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Siracusa: Confindustria, Ance, Confedilizia e Confagricoltura producono documento unitario sul Piano Paesaggistico

Un documento unitario sul Piano Paesaggistico della Provincia di Siracusa è stato prodotto al termine di un incontro tra CONFINDUSTRIA, ANCE, CONFAGRICOLTURA e CONFEDILIZIA di Siracusa. Di seguito il contenuto del documento, che è stato inviato al presidente della Provincia, ai sindaci dei Comuni e all’ASI:

“CONFINDUSTRIA, ANCE, CONFAGRICOLTURA e CONFEDILIZIA di Siracusa, in occasione dell’incontro avente per oggetto il Piano Paesaggistico redatto dalla Regione Siciliana per i Comuni della Provincia di Siracusa, hanno concordemente ritenuto di inoltrare al Presidente della Provincia, ai Sindaci del territorio provinciale e all’ASI il presente documento per rappresentare quanto segue.
Dalla lettura del Piano emerge chiaramente che esso è ancorato eccessivamente ad una visione ideale, distante dal mondo reale, per nulla sensibile alle esigenze dei settori produttivi per i quali il vincolo rappresenta, per sua stessa definizione, un ostacolo foriero di costi, perdite, rinunce, obblighi e divieti.

Il mondo produttivo si trova unito nell’insorgere, in maniera molto critica, nei confronti di un Testo che viene percepito come imposizione in quanto non edificato sul consenso e sulla necessaria compartecipazione delle comunità interessate, le quali hanno il diritto di esprimersi attraverso deliberazioni democraticamente assunte.

I Comuni hanno un ruolo centrale nelle politiche urbane e queste devono essere costruite con procedimenti consensuali, ancor più necessari laddove le previsioni del Piano Paesaggistico sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei Comuni stessi e vincolanti per gli interventi settoriali. Tra l’altro vi sono Comuni che hanno approvato recentemente strumenti urbanistici (ad esempio Siracusa, PRG del 2007) per i quali Regione e Soprintendenza sono stati determinanti per la loro approvazione.
Premesso ancora che la tutela del paesaggio deve essere un effettivo valore per le comunità locali, non può essere riconosciuto valore, e tanto meno validità, alla tutela sorta attraverso la concessione ai Comuni di una irragionevole brevità di tempi per la valutazione del Piano, ponderoso, e incentrato su rigide prescrizioni, in taluni casi su regole indeterminate, ambiti di inaccettabile discrezionalità, nonché su difformità di indirizzi tra territori di altre provincie aventi analoghi insediamenti produttivi.
Intendiamo esprimere con chiarezza che la questione non è se fare o non fare il Piano Paesaggistico.

E’ naturale che il mondo produttivo, e nessuno dovrà dubitarne, è favorevole all’attuazione di norme già promulgate e poste a tutela del paesaggio, ma esso è anche attento alla salvaguardia delle comunità che interagiscono quotidianamente con il paesaggio, come peraltro la Costituzione e la normativa stessa impongono. La sola questione che si pone è l’impegno su come fare le cose, come intervenire.

La tutela del paesaggio e dell’ambiente dovrà essere attiva, e non passiva. La tutela non può e non deve essere costituita soltanto da delimitazioni e divieti perentori. Occorre dare voce alla percezione del paesaggio e dei valori in esso contenuti attraverso la partecipazione delle popolazioni che devono interagire con il paesaggio e vivere l’ambiente, maturando sempre più la cultura della trasformazione in cui enti e abitanti siano consapevoli dei risultati dei loro comportamenti sulla qualità del paesaggio e sulla gestione intelligente di esso.

La riuscita di questo primario obiettivo è possibile solo se i Comuni non vengano spogliati del loro ruolo di centralità nelle scelte che attivano qualunque forma di sviluppo. Diversamente opinando ed operando, primo risultato sarebbe l’aggravamento della crisi economica, con danni irreversibili e con l’abbandono del territorio da parte di aziende ed operatori economici ancora in grado di rilanciarsi altrove nel mondo dell’economia. Altro spiacevole risultato di una tutela meramente passiva, e delle prevaricazioni a danno dei Comuni, sarebbe la denegata fruizione collettiva delle bellezze paesaggistiche. La fruizione è già oggi molto esigua e potrebbe venire aggravata dai vincoli soffocanti e passivi presenti nel Piano, imposti in modo sconsiderato e non sufficientemente ragionato.
In assenza di ragionate modifiche, il mondo produttivo esorta i Sindaci dei Comuni a non sanare in alcun modo i vizi del processo di formazione del Piano Paesaggistico perché esso produrrebbe certamente effetti devastanti per l’economia dell’intera Provincia di Siracusa.

Il mondo produttivo è unito da riflessioni condivise unanimemente, volte ad esortare i Sindaci del territorio a pretendere dalla Regione il giusto tempo occorrente per la stesura concertata del Piano Paesaggistico. Occorre assicurare la reale ed effettiva partecipazione delle comunità del territorio attraverso la democratica prospettazione di modifiche in linea con le esigenze locali e con i buoni propositi contenuti nel Codice Urbani, circostanza che necessita di idoneo supporto organizzativo e di adeguata ricognizione delle caratteristiche che distinguono il contesto ambientale e sociale.

Se i Sindaci non dovessero vedere accolte le proprie istanze dalla Regione Siciliana, non dovranno ricercarsi e/o aderire a improvvisate, parziali, imprecise e non condivise soluzioni, essendo a quel punto indispensabile predisporsi seriamente ad ogni forma di impugnativa, sul piano politico e giudiziale, denunciando e perseguendo anche le responsabilità istituzionali e personali.

Il Piano Paesaggistico è uno strumento fondamentale per lo sviluppo della nostra provincia che richiede particolare cura e attenzione perché, insieme alle necessarie protezioni e tutele del paesaggio, siano assicurati, attraverso i processi democratici previsti dalla legge, lo sviluppo economico e sociale del territorio”.


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