Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore
“Ora che è tempo di nubifragi e si vedono giornalmente in TV i disastri causati dalle intemperie, specie quando esse entrano in esiziale combinazione con le azioni ed omissioni dell’uomo, mi sovviene di un pericolo che incombe da tempo in contrada Cugni dove, se la pioggia dovesse esagerare veramente, potrebbe accadere un guaio di non poco conto.
Ma sono molto titubante sull’opportunità di farne parola, chè potrei causare danni forse maggiori di quelli che la natura è in grado di fare. E perché questa perplessità?
Ve lo spiego subito, c’è nel recente passato, un’incredibile esperienza che la giustifica. Ve la racconto.
Io percorro spesso la S.P. Cugni-Stallaini per raggiungere uno stacco di terreno dove passo il mio tempo di pensionato con attività bucoliche, nel tentativo di non lasciarmi sopraffare dall’arruginimento senile.
Qualche anno fa mi accorsi che, nei tornanti iniziali della strada, per chi la imbocca venendo da Cassibile, su un enorme masso che si spenzola obliquamente verso la sede stradale, si era creata una vistosa fenditura che si allargava di anno in anno.
Il pietrone, alto circa quattro metri, avrebbe finito per aprirsi del tutto, crollando sulla strada, con le immaginabili conseguenze. Sicchè, ad un certo punto, qualcuno ebbe la felice idea di segnalare il pericolo alla Provincia Regionale.
Non l’avesse mai fatto! Quale fu infatti l’immediata conseguenza della denunzia?
L’amministrazione provinciale, con la totale mancanza di ogni riguardo verso la gente, che sovente caratterizza chi ci governa, pose un divieto di transito nei due sensi di marcia, dall’inizio alla fine dei tornanti. Cioè, secondo loro, tutti quelli della contrada (villici, professionisti, famiglie con bambini, B&B, ), per recarsi alla posta, alla banca, alla farmacia, al lavoro, a scuola, a fare la spesa, etc. etc. a Cassibile… avrebbero dovuto andare verso l’altro, unico, sbocco della strada, a Canicattini Bagni, percorrendo 18 chilometri di strada stretta e tortuosa, e circa altri trenta chilometri, poi, da Canicattini a Cassibile.
Una vera follia. Naturalmente, il divieto fu totalmente ignorato. E fu vano ogni tentativo della Provincia di creare sbarramenti fissi, perché venivano abbattuti nottetempo.
Né ebbe miglior successo l’appostamento dei CC alla fine dei tornanti, che veniva regolarmente eluso mediante un’organizzazione di vedette fluttuanti, sorta spontaneamente dall’esigenza comune a tutti di passare al fine di potere espletare normalmente le proprie mansioni quotidiane.
Questo stato di guerriglia durò non qualche giorno o alcune settimane, ma oltre un anno. Durante il quale, volete sapere quale fu l’unica iniziativa adottata dalla Provincia per venire incontro, generosamente, a quanti protestavano di non potere raggiungere il “paesello”?
L’ente mise a loro disposizione un bus-navetta che li aspettava in basso, in maniera che chi ne avesse bisogno lo potesse raggiungere agevolmente con una camminata di poche centinaia di metri….. passando sotto il roccione pericolante. Geniale, no? Non ci vuole molto per capire che l’unica preoccupazione dei politici era quella di mettersi al coperto da responsabilità, mantenendo il divieto di transito, mentre del grave disagio così creato ai cittadini e perfino della loro pelle non glie ne fregava un bel niente.
Ma veniamo all’epilogo della telenovela: dopo oltre un anno di questa vitaccia, finalmente furono eseguiti i lavori, sia pure con tutto il comodo, cioè con ulteriori altri mesi di interruzione del transito.
Ora potete ammirare che, mentre il mezzo roccione pericolante è stato asportato, per tutta la falda della collina intorno ad esso sono state create monumentali reti metalliche di contenimento, tiranti e controtiranti in acciaio, dislocati ovunque, per posizionare i quali sono state impiegate sofisticate attrezzature azionate da operatori altamente specializzati.
Un’opera faraonica, quanto inutile perché quel costone, se ha superato nel ‘90 l’inconfutabile collaudo a cui venne sottoposto dal terremoto, senza che si muovesse neanche una pietra, non aveva certo bisogno di essere “messo in sicurezza”.
Pertanto, delle pie intenzioni dei nostri amministratori resta solo uno scempio per il paesaggio, irrimediabilmente deturpato, nonchè per le nostre tasche, depauperate inopinatamente di qualche decina di migliaia di euro.
Mi viene da fare, innanzitutto, una considerazione: si poteva, evidentemente, solo demolire il mezzo roccione ed asportare i detriti, un lavoro di un giorno e via, evitando tanti disagi alla gente e spendendo pochissimo.
Perché, invece, è andata diversamente? Un malpensante potrebbe sospettare che a qualcuno interessa solamente far girare molto denaro e non degna della minima attenzione i lavoretti da quattro soldi, anche se potrebbero risolvere il problema, alla faccia dei bisogni effettivi della gente e con buona pace delle sofferenze dell’erario.
D’altronde, l’attuale panorama nazionale del fenomeno potrebbe dargliene adito e poi, perché, se ciò ormai è diventato un diffuso costume, a livello locale dovrebbe avvenire diversamente?
L’altra riflessione, assai amara, è che, ancora una volta, l’indifferenza, se non addirittura la prevaricazione delle istituzioni, ha costretto delle persone per bene, quanto meno quelle più disinvolte, a comportarsi da banditi per aggirare gli assurdi ostacoli frapposti dall’alto, senza tanti scrupoli, al loro indiscutibile diritto al lavoro, alla scuola ed al normale svolgimento della vita quotidiana.
Collateralmente, è accaduto che le altre persone, quelle irreprensibili e tutte d’un pezzo, è vero che non hanno osato sporcarsi le mani ma, ipocritamente, hanno poi approfittato del comodo creato dalle prime, tacendo ed implicitamente approvandole di fatto. Questa, si chiama omertà. E non è questo il preludio della mentalità mafiosa? Sembra una cosuccia da niente, ma riflettiamoci, è, anche nel piccolo di questa vicenda, un fenomeno pericolosissimo, in quanto costituisce il pabulum ideale ove alligna, insidiosamente, il germe dell’illegalità.
Ma siamo andati lontano, torniamo in contrada Cugni ed all’attuale pericolo che vi incombe, di cui in premessa… (segue domani).
Avv. Orazio Bracciante””
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