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Siracusa, Fabio Portella premiato con il Tridente d’Oro: riconoscimento d’eccellenza alla ricerca subacquea

Il premio, considerato l’“Oscar della subacquea”, riconosce il suo importante contributo alla ricerca

Il ricercatore subacqueo Fabio Portella ha ricevuto il Tridente d’Oro durante l’Eudi Show, uno dei principali eventi europei del settore. Il premio, considerato l’“Oscar della subacquea”, riconosce il suo importante contributo alla ricerca, esplorazione e tutela del patrimonio sottomarino. Durante un’intervista a SiracusaNews, Portella ha dichiarato:

“Sono stato davvero lusingato da questo premio, forse poco conosciuto ai più, ma considerato a livello internazionale il “Nobel della subacquea”. Si tratta del riconoscimento più importante nel settore, articolato in diverse categorie: quella scientifica, quella documentaristica e quella legata all’esplorazione o all’attività sportiva, la stessa in cui vengono premiati i grandi apneisti quando stabiliscono record mondiali.

Proprio in questa categoria, quella esplorativa-sportiva, mi è stato assegnato il Tridente d’Oro 2026. Ne sono profondamente felice e onorato. Non mi aspettavo che gli accademici dell’Accademia Internazionale delle Scienze Subacquee si fossero accorti del lavoro svolto in questi anni, in stretta collaborazione con la Soprintendenza del Mare.

Si tratta di un’attività portata avanti spesso in silenzio, con grandi sacrifici: oltre dieci anni di esplorazioni su relitti in tutta la Sicilia, con immersioni anche molto impegnative, spesso oltre i 100, 120 o addirittura 130 metri di profondità. A questo si aggiunge un lavoro meno visibile ma fondamentale, quello di studio e ricerca d’archivio, necessario per riconoscere e identificare i relitti individuati: navi, aerei e reperti antichi.

Ogni scoperta nasce da una fase preliminare di studio del sito, che può derivare da segnalazioni di pescatori professionisti o sportivi, grazie alle tecnologie di rilevamento, oppure anche dal caso. Trascorro molte ore sott’acqua, spesso in zone inesplorate o con scarsa visibilità, dove nessuno è mai arrivato.

Una volta individuato un relitto, inizia il lavoro più complesso: capire di cosa si tratta e ricostruirne la storia. Non è sempre semplice, soprattutto nel caso degli aerei, spesso distrutti dagli impatti violenti, o dei relitti antichi, molto frammentari.

Tra le scoperte più significative, ricordo quella del rimorchiatore “Cursola”, ritrovato a 118 metri di profondità davanti a Brucoli. Inizialmente cercavo un sommergibile inglese e rimasi deluso, ma quel ritrovamento si rivelò straordinario: era un regio rimorchiatore scomparso misteriosamente nel 1935 con 18 uomini a bordo. Oggi, grazie a questa scoperta, quei marinai hanno finalmente una tomba e la Marina sta avviando le procedure per riconoscere il sito come sacrario.

Un’altra scoperta importante è stata quella di un aereo americano C-47 della Seconda guerra mondiale, con reperti ancora in ottimo stato, tra cui paracadute in seta. Nella stessa area abbiamo individuato anche un cavo telegrafico del 1912 e un relitto del IV secolo d.C. con centinaia di reperti ceramici. Un luogo che abbiamo definito una vera e propria “macchina del tempo”, capace di raccontare epoche diverse in pochi metri.

Queste scoperte dimostrano quanto il mare della Sicilia, e in particolare quello di Siracusa, sia uno scrigno di tesori. Il mare non è un semplice luogo di sfruttamento, ma un museo straordinario che custodisce storie, tragedie e memoria. Bisogna saper osservare, ascoltare e rispettare ciò che ci restituisce.

Amo profondamente il mare e la mia terra e cerco, nel mio piccolo, di dare un contributo alla loro conoscenza e tutela. Ricevere un riconoscimento internazionale per questo lavoro è per me motivo di grande orgoglio.”


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