Questa è una di quelle storie che non dovrebbero mai esistere. Eppure, accade qui, nella nostra città. Protagonisti sono due scuole, l’Istituto Giaracà e l’Archia, un bambino di 11 anni con disabilità motoria e i suoi compagni di classe. O meglio: tutti gli studenti coinvolti, perché in questa vicenda le vittime sono proprio loro.
Tutto ha inizio con l’iscrizione del bambino in prima media al Giaracà. La scuola condivide la struttura con l’Archia e, secondo quanto stabilito dai Vigili del fuoco, per motivi di sicurezza un alunno in carrozzina deve frequentare le lezioni in un’aula al piano terra, anche se l’edificio è dotato di ascensori.
Non avendo a disposizione spazi al piano terra, la dirigente del Giaracà aveva chiesto già nel settembre 2024 alla dirigente dell’Archia di poter effettuare uno scambio di aule.
Il risultato? Per giorni gli alunni della classe del Giaracà hanno seguito le lezioni nell’androne, scrivendo con i quaderni sulle ginocchia. Dopo ripetuti solleciti e interlocuzioni con il Comune, l’aula al piano terra è stata finalmente concessa, mettendo fine a quella che era diventata un’emergenza.
Sembrava la fine della vicenda, ma così non è stato. Con una circolare della dirigente, l’Archia ha annunciato un “atto di protesta formale”: la scuola non parteciperà ai progetti di ampliamento dell’offerta formativa territoriale, dichiarando venuto meno il rapporto di fiducia con le istituzioni.
In altre parole, a pagare il prezzo della disputa saranno ancora una volta gli studenti: quelli dell’Archia, che perderanno l’opportunità di frequentare corsi e attività extrascolastiche.
Se questa è inclusione. Se questa è educazione. Se questo è senso civico. Una domanda resta sospesa: storie come questa dovrebbero davvero esistere?
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