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Siracusa e la sfida del silenzio. Ortigia al centro della contesa: compromesso necessario?

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Lungomare di levante

Il Consiglio comunale di Siracusa ha adottato il nuovo Piano Comunale di Classificazione Acustica (P.C.C.A.), lo strumento che stabilisce quanto rumore può essere prodotto, e tollerato, in ogni parte della città. Non è un atto puramente tecnico: senza una zonizzazione acustica, il Comune non può procedere all’approvazione definitiva di altri strumenti urbanistici come il futuro Puc o il piano della mobilità. Questa è solo la prima tappa di un percorso più lungo — seguiranno 60 giorni di pubblicazione per raccogliere osservazioni, il parere della Regione sulla Valutazione Ambientale Strategica e infine il ritorno in Consiglio per l’approvazione definitiva — ma il contenuto tecnico del Piano, quello che deciderà davvero come si vivrà (e si ascolterà) la città nei prossimi anni, è già scritto. Anche se l’assessore all’Urbanistica Andrea Firenze in aula è stato chiaro fin da subito: senza i controlli necessari, magari con il supporto di tutte le forze dell’Ordine, qualsiasi Piano rischia di fare cilecca.

Sei classi acustiche. Il piano divide il territorio comunale in sei classi acustiche omogenee, ciascuna con un limite massimo di rumore diverso per il giorno e per la notte: dalla Classe I (aree particolarmente protette come ospedali, scuole e riserve naturali, 50 dB diurni e 40 notturni) alla Classe VI (aree esclusivamente industriali, dove non sono ammesse abitazioni). Nel mezzo si collocano le aree residenziali (Classe II), quelle a destinazione mista tra residenza e commercio (Classe III) e quelle di intensa attività urbana, ad alto traffico (Classe IV).

Per arrivare a questa mappa, i tecnici hanno lavorato in due fasi: nella prima, un software di classificazione automatica ha assegnato una classe a ogni sezione censuaria sulla base di dati Istat su densità abitativa, attività commerciali e traffico. Il risultato, però, produceva quello che i tecnici stessi definiscono un effetto “a macchia di leopardo”: aree contigue con classi molto diverse tra loro, cosa che la legge non consente. È seguita quindi una seconda fase di “ottimizzazione”, in cui la classificazione automatica è stata corretta a tavolino confrontandola con la realtà del territorio per verificare che le classi teoriche corrispondessero ai livelli di rumore effettivamente misurati.

Il caso Ortigia. Il caso più delicato — e quello che ha acceso il dibattito politico — è proprio quello di Ortigia. Nella fase di classificazione automatica, il centro storico e la contigua Zona Umbertina erano finiti in Classe I, la più protetta: i dati Istat raccontano infatti un’isola con alta densità abitativa (circa 4.000 residenti) e un traffico veicolare relativamente contenuto. Ma i tecnici hanno dovuto correggere questo risultato. Ortigia ha un’elevata densità di attività commerciali, alberghiere e di ristorazione, con zone che diventano affollate di turisti. Una classe I su tutta l’isola sarebbe stata incompatibile con questa realtà. Il compromesso adottato assegna quindi a Ortigia e alla Zona Umbertina una classe intermedia, la III, mentre ai moli, alle banchine e agli spazi pubblici della costa viene attribuita la Classe IV. Fanno eccezione i beni di maggior pregio storico-culturale, per cui è stata mantenuta la Classe II come la Cattedrale e il castello Maniace.

Il grosso dell’isola, incluse le zone di movida del centro, è in Classe III: il limite è 60 dB(A) di giorno e 50 dB(A) di notte. È il margine “standard” concesso a un’area a vocazione mista, turistico-commerciale. Attorno a due punti precisi, però, il limite scende parecchio: la Cattedrale e il Castello Maniace sono stati mantenuti in Classe II, con un tetto di 55 dB(A) diurno e appena 45 dB(A) notturno. Sono le due aree dove un locale con musica ha molto meno margine prima di sconfinare. Sul lato opposto, moli, banchine e spazi pubblici lungo la costa (Marina, Talete e le infrastrutture del Porto Grande e del Porto Piccolo) sono in Classe IV, il limite più permissivo dell’isola: 65 dB(A) di giorno e 55 dB(A) di notte. Per i grandi eventi all’aperto (oltre 1.000 spettatori), però, il piano indica specificamente, in Ortigia, Piazza Duomo e l’Arena Maniace come le aree ritenute idonee: non hanno un limite di decibel diverso dal resto, ma sono i luoghi “riconosciuti” per ospitare spettacoli con amplificazione importante, la cui gestione andrà in deroga ai limiti e sarà disciplinata da un regolamento comunale specifico, non ancora scritto.

Borgata Santa Lucia. Non meno interessante dal punto di vista tecnico, è la classificazione della Borgata di Santa Lucia, assieme all’area del molo Sant’Antonio e alla zona della Stazione. Anche qui la classificazione automatica aveva prodotto una zonizzazione fortemente frammentata, alternando la Classe III e la Classe IV in un mosaico poco gestibile. In fase di ottimizzazione si è deciso di semplificare: la Classe IV è stata riservata alle sole aree a diretto contatto con il corso Gelone — una delle arterie più trafficate della città, in parte coincidente anche con la fascia di rispetto della linea ferroviaria — mentre al resto della Borgata Santa Lucia e del molo Sant’Antonio è stata attribuita la Classe III. In questo tessuto urbano convivono però anche presenze che richiedono una tutela specifica. Il piano individua, e riporta alla Classe II, alcuni beni di particolare valore religioso e culturale della Borgata, oltre agli istituti scolastici della zona. Al contrario, lo Stadio Nicola De Simone e le infrastrutture di trasporto legate al porto e alla ferrovia restano, coerentemente con la loro funzione, in Classe IV.

La fascia urbana (Gelone–Teracati–Orsi, Panagia–Scala Greca, Acradina–Tisia): Il dibattito pubblico si concentra su Ortigia, ma la parte più estesa della classificazione riguarda in realtà i quartieri dove abita la maggioranza della popolazione. L’asse, in fase di classificazione automatica, presentava una zonizzazione fortemente frammentata, con la Classe III e la Classe IV alternate senza una logica territoriale coerente. Per evitare questo effetto “a macchia di leopardo”, e coerentemente con la presenza di infrastrutture molto trafficate, alta densità abitativa e diffusione di attività commerciali e uffici pubblici, i tecnici hanno riportato la gran parte di queste aree in Classe IV, il limite più permissivo fuori dalle zone industriali (65 dB diurni, 55 notturni). I rilievi fonometrici, con punte di 1.400-1.500 veicoli su corso Gelone e viale Teracati, confermano il quadro: al di là del racconto di Ortigia, è questa fascia urbana la parte più rumorosa della città, ed è quella in cui vive la maggioranza dei siracusani.

Le scuole. Il Piano individua nel complesso 31 punti di “discontinuità acustica”, quei luoghi dove un’area particolarmente protetta confina direttamente con una zona molto più rumorosa, situazione che la legge non ammette senza l’inserimento delle cosiddette fasce cuscinetto o di interventi di risanamento. Buona parte di queste discontinuità riguarda le scuole della città in contesti fortemente urbanizzati come corso Gelone, viale Scala Greca o viale Teracati. Le due situazioni più critiche riguardano il comprensivo Paolo Orsi (che oltre a essere in un’area densamente urbanizzata si trova a soli 50 metri dalla Stazione ferroviaria di Siracusa) e la scuola di Cassibile, interamente compresa nella fascia di rispetto della Ss 115.

Ospedali, parchi e riserve. Un’unica discontinuità riguarda invece una struttura ospedaliera: l’Ospedale A. Rizza, il cui perimetro tocca in un punto le aree urbanizzate di viale Epipoli, anche se il piano precisa che il contatto interessa solo una porzione scoperta del complesso sanitario. Altre discontinuità, numerose ma giudicate meno prioritarie, riguardano il Parco Archeologico della Neapolis e le riserve naturali del Fiume Ciane e di Cavagrande del Cassibile, dove il conflitto è soprattutto con le grandi infrastrutture di trasporto (autostrada, Ss115, ferrovia) che le attraversano. Le riserve naturali del Fiume Ciane e delle Saline di Siracusa e di Cavagrande del Cassibile sono le aree con la tutela più alta previste dal piano: entrambe hanno il nucleo centrale — la Zona A della riserva — in Classe I, circondato da una fascia cuscinetto di 100 metri in Classe II per garantire una transizione graduale verso il resto del territorio, prevalentemente agricolo e quindi in Classe III. Anche lungo la costa del Plemmirio i tratti di natura non urbanizzata, come quelli di Capo Murro di Porco e della Grotta Pellegrino, sono stati inseriti in Classe II, mentre i nuclei abitati stagionali di Isola e Plemmirio restano in Classe III.

La zona industriale di Targia. Sul fronte opposto della scala acustica si trova la zona industriale ex A.S.I. di Targia: è l’unica porzione di territorio comunale classificata in Classe VI, la più alta prevista dalla legge, e anche l’unica in cui il limite non cambia tra giorno e notte — 70 decibel in entrambi i casi, dato che qui, per definizione, non sono ammessi insediamenti abitativi.

Il Piano di Risanamento Acustico. Sarà questo secondo strumento, previsto come passo obbligato successivo alla zonizzazione, a stabilire come intervenire concretamente su queste criticità: barriere fonoassorbenti, interventi sugli edifici più esposti, eventuali limitazioni al traffico nelle zone e negli orari più critici. Prima, però, il piano di classificazione appena adottato dovrà superare i 60 giorni di osservazioni pubbliche e il parere ambientale della Regione, per tornare infine in Consiglio Comunale per il voto definitivo.

Cosa si sente, in pratica. Le sei classi acustiche previste dalla legge non sono altro che sei soglie di rumore massimo, diverse per il giorno e per la notte, e vale la pena tradurle in termini concreti. Ogni 10 dB in più equivalgono, all’orecchio umano, a un raddoppio del rumore percepito.

La Classe I, la più tutelata — riservata a ospedali, scuole e riserve naturali — ammette al massimo 50 decibel di giorno e 40 di notte, più o meno il silenzio di una biblioteca o il fruscio del vento tra le foglie.

La Classe II, quella delle aree residenziali e, a Ortigia, della Cattedrale e del Castello Maniace, sale a 55 decibel diurni e 45 notturni, l’equivalente di una conversazione a voce bassa o del brusio di un quartiere tranquillo dopo il tramonto.

La Classe III, quella in cui rientra la gran parte del centro storico, consente 60 decibel di giorno e 50 di notte, il livello di una normale conversazione a un metro di distanza o di un bar poco affollato.

La Classe IV, assegnata alle zone di intensa attività come i moli, le banchine portuali e le strade principali, arriva a 65 decibel diurni e 55 notturni, il rumore di un ristorante pieno o di una strada di città con traffico moderato.

Più permissive ancora le Classi V e VI, riservate alle aree industriali, senza distinzione fra giorno e notte, fissando in entrambi i casi il tetto a 70 decibel, il rumore costante di un impianto industriale in funzione.

Luca Signorelli

Luca Signorelli

Giornalista pubblicista dal 2008, laureato magistrale in Comunicazione all'Università di Catania. Segue politica, amministrazione e società con uno stile diretto e analitico: traduce il linguaggio delle istituzioni in notizie utili al lettore.

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