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Siracusa, Garozzo, Reale, Granata ma anche ricorsi, rimpasti e futuro: il sindaco Italia a tutto tondo

Una serie di considerazioni politiche e tecniche su rapporti politici, pregi e difetti di questa amministrazione, sogni e progetti ancora in itinere. Tre anni ma non vuole parlare di elezioni in Parlamento, eventuali candidature e la sua azione... in Azione

“No, non siamo ancora al giro di boa, ho 3 anni davanti”. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, ci tiene a precisarlo all’inizio di una lunga intervista che sarà pubblicata a puntate nei prossimi giorni. Una serie di considerazioni politiche e tecniche su rapporti politici, pregi e difetti di questa amministrazione, sogni e progetti ancora in itinere. Tre anni ma non vuole parlare di elezioni in Parlamento, eventuali candidature e la sua azione… in Azione. Tre anni potrebbero essere ere geologiche intere in tempi in cui i partiti cambiano, le persone pure, per non parlare del Governo. Ma è meglio fare un passo per volta.

Sindaco Italia, ha superato indenne i 2 anni di amministrazione. Oggi sembra più consapevole del proprio ruolo, diverso da quello del quinquennio precedente, ma forse un po’ provato dai numerosi ricorsi. Prima Reale sulle elezioni, poi il Consiglio comunale con un doppio ricorso.

“Dopo 5 anni di esperienza sono felice di essere arrivato preparato per gestire gli urti della portata di quelli che siamo chiamati a gestire. Anche con il covid. Certamente l’esperienza mi ha consentito di avere una tenuta amministrativa e personale. Non ho perso l’entusiasmo né la determinazione con la quale nel 2013 mi sono affacciato al mondo della politica e dell’amministrazione cittadina, nonostante in tanti abbiano provato a impedirlo”.

Politicamente, mi consenta di dire, è stato scoperto da Giancarlo Garozzo nel 2013. Nel 2018 la candidatura a sindaco e l’appoggio incondizionato. Pian piano però i rapporti sono parsi più freddi e oggi quasi gelidi. O è un’impressione?

“In ogni occasione pubblica ho sempre riconosciuto lealtà umana a Giancarlo ed è stata messa alla prova dei fatti. Mi trovo candidato sindaco quasi per caso, quando nei mesi precedenti alle elezioni diversi soggetti politici mi avevano chiesto di “tradirlo”, tanto che alcuni big della politica locale provavano a sponsorizzare una mia candidatura”.

Parla della Prestigiacomo, di Vinciullo o di altri ancora?

“Non faccio nomi”.

Prosegua. Garozzo dicevamo.

“Ecco, la politica poi prende posizioni diverse e quando Renzi decide di creare Italia Viva io non ho voluto (né mi è stato richiesto) di aderire per motivi politici. Lo stesso Michelangelo Giansiracusa, capo di Gabinetto e uno dei miei più cari amici, si è iscritto ad Azione molto dopo. Una delle divergenze più chiare è che non sostengo in alcun modo il Governo attuale e ne sono convinto. I rapporti con Giancarlo possono essere più freddi, è normale che cambino, ma senza dare un giudizio”.

Ha invece un ottimo rapporto con il suo vice Pierpaolo Coppa. Qualcuno lo vede meno attivo rispetto al passato, sicuramente sgravato delle tante deleghe cui aveva assegnato all’inizio. È il suo fedelissimo?

“Ci sono cose di cui ci stiamo occupando in maniera assidua e delle quali lentamente vedremo i frutti sull’apparato della macchina amministrativa, la revisione anche concettuale della pianta organica, la ridefinizione di una serie di servizi le cui gare vanno a scadenza. Poi ci sono assessori che si occupano di cose più visibili e sembrano più attivi, ma io Pierpaolo vorrei tenerlo fino alla fine”.

Ecco, la pianta organica è stato forse uno dei motivi che hanno portato l’assessore Alessandra Furnari alle dimissioni. E lei non è andata via ringraziandola, ha sbattuto la porta?

“È stato pesante e difficoltoso gestire il covid, sotto il profilo emotivo e personale si paga un prezzo che nel lavoro svolto in amministrazione è moltiplicato per 10, considerata la necessità di gestire il panico diffuso. Già allora Alessandra mi aveva espresso la decisione di dover lasciare l’amministrazione, quindi ho scelto di non coinvolgerla su tutto essendo in uscita. Se n’è andata qualche giorno prima del rimpasto e sono punti di vista personali, ma il suo partito (Italia Viva) ha condiviso il rinnovo della pianta organica”.

In pochi invece scommettevano su un duraturo rapporto con Fabio Granata. C’è stato qualche divergenza di troppo nella gestione della cultura, tra Sicilia musei e Caravaggio, con frizioni che vi hanno portato quasi a stuzzicarvi pubblicamente. Che succede?

“Nulla, il mio rapporto con Fabio si muove su un piano più alto: il riconoscimento reciproco e il fatto che la città ha bisogno di punti di vista plurali e differenti. Lui rappresenta alcune idee più distanti dalle mie e viceversa, il sale della democrazia non è l’unanimità ma il confronto”.

Arriverà a mangiare il panettone?

“Non è un problema che mi pongo, svolge un ruolo importante in Giunta anche perché è legato a quel patto civico fatto all’indomani del primo turno e non ho motivo per cambiarlo”.

Quindi potrebbe restare fino a fine sindacatura. È soddisfatto del ruolo che svolge il suo assessore?

“Sì, se non fosse così non avrei dato a Fabio una rubrica strategica come quella del personale in un momento in cui l’amministrazione sarà impegnata nei concorsi”.

Passiamo all’opposizione. Il suo rapporto con l’avvocato Ezechia Paolo Reale è cambiato?

“No, è identico. Ho sempre mantenuto un profilo di estremo equilibrio in tutti i rapporti e quindi non mi pongo problemi con Reale. Dopo le elezioni si era detto disponibile a chiudere ogni scontro pre elettorale, ma alla fine ha fatto altre scelte”.

Però siete d’accordo entrambi nel votare no al referendum…

“Sono incidenti di percorso ahahah”.

Sindaco, per molti mesi la sua elezione è stata messa in dubbio dal ricorso di Reale. Ha sofferto questa particolarità di vivere con il punto interrogativo?

“Non ho mai pensato, neanche una sola, di amministrare con il punto interrogativo davanti. Ma ho sofferto sì, e molto, che una parte politica avesse associato – nel suo silenzio e con la sua complicità – Siracusa ai brogli elettorali”.

Pronti, via e il Consiglio comunale era quasi tutto all’opposizione. Poi lo scioglimento. Sospiro di sollievo?

“A nessun sindaco piace avere 8 consiglieri di maggioranza su 32, episodio legato a questa legge elettorale. L’epilogo del Consiglio è la dimostrazione dell’assoluto desiderio di una parte dell’opposizione di portare lo scontro all’esasperazione e di gettare la città nel caos”.

Due i ricorsi, diversi, per tornare in aula. Nel primo è stata contestata la scelta di difendersi al Tar, non si è ancora espresso sull’altro ricorso.

“I presupposti sono diversi quindi le decisioni potrebbero anche essere diverse. Ma dovrò consultarmi con miei legali. Prima veniva colpita l’efficacia degli atti, ora la legittimità dello scioglimento”.

C’è chi dice che se dovesse tornare il Consiglio, sarebbe pronta la sfiducia e per questo avrebbe riallacciato i rapporti con i consiglieri.

“A parte quelli che mi hanno insultato, io ho sempre tenuto la porta aperta per tutti. Non ho però riallacciato rapporti perché non ne ho interrotti, ho sempre accolto tutti”.

E che cosa è successo con Mangiafico?

“Cos’è successo?”

Beh, eletto con l’opposizione, poi è passato in maggioranza con lei e adesso di nuovo all’opposizione.

“Probabilmente aveva le idee un po’ confuse”.

Sì certo… intanto ha cambiato 3 assessori, previsti altri rimpasti a breve?

“No, maggiore è lo spazio e il tempo per gli assessori e maggiore è la capacità di fare, ma certo non è così per tutti perché alcuni poi non reggono alle pressioni del ruolo o alle difficoltà della macchina amministrativa”.

Tra questi, ed è dispiaciuto a molti, anche l’ex candidato Giovanni Randazzo. Intanto Lealtà&Condivisione sembra essersi indebolita con alcuni passaggi nel Pd, il Partito democratico invece sta cercando di ritrovare la rotta, eppure L&C raddoppia i propri esponenti in Giunta mentre il Pd non si fa sentire. Che succede?

“Una delle questioni poste all’indomani dello scioglimento del Consiglio comunale era quello di trovare nuovi alleati, allargando i profili dell’alleanza. Io ho ritenuto non di allargare ad altre forze ma di rafforzare quelle che hanno sostenuto la mia elezione, ottenuta grazie a un concorso di liste civiche in cui l’unico simbolo presente era in una sola e coinvolgeva il Pd. Poi bisogna considerare che nella mia Giunta c’è una forte rappresentanza di cittadini, tra ex consiglieri, primi dei non eletti e assessori designati”.

E il Pd?

“Ho incontrato più volte i segretari ed è il Pd che deve legittimare la presenza dei suoi assessori. Non mi hanno fatto alcuna richiesta finora”.

Mancano 1.000 giorni circa. A meno che non suonino sirene parlamentari…

“Il mio desiderio è di avvicinarsi il più possibile agli obiettivi fissati in campagna elettorale, anche se alla luce di quello che è successo in Italia e nel mondo l’agenda amministrativa non può restare identica dopo il covid. Uno degli obiettivi principali, raggiunti, riguarda la questione legata all’igiene urbana, nella quale si notano differenze più evidenti. Per il resto non può e non deve esser fatto personale, l’obiettivo è quello di migliorare la qualità interna dell’amministrazione e della vita del cittadino.

E ci sta riuscendo?

“Stiamo ponendo le basi. Il tempo di realizzazione è infinito ma il percorso avviato”.

 

Continua…


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