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Siracusa, forestale in crisi a ridosso della stagione estiva: i sindacati in Prefettura

Questa mattina il sit-in di protesta in piazza Archimede

Settore forestale in crisi, mancano le coperture finanziarie per poter avviare i cantieri in vista della calda stagione. E degli incendi, alcuni dei quali già verificatisi nella provincia di Siracusa. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil si sono ritrovate stamani davanti alla Prefettura per spingere il Governo Regionale a presentare la proposta di riforma del settore forestale. I segretari di Fai e Flai, Giuseppe Linzitto e Mimmo Bellinvia, insieme con il coordinatore del settore forestale della Uila, Gianni Garfì, hanno incontrato il vicario Michela La Iacona, sottolineando la necessità di accelerare un iter troppo farraginoso e che rischia di creare problemi non solo di natura sociale ed economica ma di salvaguardia del territorio.

QUI le interviste ai sindacati

Assieme a quella per le opere di prevenzione – commentano i tre rappresentanti sindacali – la preoccupazione più grande riguarda l’assunzione in tempi utili per garantire i livelli occupazionali previsti dalla legge. I lavoratori in alcuni Comuni montani dei nostri territori sono ormai insufficienti a garantire i lavori propedeutici a mantenere lo stato naturalistico e di prevenzione del bosco. Non bisogna sottovalutare, infine, che i forestali della Sicilia hanno la necessità di iniziare a lavorare al più presto – dicono ancora i segretari – poiché devono garantire il reddito alle proprie famiglie”. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, inoltre, hanno incontrato il dirigente dell’Ufficio Territoriale del Dipartimento Sviluppo Rurale, Giancarlo Perrotta, per conoscere lo stato attuale dei progetti e per sollecitare l’immediato avviamento dei lavoratori per la pulizia dei viali parafuoco nei demani forestali. “Ci sono stati illustrati i fatti – commentano i segretari -, in provincia siamo destinatari di 6 milioni di euro che dovrebbero arrivare dal dipartimento regionale Aziende e Foreste attraverso fondi europei, per 9 progetti che dovrebbero poi essere realizzati. Ma ci è stato riferito che al momento mancano i funzionari e per la predisposizione dell’iter se ne parlerà non prima del 20 maggio”.

“Ecco perché siamo tornati in piazza – chiosano i tre segretari insieme con i segretari confederali di Cgil, Roberto Alosi, di Cisl, Vera Carasi e di Uil, Luisella Lionti – C’è un problema di tempistica. Tutti gli uffici periferici del territorio per far partire la manodopera devono prima progettare, realizzare studi e fare sopralluoghi; quindi il progetto mandato a Palermo per essere decretato e validato per avere l’ok dalla Comunità europea, necessiterà ancora di troppo tempo. E la manodopera oggi è necessaria per tanti motivi. Gli operai in sostanza potranno andare nei cantieri a lavorare non prima di giugno e per i lavoratori 151nisti (151 giornate di garanzia occupazionale per lavoratori inquadrati anche in periodo non continuativo nell’anno solare, ndr) iniziando in quel periodo, non si riuscirà a completare il periodo lavorativo previsto. E così facendo, si metterà a repentaglio la salvaguardia dei boschi, visto che si sono già sviluppati incendi importanti a Vendicari, nelle campagne sulla provinciale Noto-Palazzolo e a Cavagrande. E non permettendo ai lavoratori di poter tornare sui cantieri si metterà a repentaglio anche l’attività sociale ed economica delle famiglie interessate. Siamo preoccupati perché questa è una operazione che non ha precedenti nella storia dei lavoratori forestali”.


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