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Siracusa, domani la prima al Teatro Greco, Massimo Popolizio è Prometeo

Massimo Popolizio è il Prometeo del 48 ciclo di rappresentazioni classiche.

Con la traduzione di Guido Paduano, la regia di Claudio Longhi ha inizio la stagione teatrale al Colle Temenite. Un appuntamento  stabilizzato  del mondo culturale e degli operatori economici, un volano atteso per dare slancio al settore dell’ospitalità e dell’intrattenimento per i quali. come si ricorderà, quest’anno è stata ampliata l’offerta culturale dando maggiore dignità alla commedia con l’eliminazine  del  riposo settimanale e  la rappresentazione ogni lunedì.

Un teatro che lavora sette giorni su sette nel quale si alternano attori, coristi, musici, danzatori, registi, tecnici e tutti coloro che gravitano intorno all’Inda. Un lavoro di squadra per migliorare la qualità e superare il target delle 150 mila presenze paganti dell’anno scorso.

Claudio Longhi, il regista del Prometeo di Eschilo, è alla seconda presenza a Siracusa. Lui, assistente del Maestro Luca Ronconi, era già venuto nel 2002. Ora ritorna come regista e propone un Prometeo che “guarda il presente con occhi diversi partendo da uno sguardo lontano, dove lo sguardo può essere un esercizio di potere, di comprensione o di crudeltà”.

Il tema teologico che viene affrontato nelle due tragedie in scena quest’anno ha come filo conduttore la violenza divina.

Il Prometeo racconta la punizione inflitta al Titano per aver troppo favorito l’ umanità, mentre le Baccanti esprimono il contrastato ritorno dall’ Oriente di Dioniso alla madrepatria Tebe.

“Paradossalmente – ha scritto Guido Paduano, traduttore del Prometeo – sono le due tragedie che meglio dimostrano la laicità della tragedia greca, giacché non si attestano su nessuna posizione dogmatica, ma discutono il tema divino con arditezza e spregiudicatezza tale che nel primo caso hanno fatto dubitare della paternità eschilea, mentre nel secondo hanno prodotto la diffusa definizione delle Baccanti come “enigma”.

La Violenza – punto di maggiore divergenza fra la religione greca e la civiltà cristiana – nel Prometeo diventa addirittura un personaggio muto del prologo, accanto al personaggio parlante “Potere”, la coppia dei fedeli servitori di Zeus che, insieme al riluttante Efesto, eseguono l’ orribile condanna.

Ma se Prometeo resta vittima della violenza, ben più ambiguo è lo statuto del potere, che la vittima in certo modo possiede conoscendo il segreto che può porre termine al regno di Zeus, o al contrario assicurarlo per sempre.

Se infatti Zeus si unirà con la nereide Teti, da loro nascerà un figlio destinato a esautorare il padre, così come Zeus ha rovesciato il padre Crono e lo stesso Crono a suo tempo il padre Urano: se, avvertito da Prometeo, si asterrà da questa unione (e Teti sposerà il mortale Peleo e partorirà “solo” Achille), il regno di Zeus sarà sottratto alla vicenda del tempo e alla spietata regola dello scontro fra le generazioni, che ha reso finora il divino precario quanto l’ umano, per diventare perpetuo e assoluto.

La conciliazione con Prometeo, che è condizione di questo sviluppo, comporterà altresì che nel regime dei valori garantiti da Zeus entri anche quello cui Zeus è più estraneo, cioè la pietà.”

 

Nella foto Inda, un momento delle prove di Popolizio

 


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