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Siracusa, errori “fisiologici” non “scheda ballerina”: le motivazioni del Cga

I giudici amministrativi di secondo grado hanno dichiarato a chiare lettere come gli errori nella fase di scrutinio non abbiano inficiato sul voto finale

Quarantaquattro pagine per ribaltare l’esito del Tar e certificare – a detta dei giudici amministrativi del Cga – l’assenza di scheda ballerina e di qualsiasi azione delittuosa (su cui c’è comunque un’indagine della Procura) e una serie di errori da parte dei presidenti di seggio dovuti a inesperienza, stanchezza e complessità delle operazioni di voto e scrutinio. Una serie di variabili che per i giudici amministrativi di Palermo non hanno “inquinato” l’esito del voto, motivo per cui Francesco Italia resta sindaco di Siracusa.

Un documento in cui i magistrati Rosanna De Nictolis, (Presidente), Nicola Gaviano (Consigliere, Estensore) Marco Buricelli, Giuseppe Verde e Maria Immordino, tutti con il ruolo di Consigliere, non lesinano critiche nei confronti dei giudici del Tar di Catania che nel primo ricorso presentato da Ezechia Paolo Reale “avrebbe dovuto appurare – si legge -, ma non lo ha fatto, che l’azione del ricorrente “era sostanzialmente una mera speculazione sul supposto rischio della cosiddetta “scheda ballerina”, evocato in termini soltanto probabilistici e ipotetici”.

I magistrati del Cga evidenziano come il primo Giudice abbia ritenuto sufficiente un “dubbio sul rischio della cosiddetta “scheda ballerina” evocato in termini probabilistici e ipotetici, nonostante la mancanza di specifici elementi oggettivi idonei a superare la soglia contenutistica necessaria per sostanziare una censura meritevole di esame giurisdizionale (e di accoglimento), sulla base di mere anomalie nei verbali sezionali non accompagnate in quelle sezioni da alcun’altra irregolarità che potrebbe far supporre un comportamento illecito del seggio elettorale, né inserite in qualche contesto in cui avrebbero potuto trovare plausibile spiegazione nel ricorso al sistema della cosiddetta scheda ballerina (anziché, in un fisiologico errore nella compilazione dei verbali, che capita in qualunque elezione, in ogni parte del mondo, senza che a questo consegua la mortificazione della volontà popolare a causa dell’inadeguatezza di alcuni presidenti di seggio)“.

E il tutto per il Cga sarebbe corroborato dal fatto che lo stesso Tar, pur trasmettendo gli atti in Procura, non abbia evidenziato profili di natura penale. Inoltre, si legge ancora nella sentenza come i rappresenti delle liste e dei candidati, “pur capillarmente presenti in tutte le sezioni elettorali – non hanno avanzato alcuna contestazione di sorta in ordine a presunte irregolarità sostanziali nel corso delle operazioni di voto, di scrutinio e di verbalizzazione (né tanto meno con riferimento ai principi di segretezza e libertà del voto)”.

Insomma per i giudici amministrativi di secondo grado le irregolarità avvenute durante le operazioni di scrutinio dopo le elezioni del 10 giugno 2018, rientrerebbero in un ambito “fisiologico” di qualsiasi tornata elettorale. “In un contesto simile – spiegano -, dopo ogni appuntamento elettorale un successivo controllo sistematico potrebbe, perciò, frequentemente far emergere la presenza nei verbali di omissioni di singoli dati, o l’esistenza, come in alcune delle sezioni appena viste, di minime divergenze numeriche (dove, per quanto esposto, la presenza di occasionali ed esigue discrepanze nella ricognizione di dati può invece essere considerata tutto sommato fisiologica).”

Per il Cga quindi se davvero bastassero irregolarità di questo tipo a inficiare la validità delle operazioni elettorali, “pressoché qualsiasi consultazione sarebbe condannata in partenza al serio rischio di una vanificazione dei suoi effetti, con le conseguenze esiziali di un enorme dispendio di tempi e mezzi, e di gravi pregiudizi per la continuità amministrativa degli enti e, soprattutto, per la credibilità dei poteri pubblici.”


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