. E avrebbero anche schermato la formale proprietà dei beni facenti parte del complesso aziendale della società fallita, impedendone così l’aggressione da parte dei creditori.

Il Riesame aveva diminuito da 2,5 a 1,7 milioni di euro l’importo del sequestro per equivalente relativo alla contestazione di evasione fiscale confermando i restanti provvedimenti. Ma il socio unico, Hu Shaojing, ha deciso di presentare nuovo ricorso che gli “ermellini” hanno respinto. La sottrazione e il trasferimento dei beni della società fallita sono stati “dissimulati attraverso la “polverizzazione del patrimonio”, impiegato appunto nella progressiva creazione di nuove società, senza dar modo alla curatela di ricostruire le cause del dissesto – si legge tra l’altro nel provvedimento – La prosecuzione dell’attività a mezzo di altre società “cloni” ed a mezzo di prestanomi ha determinato un pregiudizio per gli interessi del fisco e dei creditori, nonché il reimpiego del provento dei reati” contestati. In pratica, l’utilizzo dei beni distratti dalla società fallita è avvenuta anche oltre la data del fallimento della Z&H s.r.I., quantomeno sino alla data del sequestro. Per questi motivi, sequestro confermato.


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