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Siracusa, dalla Soprintendenza primo “sì” alla nuova proposta di Elemata per la Pillirina

L'obiettivo, adesso, è quello di realizzare un residence con abitazioni civili ristrutturando i caseggiati ma senza toccare la batteria costiera

Stop definitivo al resort alla Pillirina. La società del marchese Emanuele Di Gresy, Elemata Maddalena, ha deciso di cambiare rotta e dopo anni di lotte contro il mondo ambientalista, numerosi ricorsi (perlopiù persi) e il rischio fallimento scongiurato mesi fa ha scelto di dire basta al resort. L’obiettivo, adesso, è quello di realizzare un residence con abitazioni civili ristrutturando i caseggiati attualmente diroccati e attualmente in pessime condizioni rinunciando a qualsiasi ulteriore struttura ricettiva.

Nessun villaggio vacanze, nessuna isola sul mare (una delle idee iniziali, subito cassata), nessuna rimodulazione del resort con riduzione di volumi e superfici, nessuna ulteriore costruzione ma una sterzata verso progetti finora mai presentati. E un primo via libera è arrivato già con l’autorizzazione paesaggistica positiva alla riqualificazione dell’area e ristrutturazione e consolidamento dei caseggiati (e non della batteria costiera) di Punta della Mola da parte della Soprintendenza ai Beni culturali.

L’ente di piazza Duomo ha apprezzato e riconosciuto l’attenzione di Elemata nel voler trovare un equilibrio in grado di tutelare gli interessi imprenditoriali del privato con la tutela delle peculiarità archeologiche, paesaggistiche e architettoniche. E infatti le soluzioni prospettate vedono innanzitutto il mantenimento degli attuali volumi degli edifici preesistenti (senza toccare le batterie, infrastruttura militare tutelata), quindi il mascheramento delle tubazioni senza alcuno scavo con serbatoi mimetizzati dal verde o dai muretti a secco e due fabbricati utilizzati come locali tecnici. Il progetto sugli altri 5 immobili prevede un intervento con le stesse tecniche di consolidamento e restauro utilizzate su edifici storici vincolati. Per dimostrare la buona volontà, Elemata ha anche deciso di rinunciare al ricorso al Tar presentato contro la Soprintendenza contro un precedente parere negativo espresso dai tecnici.

Alla fine l’ok dell’ente di tutela verte su alcuni punti chiave: nessuno scavo nelle aree sottoposte a vincolo, restauro e sistemazione sotto la stretta sorveglianza del personale della Soprintendenza, nessun cambio di destinazione d’uso da abitazione a casa vacanze, recupero e valorizzazione dell’area in cui sono presenti tombe preistoriche e antiche carraie, sottoporre ogni variante – anche minima – a nuova autorizzazione. Discorso a parte merita invece il recupero delle “opere ipogeiche” realizzate durante la seconda guerra mondiale all’interno della batteria Emanuele Russo: non saranno, almeno in questa fase, oggetto d’intervento ma è stato ritenuto opportuno chiedere la presentazione di un progetto ad hoc con analisi più dettagliata.

“Basta pochissimo per suscitare indignazione, preoccupazione e allarmismo e in questi anni abbiamo assistito e spesso subito, ogni sorta di attenzioni – fanno sapere da Elemata – Crediamo e ne siamo fortemente convinti, che una discussione seria sul futuro di luoghi come la penisola della Maddalena, non sia mai stata avviata e ancora di più sull’indispensabile riqualificazione di porzioni del territorio che diversamente andranno perdute. Recentemente è stato il Comune di Siracusa ad avviare la riqualificazione alla Maddalena, segnatamente all’ex feudo Santa Lucia di proprietà comunale. Un progetto indubbiamente meritevole che prevede anche la ristrutturazione di alcuni caseggiati in assoluta armonia con le esigenze di conservazione dell’area. Il nostro non è un percorso dissimile e non accettiamo che, nel nostro caso, questo susciti stupore. Abbiamo assistito in questi anni, a un graduale e sensibile ammaloramento dei caseggiati di Punta della Mola e per questo abbiamo proposto un intervento di semplicissima ristrutturazione, secondo rigorosissimi dettami imposti da norme, vincoli e leggi in materia. L’iter amministrativo è stato particolarmente lungo e impegnativo, il confronto con la soprintendenza è stato severo e senza sconti né compromessi. Il risultato è un parere favorevole alla ristrutturazione, condizionato dai necessari adempimenti. Lontani da qualsiasi polemica, possiamo affermare di essere molto soddisfatti del risultato che è anche di garanzia per l’interesse pubblico alla conservazione dei beni, oltre che dei luoghi che in questi anni hanno continuato a degradarsi nonostante l’impegno profuso dalla società”.

Insomma, questa volta sembra che la società del marchese Di Gresy – certo non noto per la sua pacatezza – abbia pensato a tutto. O quasi. C’è solo una questione che resta in sospeso: la fruizione del mare. È vero che il consorzio Amp Plemmirio ha interdetto l’accesso per dissesto idrogeologico consentendo esclusivamente di osservare il paesaggio marino-costiero, ma ciò non toglie la possibilità di prevedere una balneazione in sicurezza in un’oasi paradisiaca, patrimonio di tutti.


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