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Siracusa, crisi del polo petrolchimico. La Fiom: “non c’è più tempo! Bonifiche e riconversione subito o oblio”

Dopo la rinuncia di Lukoil al termovalorizzatore e la bocciatura dei progetti per il Pnrr il sindacato lancia un grido d'allarme sul futuro dell'area industriale

È tempo di riportare in mani pubbliche la politica industriale del Paese, perché coniugare lavoro e ambiente si può e si deve. Passata la sbornia per i circa 3 miliardi di investimenti, annunciati con enfasi nell’ultimo convegno “Sostenibilità e transizione energetica tra mito e realtà” celebrato a Siracusa il 18 novembre scorso da Confindustria Siracusa, la realtà mostra ancora una volta il vuoto pneumatico che caratterizza la politica e il sistema industriale del nostro territorio. Un territorio che ha delegato per decenni alla politica e alle imprese, scelte e indirizzi che oggi evidenziano il declino in cui versa la nostra zona industriale.”

Questo il grido d’allarme lanciato da Antonio Recano, segretario provinciale della Fiom Cgil di Siracusa che fa il paio con quanto detto ieri dal parlamentare regionale della Lega Giovanni Cafeo. In sintesi La Lukoil è fuori – come detto da Cafeo – dall’investimento di 1,8 miliardi per la realizzazione del termovalorizzatore e come se non bastasse i progetti per accedere ai fondi del Pnrr presentati dai gruppi Petrolchimici sarebbero stati tutti bocciati, con il rischio di veder smobilitare tutta la filiera della raffinazione su cui ha retto gran parte dell’economia provinciale e regionale.

Per il sindacalista alla luce di questi accadimenti sarebbe necessario “rompere il velo di ipocrisia di un sistema politico che ha sostenuto e sostiene i profitti del privato e allo stesso tempo cerca di massimizzare la socializzazione delle perdite e dei relativi costi sociali che pesano sulla ristrutturazione industriale. L’estrema gravità di questa situazione non sembrava, fino a questo momento, essere stata percepita dalla politica e da un sistema industriale figlio di un modello che spingendo sulla massimizzazione del profitto – scaricando all’esterno i costi ambientali e sociali – ha consentito alle grandi imprese multinazionali di aumentare, anche in questa fase di pandemia, i propri guadagni”.

Per la Fiom di Siracusa il petrolchimico di Priolo in questo senso rappresenterebbe uno spaccato esemplare di un sistema industriale “non riformabile”, che per il sindacao invocherebbe come soluzione la costituzione dell’area di crisi complessa con l’intento di ammortizzare i costi sociali dei licenziamenti e della mancata transizione energetica.

Non c’è più tempo – tuona Recano – o si realizza un piano strategico di bonifica, si programma la riconversione e lo sviluppo ecocompatibile del polo petrolchimico, oppure Priolo precipiterà nell’oblio che segna la scomparsa dell’industria con tutto il peso di un dramma ambientale, economico e sociale. Gli appalti, oggi rappresentano l’espressione massima della frantumazione del lavoro e dei suoi diritti occorre una mobilitazione dei lavoratori per affermare la centralità del lavoro stabile e di qualità che dia valore alle competenze e alle professionalità. Con l’avvicinarsi del 2035 il processo di transizione energetico rischia di impattare drammaticamente sui lavoratori degli appalti e noi saremo ancora, con tutto il nostro realismo, a difendere i lavoratori e il lavoro perché ora, è tempo di riportare in mani pubbliche la politica industriale del Paese, perché coniugare lavoro e ambiente si può e si deve.”


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