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Siracusa, Fausto e gli invisibili del Talete: storie di vite nascoste in un parcheggio

Il racconto di coloro che in una struttura abbandonata da tutti hanno trovato una casa

Un cartone, una coperta e un parcheggio come casa. Così vivono gli invisibili a Siracusa, alcuni almeno. All’interno del parcheggio Talete, dentro una struttura di cemento che li difende dalle intemperie e, forse, anche dalle insicurezze e dalle paure. Qualcuno di loro ha scelto la strada come stile di vita, ha scelto di avere il cielo sulla testa al posto del tetto. Altri, su quella strada, su quel cemento che brucia in estate ed è gelido d’inverno, è stato obbligato a finirci. E non riesce a scappare.

I loro occhi parlano. C’è chi viene dalla Polonia, chi da Afghanistan, Tunisia o Marocco. Tutti, però, vivono in un fazzoletto. Di cemento. Lontani da “occhi indiscreti”. Mangiano alla Caritas, vivono di elemosina. Eppure lì, dove regna il degrado, non manca solidarietà e, a volte, allegria. Risate.

Oggi comincia il nostro viaggio tra di loro, gli invisibili. Sono circa una decina. Cantano, ballano e suonano strumenti “artigianali” come un vecchio bidone, bottiglie di plastica e qualsiasi altro oggetto che, in qualche modo, può accompagnare una vita sospesa tra sogno e realtà.

Tra loro c’è Fausto. Ha quasi 60 anni, occhi azzurri, scarpe rotte e uno sguardo che tradisce una tristezza profonda. Il suo mondo va dal Talete alla Caritas. Non riesce ad andare oltre. Tutti lo incontrano e quando lo vedono si scansano per paura. Beve alcool, troppo. È vero. Ma oltre a questo, Fausto ha problemi di vista, tanto che non riesce a coordinarsi bene. Al di là dei 50 centimetri dagli occhi, il suo mondo è buio, opaco, ovattato, nero come una notte senza stelle e privo del chiarore della luna.

Non crede nel futuro, lui. Il suo cammino è stato scritto e il suo futuro è adesso. È solo, oggi, anche se c’è una famiglia che lo ha dimenticato, un lavoro perso e quella vita che ormai non si può cambiare. Forse.

Fermi, immobili, invisibili ma loro, da quel parcheggio sotterraneo, sono in grado di raccontare il mondo. Fausto, non ripreso dalle telecamere, racconta di aver percorso a piedi centinaia di km che separano Trapani da Siracusa e di aver trovato casa qui, in Ortigia.

Una casa piena di amici. Piena di affetti rubati alla strada, all’asfalto, alla gente che passa e che, forse, non sa di essere entrata nella quotidianità di qualcuno. Una casa che tale non è, ma è almeno un tetto sotto il quale mangiare, dormire e, perché no, ridere e fare amicizia.


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