Sono stati revocati i domiciliari disposti lo scorso maggio nei confronti di tre appartenenti alle forze dell’ordine – un poliziotto e due carabinieri – accusati di aver richiesto prestazioni sessuali a una donna in cambio di presunti favori relativi a una vicenda giudiziaria e a problematiche di vicinato. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco che, dopo l’interrogatorio della donna in sede di contraddittorio con le difese, ha disposto la revoca delle misure cautelari, ritenendo attenuato sia il rischio di reiterazione del reato sia quello di inquinamento probatorio pur ritenendo intatti i gravi indizi di colpevolezza.
Le indagini erano partite a gennaio, quando la donna, recatasi in un commissariato per rimettere una querela su altri fatti, avrebbe esternato spontaneamente gravi accuse nei confronti dei tre uomini. Secondo quanto ricostruito nella prima fase investigativa – condotta dalla Squadra Mobile della Questura e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Siracusa – i tre avrebbero approfittato della posizione della donna per ottenere rapporti sessuali promettendo in cambio interessamenti e aiuti. Durante l’udienza davanti al gip, la donna ha ripercorso i fatti: era in Commissariato per rimettere una querela e, durante l’attesa, a un certo punto avrebbe deciso di non voler più avere nulla a che fare con gli indagati.
Dopo averla ascoltata esternare gravi accuse nei confronti di un appartenente dello stesso Commissariato e di due appartenenti alla Stazione, a convincerla a formalizzare le accuse davanti ai magistrati sarebbe stato lo stesso agente a cui si era inizialmente rivolta. Il reato ipotizzato è quello di induzione indebita a dare o promettere utilità. I magistrati non hanno ancora notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni







